La vicenda della bambina nata a Napoli dopo un presunto errore nella procedura di fecondazione assistita si allarga. Altre due coppie hanno chiesto informazioni sulla sorte dei propri embrioni congelati, mentre la coppia che ha scoperto dopo la nascita che la figlia non era biologicamente loro si prepara a tornare all’ospedale San Paolo per ottenere la cartella clinica e conoscere l’esatta collocazione del materiale biologico.
La storia è emersa nel 2025, quando una coppia che aveva fatto ricorso alla fecondazione in vitro ha scoperto, dopo la nascita della bambina, che la piccola non aveva il loro patrimonio genetico. La coppia aveva utilizzato uno dei cinque embrioni precedentemente crioconservati.
Il caso ha fatto scattare un’indagine della Procura di Napoli e dei Nas, che stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto all’interno del percorso di procreazione medicalmente assistita. Al momento, secondo quanto riportato da ANSA, l’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose.
Altre due coppie senza risposte
A rendere ancora più delicata la vicenda è la comparsa di altri due casi.
Entrambe le coppie hanno riferito di non avere notizie sulla sorte dei propri embrioni. In un caso mancherebbero all’appello due embrioni, nell’altro tre.
Una delle due coppie si è già rivolta al giudice civile e attende una decisione prevista per settembre. I genitori chiedono di sapere dove si trovino gli embrioni e che cosa sia accaduto al materiale biologico che avevano affidato alla struttura sanitaria.
La prima coppia: «Dove sono i nostri embrioni?»
È la domanda che continua a tormentare anche la coppia protagonista della vicenda emersa nel 2025.
In questo caso sarebbero quattro gli embrioni dei quali i genitori hanno perso le tracce. La coppia ha fatto sapere di voler ottenere dall’ospedale documentazione e informazioni precise sulla loro collocazione.
Il timore espresso dai genitori è quello di non sapere se gli embrioni siano ancora conservati, se siano stati utilizzati oppure se siano stati destinati ad altri percorsi.
Una situazione che, oltre all’impatto emotivo legato alla nascita della bambina, apre interrogativi profondi sulla gestione e sulla tracciabilità degli embrioni crioconservati.
La bambina è stata riconosciuta dai genitori
La coppia che ha scoperto l’errore dopo la nascita ha chiarito di aver riconosciuto la bambina e di volerla crescere. Il problema, dunque, non riguarda il rapporto affettivo costruito con la piccola, ma le domande rimaste senza risposta sulla procedura che ha preceduto la sua nascita e sulla sorte degli embrioni della coppia.
Secondo quanto riferito dall’Asl Napoli 1, competente per l’ospedale San Paolo, non si sarebbe trattato di uno “scambio di embrioni” nel senso tradizionale, ma di un errore nella procedura di impianto. L’azienda sanitaria ha inoltre dichiarato di considerarsi parte lesa e di avere avviato verifiche interne, sospendendo le attività di procreazione medicalmente assistita e procedendo successivamente a interventi di riorganizzazione della struttura.
L’inchiesta della Procura
La magistratura dovrà ora chiarire le responsabilità e ricostruire ogni passaggio della vicenda.
Gli accertamenti dei Nas riguardano il centro di procreazione medicalmente assistita del San Paolo. L’obiettivo è comprendere come sia stato possibile arrivare all’impianto di un embrione appartenente a un’altra coppia e, parallelamente, fare luce sulla tracciabilità degli altri embrioni crioconservati.
Nel frattempo, le famiglie coinvolte restano in attesa di sapere dove sono i loro embrioni e che cosa è successo al progetto di vita che avevano affidato a quella struttura. Allo stato attuale sono almeno tre le famiglie che chiedono di sapere.











