Meno di due settimane fa, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza convocato nella chiesa del Rione Villa di Napoli Est, istituzioni e rappresentanti dello Stato annunciavano scuole aperte anche di pomeriggio a Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio. L’obiettivo dichiarato era sottrarre i ragazzi alla strada, offrendo laboratori, attività sportive e presìdi sociali capaci di contrastare il reclutamento criminale.
Ma a Ponticelli si continua a sparare. Tra le strade del quartiere, la camorra dilaga continua a imporre le sue regole.
La scorsa notte stato ucciso in un agguato di matrice camorristica Antonio Musella, 51 anni, freddato mentre usciva di casa per andare a lavorare al mercato ortofrutticolo di Volla, dove lavorava da decenni. Un agguato consumato nel Lotto 6, nel cuore di uno dei territori più fragili e militarizzati della periferia orientale di Napoli. Un’altra vittima considerata estranea alle dinamiche dirette della camorra, ma travolta da una guerra che continua a divorare famiglie, quartieri e intere generazioni, solo perché imparentato con alcuni elementi di spicco della criminalità locale, tra i quali due collaboratori di giustizia che con le loro dichiarazioni hanno contribuito a determinare l’arresto di Roberto Mazzarella, figura apicale dell’omonimo clan, operante a Napoli e provincia da oltre mezzo secolo.
Ancora una volta, la politica sembra rincorrere l’emergenza con spot elettorali, cure palliative, continuando a dribblare la cruda realtà dei fatti: tra le strade di Napoli est il controllo della camorra è dominante e lo Stato arranca. Per l’ennesima volta, all’indomani di un omicidio eclatante che ha travolto una giovane vita innocente, quella di Fabio Ascione, le istituzioni annunciano promesse e premesse, ma tra le strade della periferia orientale della città, la camorra continua a dilagare.
Un copione analogo a quello andato in scena all’indomani dell’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa dal fratello al culmine di una lite per futili motivi, nel rione Conocal di Ponticelli. In quella circostanza, il sindaco Manfredi annunciò un piano speciale per il quartiere, con un focus particolarmente accentrato sul Conocal: il rione più giovane d’Europa, perché i ragazzi lì vengono uccisi o arrestati prima di compiere 30 anni.
Nel frattempo è stato ucciso Fabio Ascione, ventenne innocente colpito da un proiettile partito durante un’esibizione criminale tra giovanissimi armati. A un mese di distanza dall’omicidio del 20enne e a circa due settimane dalla riunione delle istituzioni nel rione Villa di San Giovanni a Teduccio, nel mirino dei killer della camorra è finito il 51enne Antonio Musella.
Tre storie diverse, unite dalla stessa sensazione di abbandono.
Nel frattempo, tra Ponticelli e Volla, la tensione criminale non si è mai fermata davvero. Da mesi va avanti uno scontro sotterraneo fatto di stese, raid armati, regolamenti di conti e giovanissimi che girano con pistole in pugno. Una guerra urbana che continua a scorrere sotto gli occhi di tutti.
E stride sentire parlare di “strade più sicure” mentre interi quartieri convivono ogni notte con paura, omertà e rassegnazione. Perché chi vive a Napoli est sa bene che il controllo del territorio, in molte aree, continua a essere esercitato dalla criminalità molto più che dalle istituzioni. Ancor più al cospetto di una vendetta trasversale che sembra annunciata a introdurre uno scenario inquietante che espone a un pericolo concreto e tangibile altre decine di vite estranee alle logiche criminali: quelle dei parenti di Luisa De Stefano e Tommaso Schisa, madre e figlio, collaboratori di giustizia, che con le loro dichiarazioni hanno probabilmente sancito la definitiva uscita di scena del boss Roberto Mazzarella, additandolo come mandante dell’omicidio dell’innocente Antonio Maione, avvenuto più di vent’anni fa, per vendicarsi dell’omicidio del padre, Salvatore Mazzarella, anch’egli estraneo alle logiche malavitose.
Un omicidio pesantissimo, quello andato in scena la scorsa notte nel rione Lotto 6 di Ponticelli e costato la vita ad Antonio Musella, proprio perché sembra destinato ad introdurre un pericolosissimo vortice di vendetta nel quale possono finire imbrigliate le vite di altri parenti dei collaboratori di giustizia ancora residenti a Ponticelli, tra i quali molti dediti a una vita onesta, fatta di famiglia, lavoro e una quotidianità scandita da dinamiche normali e distanti dalle violente logiche della camorra.
L’auspicio è che, stavolta, senza retorica, demagogia e proclami, le istituzioni si adoperino tempestivamente per evitare che la scia di sangue innocente continui ad allungarsi, alimentata dalle dinamiche che scaturiscono da una faida che dura da oltre 25 anni.











