Calato il sipario sull’ultimo ed ennesimo omicidio efferato andato in scena a Ponticelli, tra le strade del quartiere tornano a regnare anarchia e criminalità.
Alla vigilia della scadenza dei trenta giorni del piano operativo dettagliato per il quartiere Ponticelli, con un’attenzione particolare alla situazione sociale e di sicurezza del rione Conocal, annunciato dal sindaco Manfredi, una foto pubblicata sui social consegna l’istantanea più veritiera ed attendibile della situazione che si respira tra le strade del quartiere e nel rione di edilizia popolare che appena un mese fa è finito sotto i riflettori mediatici, all’indomani dell’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa dal fratello proprio lì, nel rione Conocal.
Al termine della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si è svolta lo scorso 16 febbraio, nella sede dell’oratorio del quartiere, il sindaco Manfredi aveva anticipato che gli interventi previsti non si sarebbero limitati a mirare all’ordine pubblico, ma avrebbero incluso anche azioni sociali e di aggregazione, partendo dall’oratorio, considerato un punto di riferimento fondamentale per il quartiere. L’amministrazione comunale aveva manifestato la volontà di valutare insieme al parroco la possibilità di potenziare le attività associative e educative pomeridiane, oggi giudicate insufficienti rispetto alle esigenze delle famiglie e dei giovani del territorio.
A un mese di distanza dall’assedio mediatico e dall’impegno annunciato dalle istituzioni, tra le strade del quartiere è tornata a ripristinarsi “la normalità” che a Ponticelli è sinonimo di strade deserte e serrande che si abbassano anzitempo, non appena cala il sole, territorio presidiato e controllato da scorribande armate, sotto l’incessante vento di minacce e intimidazioni alimentato dalla politica dei clan che detengono la supremazia del territorio.
In questo clima una “paranza di bambini” gioca a “Gomorra”, in piena notte, sfidando il gruppo del rione rivale, puntando simbolicamente una pistola contro il luogo-simbolo che li rappresenta. Un gruppo di ragazzi provenienti da “Abbasc’ a chicco”, nome con il quale nel gergo locale viene indicato l’agglomerato di palazzotti che costeggiano il commissariato di Polizia di Stato di Ponticelli, uno dei tanti rioni-ghetto di un quartiere, mai così in balia della criminalità. Ne sono consapevoli quei ragazzini che sfrecciano armati, a bordo degli scooter, tra le strade del rione, a caccia di un bersaglio da intercettare per ammazzare la noia, per far salire l’adrenalina, per mettersi in mostra agli occhi dei “grandi”. Non hanno ancora compiuto nemmeno 14 anni, ma già smanettano con le pistole e si sentono già pronti per la guerra. E quindi vanno a sfidare i rivali del rione Conocal, un altro gruppo di ragazzini che da diverso tempo seguita a mettersi in mostra servendosi dei social network, dando il via a un botta e risposta che ha consegnato al popolo del web un’immagine destinata a diventare iconica per quanto ben riassume la realtà che si respira tra le strade di Ponticelli, anche e soprattutto per mano di questi ragazzini, sempre più sfrontati e irriverenti che non fanno niente per nascondere lo scalpitante desiderio di compiere “il salto di qualità”.

Troppo piccoli per essere definiti un “clan”, troppo temprati e galvanizzati dalle logiche camorristiche per essere definiti “baby-gang”, in virtù del legame con due organizzazioni camorristiche che alimentano le logiche di una faida senza tempo che tuttora incide pesantemente sulle sorti del quartiere. Due clan radicati in quei due rioni, rivali da sempre, un’acredine che quei ragazzini hanno già fatto loro, perché quella che sta andando in scena non è una semplice rappresaglia, meno che mai un semplice sfottò circoscritto al mondo virtuale: è la nascita di una nuova generazione di aspiranti boss, pronta a raccogliere l’eredità di una faida che da decenni semina sangue, morte e terrore tra le strade di Ponticelli e non solo. Non è la semplice contesa dell’albero da falciare o del pezzo di legno da rubare per vincere la sfida dei falò di Sant’Antonio, ma l’incipit di una nuova stagione camorristica destinata ad abbassare ancora di più e bruscamente l’età dell’affiliazione e che freme per andare in scena.
Frasi proposte in un linguaggio sgrammaticato e sguaiato, accompagnate da emoticon ancora più esplicite, una sfilza di sigle e codici indecifrabili per chi è estraneo alle logiche di quello scontro, seppure solo virtuale, almeno per ora. Seppure la brutalità e la crudezza insita nell’arma puntata contro il rione del gruppo rivale dimostra come e quanto questo scenario sia destinato a proiettarsi in un contesto ben più cruento.
La camorra diventa un trend, sempre più virale, non solo sui social network, ma anche nella quotidianità di quei ragazzi sui quali, meno di un mese fa, era giunta la promessa di investire in termini di attività di recupero e aggregazione sociale. Nel frattempo, il mondo reale, ci consegna scene da guerriglia urbana, a due passi da quello stesso rione, il Conocal, che meno di un mese fa era presidiato h24 dai media e dalle forze dell’ordine.











