Una bambina desiderata, cercata e arrivata dopo un percorso di procreazione medicalmente assistita. Poi la scoperta che sconvolge una famiglia: quella bambina non è biologicamente figlia della coppia che l’ha messa al mondo.
È una vicenda delicatissima quella sulla quale indaga la Procura di Napoli, dopo la denuncia presentata circa un anno fa da una coppia napoletana. La bambina è nata il 3 giugno 2025 all’ospedale San Paolo, dopo un percorso di fecondazione in vitro. Oggi è al centro di un’inchiesta che dovrà chiarire cosa sia accaduto durante la procedura di impianto e, soprattutto, come sia stato possibile che alla donna venisse trasferito un embrione biologicamente appartenente a un’altra coppia.
La vicenda presenta però un elemento che deve essere sottolineato: l’ipotesi di uno “scambio di embrioni” è quella prospettata dalla famiglia nell’esposto, mentre l’Asl Napoli 1 Centro contesta questa definizione e sostiene che non vi sarebbe stato uno scambio reciproco di embrioni, ma un errore nella procedura di impianto. Saranno le indagini della magistratura a stabilire cosa sia realmente accaduto.
Il desiderio di un secondo figlio
La coppia, un uomo di 41 anni e una donna di 36, aveva già un figlio e aveva deciso di intraprendere un nuovo percorso di procreazione medicalmente assistita per allargare la famiglia. Nel centro PMA dell’ospedale San Paolo erano conservati cinque embrioni congelati della coppia. L’intenzione era utilizzarne uno per una nuova gravidanza.
Il percorso sembra procedere normalmente fino alla nascita della bambina, il 3 giugno 2025. Poi arriva il primo elemento che insospettisce i genitori: il gruppo sanguigno della neonata non sarebbe compatibile con quello né della madre né del padre.
Un dato che porta a ulteriori accertamenti. Viene eseguito un test genetico e il risultato conferma il timore più difficile da accettare: la bambina non ha il Dna biologico della coppia.
La denuncia alla Procura
I genitori decidono di rivolgersi alla magistratura. Nel luglio 2025 presentano un esposto alla Procura di Napoli. Da quella denuncia nasce un fascicolo, tuttora pendente, per lesioni colpose.
Gli accertamenti vengono affidati anche ai Nas di Napoli, che intervengono nel centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale San Paolo su delega della pm Stella Castaldo, della sezione Lavoro e Colpe Professionali, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci.
L’obiettivo è ricostruire ogni passaggio della procedura: dalla conservazione degli embrioni alla loro identificazione, fino al momento dell’impianto. Una sequenza di operazioni nelle quali ogni embrione deve essere correttamente identificato e associato alla coppia di provenienza ed è proprio su questo punto che si concentrano gli accertamenti.
La domanda che tormenta i genitori
Per la coppia il dramma non riguarda soltanto la scoperta che la bambina non ha il loro patrimonio genetico, c’è una domanda che da oltre un anno non trova risposta: che fine hanno fatto i loro embrioni?
Il padre ha raccontato all’Ansa il tormento vissuto dalla famiglia dopo la scoperta, il pensiero più angosciante è che uno dei loro embrioni possa essere stato impiantato, per errore, in un’altra donna e che da qualche parte possa esserci un bambino biologicamente loro, cresciuto da un’altra famiglia.
Un’ipotesi che, allo stato delle informazioni disponibili, non è stata accertata, ma è proprio uno degli interrogativi che la famiglia chiede agli investigatori di chiarire.
La coppia vuole sapere cosa sia accaduto ai cinque embrioni congelati e se siano ancora conservati nella struttura oppure se qualcuno di essi sia stato utilizzato in un’altra procedura.
“Rabbia, frustrazione e notti senza dormire”
Il padre ha descritto mesi segnati da rabbia e soprattutto da una profonda frustrazione.
La famiglia, ha spiegato, si era affidata alla struttura sanitaria convinta che il proprio progetto di genitorialità fosse nelle mani di professionisti, la scoperta dell’errore ha invece fatto crollare quella fiducia.
Il pensiero di un eventuale figlio biologico cresciuto da altri, ha raccontato, è diventato un pensiero costante, un peso angosciante, non sapere dove siano finiti gli embrioni, non sapere se siano stati utilizzati, non sapere se esista davvero un altro bambino legato geneticamente a quella coppia.
La bambina è stata riconosciuta dai genitori
C’è però un punto sul quale la famiglia ha preso una decisione precisa.
La bambina, pur non essendo biologicamente figlia della coppia, è stata riconosciuta dai genitori, che hanno dichiarato di volerla crescere: è forse l’aspetto più umano e delicato di una vicenda nella quale genetica e maternità rischiano di essere confuse.
Per quei genitori, la bambina è ormai loro figlia, indipendentemente dal Dna. L’avvocato Francesco Petruzzi, che assiste la coppia, ha sintetizzato la situazione parlando di un passaggio dallo “scambio in culla” a uno scambio avvenuto, secondo la prospettazione della famiglia, direttamente nell’utero, evidenziando anche la possibile esistenza di un danno psicologico da quantificare.
La versione dell’Asl: “Non c’è stato uno scambio di embrioni”
Sul caso è intervenuta anche l’Asl Napoli 1 Centro, che ha fornito una ricostruzione diversa da quella prospettata dalla coppia.
L’azienda sanitaria precisa che non ci sarebbe stato uno “scambio di embrioni”, ma un errore nella procedura di impianto: alla donna sarebbe stato trasferito l’embrione appartenente a un’altra coppia.
Secondo questa ricostruzione, dunque, non sarebbe avvenuto necessariamente un meccanismo reciproco nel quale gli embrioni di due coppie sarebbero stati invertiti. L’Asl sostiene invece che l’errore avrebbe riguardato l’identificazione e il trasferimento dell’embrione.
Una differenza tutt’altro che terminologica, perché potrebbe essere fondamentale per comprendere cosa sia successo agli embrioni della coppia che ha denunciato.
Il centro PMA sospeso dopo la segnalazione
Dopo essere venuta a conoscenza della vicenda, l’Asl riferisce di aver attivato una serie di procedure interne.
Sono stati avviati un audit clinico, un gruppo ispettivo multidisciplinare e le necessarie segnalazioni agli organismi competenti. Il centro PMA è stato inoltre sospeso e la stessa azienda sanitaria ha segnalato il caso alla Procura attraverso i Nas, dichiarandosi parte lesa.
Nei mesi successivi, secondo quanto comunicato dall’Asl, il centro è stato interessato da una profonda riorganizzazione sotto il profilo strutturale, tecnologico e organizzativo.
Sono state acquistate nuove apparecchiature per la criobanca e per il laboratorio di seminologia ed embriologia, sono stati individuati nuovi referenti clinici e biologici e sono state pianificate attività formative.
L’attività ambulatoriale del centro è ripresa nella prima settimana di agosto 2026, mentre la completa riattivazione della struttura è subordinata alle ultime certificazioni.
Cosa deve ancora chiarire l’inchiesta
L’indagine della Procura dovrà ora rispondere a una serie di domande decisive.
Come è stato identificato l’embrione trasferito alla donna?
Quando si sarebbe verificato l’errore?
Quali procedure di controllo erano previste e sono state rispettate?
E soprattutto: che fine hanno fatto gli embrioni della coppia?
È necessario inoltre comprendere se l’errore sia rimasto circoscritto alla procedura che ha portato alla nascita della bambina oppure se possano esserci altre coppie coinvolte.
Su quest’ultimo punto, al momento, è fondamentale mantenere prudenza: non risultano accertamenti pubblici che dimostrino che gli embrioni della coppia siano stati effettivamente trasferiti a un’altra donna. Si tratta di una possibilità temuta dalla famiglia e indicata nell’esposto, che dovrà essere verificata dagli investigatori.
Una bambina al centro di una vicenda che non ha scelto
C’è infine un elemento che rende questa storia particolarmente delicata.
Al centro dell’inchiesta c’è una bambina nata nel giugno del 2025, completamente estranea a quanto sarebbe accaduto nel laboratorio e durante la procedura medica.
Una bambina che i genitori hanno scelto di crescere e che oggi rischia di diventare, suo malgrado, il volto di una vicenda giudiziaria complessa.
Per questo l’accertamento della verità dovrà procedere con la massima attenzione, tutelando innanzitutto la minore.
La magistratura dovrà stabilire responsabilità e dinamiche dell’accaduto. La famiglia, intanto, attende soprattutto una risposta alla domanda che da più di un anno continua a tornare: che cosa è successo davvero a quell’embrione e dove sono finiti gli altri?
È da questa risposta che potrebbe dipendere la possibilità, per una coppia già sconvolta dalla nascita di una figlia biologicamente non propria, di chiudere almeno uno dei capitoli più dolorosi di questa storia.











