Un’indagine lampo, condotta dai carabinieri, su input della giornalista e direttrice di “Napolitan”, Luciana Esposito che nell’autunno del 2024 portò a quattro arresti eccellenti: Fabio Riccardi, figura apicale del clan De Micco di Ponticelli, e Alessio La Volla, Romualdo Amitrano e Giuseppe Perrella, tre giovani membri del braccio armato del clan.
Una segnalazione che ha consentito di cristallizzare uno degli episodi più clamorosi avvenuti nel corso dell’estate 2024 a Ponticelli: il sequestro del fratello del ras dei De Luca Bossa, Francesco Audino detto ‘o cinese. Un sequestro avvenuto in un bar di Cercola e che fu segnalato alla giornalista la mattina seguente da Giovanni Braccia, figura apicale del clan De Martino che da diversi mesi aveva preso le distanze dagli ambienti criminali. Un percorso che Braccia ha poi proseguito ad ottobre dello stesso anno, in seguito al suo arresto, quando ha deciso di collaborare con la giustizia.
Fu proprio Braccia consentire alla giornalista di documentare in tempo reale le tensioni che si stavano registrando nel carcere di Terni dove era recluso Salvatore De Martino, rampollo dell’omonimo clan, che fu vittima di brutali pestaggi da parte di diversi affiliati al clan De Luca Bossa. Proprio per replicare all’affronto subito da un loro sodale, i De Micco entrarono in azione per sequestrare il fratello di una figura apicale de clan De Luca Bossa, seppure si trattasse di una persona estranea alle logiche criminali. L’uomo fu prelevato all’interno del bar e – secondo quanto riferito alla giornalista Luciana Esposito da Giovanni Braccia – portato al cospetto di diverse figure apicali del clan, tra i quali Braccia citava anche Fabio Riccardi, chiedendogli di adoperarsi per fare in modo che suo fratello, anche lui detenuto in un altro carcere, fungesse da mediatore affinché cessassero le tensioni che stavano avendo luogo nell’istituto penitenziario di Terni.
Un sequestro immortalato dalle immagini delle videocamere, tempestivamente recuperate dai carabinieri e che diedero il via alle indagini che ad ottobre dello stesso anno, fecero scattare le manette per i quattro soggetti, che secondo quanto emerso dall’attività investigativa avevano avuto un ruolo cruciale nella vicenda.
La Volla, Amitrano e Perrella sono stati condannati al termine del processo celebrato con il rito abbreviato, mentre il boss Fabio Riccardi ha puntato sul rito ordinario e nella giornata di giovedì 16 luglio è stato assolto con formula piena.
Il cavillo sul quale hanno fatto leva gli avvocati difensori è l’utilizzo del nomignolo “Fabiolino” da parte dei soggetti intercettati nel riferirsi a Riccardi: secondo la difesa non sarebbe un elemento sufficientemente utile ad identificare in maniera inequivocabile il loro assistito. A nulla è valsa nemmeno la deposizione di Giovanni Braccia, prima segnalatore del sequestro, in veste di fonte della giornalista e poi persona informata sui fatti, in veste di collaboratore di giustizia. Le accuse a carico di Riccardi sono decadute e allo stato attuale il ras si trova recluso in carcere per effetto di altre condanne. Diversamente, dopo l’assoluzione di ieri, sarebbe tornato in libertà.











