«Sono Franco, il papà di Lorena, un padre distrutto».
La voce rotta dal dolore, le lacrime e una richiesta rivolta direttamente alle massime istituzioni dello Stato: «Fate in modo che non accada più».
È il messaggio di Franco Isceri, padre di Lorena, la 45enne originaria di Squinzano uccisa dall’ex compagno Federico Vella, che giovedì 3 settembre l’ha rapita, portata sull’A1 e poi gettata da un viadotto a Barberino del Mugello. L’uomo, subito dopo, si è suicidato.
A poche ore dalla tragedia, Franco ha trovato la forza di parlare.
Lo ha fatto dalla casa di Casalabate, dove aveva trascorso con la figlia gli ultimi giorni prima che Lorena tornasse a Firenze. E lo ha fatto rivolgendosi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutti i rappresentanti delle istituzioni.
Un appello che non nasce dalla politica, ma dal dolore di un padre che ha appena perso sua figlia.
«Mia figlia aveva tanti sogni»
Franco parla di Lorena come di una ragazza «straordinaria», educata, studiosa e profondamente dedita al lavoro.
Una donna di 45 anni con una vita costruita, progetti, sogni e una famiglia.
Tutto questo, dice il padre, è stato cancellato in pochi istanti.
Nel suo appello spiega che con la morte di Lorena non è scomparsa soltanto una figlia: è stata distrutta un’intera famiglia.
Il dolore, nelle sue parole, diventa quasi fisico. La vita che Lorena avrebbe dovuto ancora vivere, i suoi progetti e i suoi sogni sono stati spezzati insieme alla sua esistenza.
E il padre lancia un messaggio che va oltre la propria tragedia: bisogna fare in modo che nessun’altra famiglia debba vivere ciò che sta vivendo quella di Lorena.
La richiesta alla politica: «Siate uniti»
Il cuore dell’appello di Franco Isceri è rivolto alla politica.
Non chiede divisioni, accuse reciproche o battaglie tra schieramenti.
Chiede l’esatto contrario.
Unità.
Il padre di Lorena domanda alle forze politiche di mettere da parte destra e sinistra e di lavorare insieme per contrastare la violenza contro le donne.
«Prendete provvedimenti all’unanimità», è il senso del suo appello.
Una richiesta che arriva dopo una tragedia nella quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, Lorena aveva anche tentato disperatamente di salvarsi: rinchiusa nel bagagliaio dell’auto dell’ex compagno, era riuscita a recuperare un telefono e a chiamare il 112 chiedendo aiuto.
Le forze dell’ordine avevano avviato le ricerche, ma gli agenti sono arrivati sul posto quando ormai era troppo tardi.
Scuola, centri antiviolenza e strumenti di tutela
Franco non si limita a chiedere più severità.
Indica anche alcune delle strade sulle quali, secondo lui, le istituzioni devono intervenire.
A partire dalle scuole.
La prevenzione, nel suo appello, deve cominciare dai giovani, attraverso l’educazione e la costruzione di una cultura del rispetto.
Poi il potenziamento dei centri antiviolenza, luoghi fondamentali per le donne che si trovano dentro situazioni di paura e violenza.
E ancora, strumenti normativi più efficaci per intervenire prima che una minaccia si trasformi in una tragedia.
È una richiesta che assume un peso particolare dopo la morte di Lorena, perché arriva da un padre che non può più salvare sua figlia e che chiede allo Stato di riuscire a salvare le altre.
La risposta di Giorgia Meloni
L’appello di Franco Isceri è arrivato anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
In un messaggio pubblicato dopo aver ascoltato le parole del padre di Lorena, Meloni ha riconosciuto la drammaticità della richiesta e ha sottolineato che davanti a tragedie come questa nessuno può considerare sufficiente quanto già fatto.
La premier ha ricordato le misure adottate dal governo: il rafforzamento delle risorse per i centri antiviolenza e le case rifugio, il potenziamento del reddito di libertà, il rafforzamento del Codice rosso e l’introduzione del femminicidio come reato autonomo.
Ma ha anche riconosciuto che occorre fare ancora di più.
L’obiettivo, ha scritto Meloni, deve essere quello di intervenire prima che sia troppo tardi.
Anche Tajani: «L’appello non rimanga inascoltato»
Alle parole del padre di Lorena ha risposto anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Tajani ha definito l’appello di Franco «profondamente toccante» e ha assicurato che la richiesta di unità non deve rimanere inascoltata.
Il ministro ha sottolineato la necessità di continuare a lavorare sulla cultura del rispetto e contro quella concezione dell’amore trasformata in possesso e controllo.
Perché è proprio questa, secondo Tajani, una delle radici della violenza che può arrivare fino al femminicidio.
Il dolore di un padre diventa una richiesta allo Stato
Franco Isceri non può riavere sua figlia.
Non può restituirle i sogni che aveva, il lavoro, gli affetti, il futuro.
Può però provare a fare in modo che la morte di Lorena non sia soltanto l’ennesimo nome aggiunto alla lista delle donne uccise.
E allora il suo dolore diventa una richiesta precisa.
Che la politica non si divida.
Che le scuole siano coinvolte.
Che i centri antiviolenza siano rafforzati.
Che gli strumenti di tutela funzionino davvero.
Che le donne che hanno paura possano trovare qualcuno pronto ad ascoltarle e proteggerle prima che sia troppo tardi.
Il messaggio di Franco è quello di un padre che non ha più nulla da perdere, se non la possibilità di trasformare il dolore per la morte della figlia in qualcosa che possa servire a salvare altre vite.
«Ve lo chiedo con tutto il cuore», dice nel suo appello.
Poi rivolge un abbraccio a tutte le donne italiane.
È l’abbraccio di un padre che ha perso Lorena e che ora chiede allo Stato di non perdere altre figlie.











