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Sequestrati e picchiati per un’Audi da 80mila euro sparita: sei condanne a Napoli

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Luglio, 2026
in Cronaca
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Un’auto di lusso scomparsa nel nulla, un sequestro di persona trasformato in una spedizione punitiva e un blitz dei carabinieri che ha evitato conseguenze ancora più gravi. Si è concluso con sei condanne e un’assoluzione parziale il processo con rito abbreviato per il violento sequestro di due uomini, avvenuto a San Giovanni a Teduccio, nella periferia orientale di Napoli. 

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Secondo l’impianto accusatorio, le due vittime sarebbero state ritenute responsabili della sparizione di una Audi RS3 del valore di circa 80mila euro, noleggiata a una società e successivamente fatta sparire nell’ambito di una presunta truffa. Da quel momento sarebbe scattata una violenta ritorsione.

Il sequestro e il pestaggio

Gli investigatori hanno ricostruito che i due uomini furono sequestrati, condotti all’interno di un’abitazione di San Giovanni a Teduccio e sottoposti a un violento pestaggio. Durante la prigionia sarebbero stati minacciati di morte e costretti a rivelare dove fosse finita l’autovettura oppure a restituirne il valore economico. 

A interrompere il sequestro fu la segnalazione della compagna di una delle vittime, che consentì ai carabinieri di localizzare il luogo della prigionia.

I militari fecero irruzione nell’abitazione, liberarono i due sequestrati e arrestarono gli aggressori, evitando che la vicenda potesse degenerare ulteriormente. 

Le condanne

La giudice per l’udienza preliminare Gabriella Ambrosino ha pronunciato le condanne nei confronti degli imputati:

  • Salvatore Giannetti: 10 anni, 8 mesi e 20 giorni;
  • Antonio Martori: 10 anni, 6 mesi e 20 giorni;
  • Salvatore De Filippo: 10 anni e 20 giorni;
  • Giuseppe Ciccarelli: 9 anni, 11 mesi e 2 giorni;
  • Mario Amaro: 9 anni, 11 mesi e 3 giorni;
  • Arturo Lama: 6 anni, 6 mesi e 4 giorni. 

Nel corso della requisitoria la Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto pene ben più severe, fino a 20 anni di reclusione per cinque imputati e 14 anni per Arturo Lama. 

L’assoluzione parziale

Per Arturo Lama il giudice ha disposto l’assoluzione dall’accusa di lesioni gravi, ritenendo invece provata la responsabilità per il sequestro di persona a scopo di estorsione.

La sentenza ha inoltre escluso l’aggravante dell’agevolazione del clan Mazzarella, pur riconoscendo la sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso, elemento che conferma il particolare contesto intimidatorio nel quale sarebbero maturati i fatti. 

Un episodio che racconta il controllo criminale del territorio

La vicenda restituisce uno spaccato delle modalità con cui, secondo l’accusa, vengono talvolta gestite controversie legate a ingenti interessi economici negli ambienti della criminalità organizzata.

Non una semplice aggressione, ma un sequestro finalizzato a recuperare un presunto “credito” attraverso violenze, minacce e intimidazioni, secondo una logica estranea a qualsiasi forma di legalità e fondata sulla sopraffazione.

Determinante, in questo caso, è stato il tempestivo intervento dei carabinieri, che ha consentito di liberare le vittime e interrompere quella che, secondo gli inquirenti, rischiava di trasformarsi in un epilogo ben più drammatico.

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