Scuole aperte fino a sera per tenere i ragazzi lontani dalla strada. È la proposta emersa al termine del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito nella chiesa del rione Villa, a San Giovanni a Teduccio. Un’idea che, nelle intenzioni, punta a trasformare gli istituti scolastici in presìdi sociali capaci di sottrarre i giovani ai rischi della strada.
Ma nei quartieri della periferia orientale di Napoli, Ponticelli, Barra, San Giovanni, questa proposta si scontra con una realtà che racconta tutt’altro.
Nei quartieri dell’ala orientale di Napoli i i numeri della dispersione scolastica sono drammatici, i dati statistici collocano questa realtà tra quelle più a rischio dell’intero continente: tanti bambini e ragazzi non frequentano già la scuola al mattino. Ed è proprio questo il nodo: se il legame con la scuola si è già spezzato, perché quei bambini dovrebbero frequentare la scuola il pomeriggio?
La proposta rischia così di intercettare solo una parte della popolazione giovanile: quella che, nonostante tutto, è ancora agganciata a un percorso educativo. Ma il problema più grande resta fuori, invisibile, irrisolto.
Laboratori, sport, attività sociali: tutto questo è utile. offrire spazi e alternative sane è necessario, ma una priorità impellente resta il nodo cruciale da sciogliere: come riportare tra i banchi i bambini e i ragazzi che li hanno già abbandonati.
Una realtà che suggerirebbe interventi più profondi e mirati, in primis, una presenza più incisiva di assistenti sociali sul territorio, percorsi di formazione professionale, collaborazioni con aziende e attività locali, incentivi concreti per l’inserimento lavorativo dei giovani.
Strade diverse, ma complementari, che affrontano il problema alla radice.
E’ la seconda volta nell’arco di due mesi che il Comitato si riunisce a Napoli Est.
Lo scorso febbraio, dopo l’omicidio di Ylenia Musella al rione Conocal, era stato annunciato un piano straordinario da presentare entro trenta giorni. Un piano che doveva essere destinato a rafforzare sicurezza e attività sociali, intensificando la presenza di forze dell’ordine sul territorio e le iniziative destinate ai bambini e ai ragazzi del quartiere Ponticelli.
Due mesi dopo, però, Ponticelli ha pianto un’altra vittima innocente: Fabio Ascione, il 20enne estraneo alle logiche criminali, ucciso all’alba del 7 aprile, mentre rincasava da una serata trascorsa a lavorare al Bingo di Cercola. Ascione è stato raggiunto al petto da un colpo di pistola partito accidentalmente dalla pistola maneggiata dal 23enne Francescopio Autiero, nipote di una figura apicale del clan De Micco. Un omicidio giunto al culmine di un conflitto a fuoco tra i giovanissimi di Ponticelli capeggiati da Autiero e un gruppo di coetanei di Volla per motivi verosimilmente legati al controllo dei traffici illeciti nella zona, in primis, i furti di auto.
Una morte che avrebbe meritato risposte concrete, proprio perché si colloca in uno scenario segnato da schermaglie tra giovanissimi che non esitano a impugnare le armi per far valere le loro ragioni e che così facendo seguitano a tenere in ostaggio le vite dei cittadini, stanchi di costretti a convivere con le logiche violente imposte dalla crminalità che dilaga sempre di più tra le strade di una periferia, letteralmente in balia degli eventi.
Sul territorio si vive una quotidianità ben diversa da quella raccontata nei tavoli istituzionali.
Le strade tra Ponticelli e Volla sono attraversate da una tensione costante. Da mesi è in corso una guerra tra gruppi contrapposti, fatta di stese, agguati, regolamenti di conti.
Un conflitto che non si è fermato neanche davanti alla morte di un giovane estraneo a queste dinamiche. Anzi, ha contribuito ad alzare ulteriormente il livello dello scontro. In questo contesto, parlare di “strade più sicure” appare una forzatura.
I quartieri della periferia orientale di Napoli non hanno bisogno dell’ennesimo progetto calato dall’alto o di iniziative che restano sulla carta, ma di interventi concreti, continui, verificabili, perché ogni ritardo, ogni promessa non mantenuta, ogni soluzione parziale ha un costo. E troppo spesso quel costo si misura in giovani vite spezzate.









