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Lorena, l’ultima vittima di femminicidio. La telefonata al 112: «Mi ha rapita e mi vuole uccidere»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
4 Settembre, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Lorena, l’ultima vittima di femminicidio. La telefonata al 112: «Mi ha rapita e mi vuole uccidere»
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Non è cominciata su un cavalcavia. È cominciata molto prima, dentro una relazione finita che un uomo non avrebbe accettato di vedere finire.

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Il 3 settembre, a Barberino di Mugello, la vita di Lorena Isceri, 45 anni, è stata spezzata dopo un agguato, un rapimento e una disperata richiesta d’aiuto. L’ex compagno, Federico Vella, 36 anni, secondo la ricostruzione degli investigatori l’avrebbe aggredita nel garage della sua abitazione a Firenze, rinchiusa nel bagagliaio dell’auto e portata sull’A1.

Poi il viadotto.

E una tragedia che si è consumata davanti agli occhi degli agenti della Polizia stradale, arrivati sul posto pochi istanti dopo l’allarme lanciato dalla stessa Lorena.

L’agguato nel garage

Lorena Isceri viveva a Firenze, ma era originaria di Squinzano, in provincia di Lecce. Lavorava nel settore farmaceutico-veterinario ed era descritta dalle persone che la conoscevano come una donna solare, amante dei viaggi e molto dedita al lavoro.

Con Federico Vella aveva avuto una relazione che, secondo le ricostruzioni, era terminata ad agosto dopo un periodo trascorso insieme anche in Grecia.

La mattina del 3 settembre, però, l’uomo avrebbe aspettato l’ex compagna nel garage dove parcheggiava abitualmente la sua automobile, nella zona fiorentina di Rifredi.

Quando Lorena è arrivata, sarebbe scattato l’agguato.

Vella l’avrebbe aggredita, legata e costretta a entrare nel bagagliaio dell’auto. Poi sarebbe partito in direzione dell’autostrada.

Una fuga che, per Lorena, si è trasformata in una corsa contro il tempo.

«Aiutatemi, mi ha rapita e mi vuole uccidere»

Nonostante fosse rinchiusa nel bagagliaio, Lorena non si è arresa.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è riuscita a recuperare il cellulare che si trovava all’interno dello zaino riposto nel bagagliaio.

Ha provato prima a contattare la madre e un amico. Le comunicazioni, però, si sarebbero interrotte.

Poi la telefonata decisiva: quella al 112.

La donna avrebbe raccontato agli operatori di essere stata rapita dall’ex compagno e di temere per la propria vita.

«Aiutatemi, mi ha rapita e mi vuole uccidere».

Una richiesta disperata, mentre l’auto continuava a viaggiare sull’autostrada.

La telefonata sarebbe durata circa venti minuti. La sala operativa della Questura di Firenze ha avviato immediatamente le procedure per individuare il telefono e risalire alla posizione dell’auto.

Ma a un certo punto Federico Vella si sarebbe accorto della telefonata.

Secondo quanto emerge dalla ricostruzione, avrebbe fermato l’auto e sottratto il telefono alla donna. Nella registrazione della chiamata al 112 si sentirebbe anche la voce dell’uomo pronunciare una frase: «Cosa stai facendo?».

Poi la comunicazione si interrompe.

Ma ormai l’allarme è stato lanciato.

La Polstrada arriva sul viadotto

Le ricerche conducono gli agenti verso il viadotto Lora, lungo la carreggiata nord dell’A1 Panoramica, nel territorio di Barberino di Mugello, all’altezza del bivio con la Direttissima.

Una pattuglia della Polstrada di Pian del Voglio arriva sul posto.

Gli agenti individuano l’auto.

Ma sono pochi secondi a fare la differenza.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Vella avrebbe fatto scendere Lorena dal bagagliaio e l’avrebbe spinta oltre il parapetto del viadotto.

La donna è precipitata nel vuoto.

Gli agenti hanno assistito alla scena mentre stavano raggiungendo il punto in cui si trovava l’uomo.

Subito dopo, Vella si sarebbe tolto la vita gettandosi a sua volta dal viadotto.

Sotto il cavalcavia sono stati ritrovati entrambi i corpi.

Sarà l’autopsia, già disposta dalla Procura, a stabilire anche se Lorena fosse ancora viva nel momento in cui è stata gettata dal viadotto.

«Addio a tutti»: il messaggio sui social

C’è poi un altro elemento che ha sconvolto questa vicenda.

Poco prima della tragedia, Federico Vella aveva pubblicato una storia su Instagram.

Poche parole:

«Addio a tutti».

Ma sui suoi profili social erano già rimaste altre tracce della fine della relazione.

Il 12 agosto aveva pubblicato un montaggio di fotografie insieme a Lorena, accompagnandolo con parole che oggi assumono un significato ancora più drammatico: raccontava di aver perso la donna che aveva amato e attribuiva quella perdita alla propria «stupidità».

Quelle pubblicazioni, però, non sono la spiegazione di ciò che è accaduto.

E soprattutto non possono trasformare un femminicidio in una storia d’amore finita male.

La paura che Lorena aveva confidato

Con il passare delle ore sono emerse anche le parole di un’amica di Lorena.

Samanta ha raccontato di averla invitata a rivolgersi alle forze dell’ordine perché temeva che Federico potesse aspettarla sotto casa.

«Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare», ha raccontato l’amica, spiegando che Lorena le avrebbe risposto di riuscire a venirne fuori da sola.

La stessa amica ha descritto l’uomo come una persona che negli ultimi tempi aveva mostrato un lato molto diverso da quello apparentemente tranquillo conosciuto dagli altri.

È uno degli aspetti sui quali si concentrano ora le indagini: capire cosa sia accaduto nelle settimane precedenti, quali segnali ci fossero e se qualcuno avrebbe potuto intervenire prima che la situazione precipitasse.

Una telefonata rimasta senza risposta

La parte più dolorosa della vicenda è forse racchiusa in quei pochi minuti.

Una donna viene sequestrata.

Riesce a trovare un telefono.

Chiama.

Chiede aiuto.

Le forze dell’ordine ricevono l’allarme e cercano di localizzarla.

Una pattuglia si dirige verso il punto individuato.

Ma quando gli agenti arrivano, la tragedia è già davanti ai loro occhi.

«Non ce l’abbiamo fatta. Per pochi secondi».

È quanto, secondo la ricostruzione de Il Tirreno, avrebbero raccontato gli agenti una volta rientrati in centrale.

Quella frase racconta il dramma di un intervento arrivato quando ormai non c’era più tempo.

Lorena non è morta perché una relazione è finita

Lorena Isceri aveva 45 anni.

Aveva un lavoro, una famiglia, amici, passioni, progetti.

Aveva una vita.

E quando ha capito di essere in pericolo ha fatto quello che poteva per salvarsi: ha cercato un telefono e ha chiamato il 112.

La sua ultima telefonata non è una nota a margine della cronaca.

È il cuore di questa storia.

Perché racconta una donna che ha provato a fuggire dalla violenza fino all’ultimo istante.

La sua morte non può essere raccontata semplicemente come un «omicidio-suicidio» o come il tragico epilogo di una relazione sentimentale.

Prima del cavalcavia c’è stato un agguato.

Prima del vuoto c’è stato un sequestro.

Prima dell’ultimo messaggio sui social c’è stata una donna che chiedeva aiuto.

E soprattutto c’è una relazione finita che, secondo gli investigatori, un uomo non avrebbe accettato.

Lorena non è morta perché una storia d’amore è finita.

È morta perché la sua libertà di dire basta non è stata rispettata.

Ed è da qui che bisogna partire per chiamare questa tragedia con il suo nome: femminicidio.

Tags: 112A1Barberino di MugellocronacaFederico Vellafemminicidiofemminicidio-suicidiofirenzeLorena Isceriviolenza sulle donne
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