Un presunto “sguardo di sfida”, poi la corsa in scooter tra i vicoli del centro storico di Napoli, le pistole in pugno e quattro colpi sparati ad altezza uomo. È questo il quadro ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli nell’inchiesta che ha portato all’emissione di misure cautelari nei confronti di tre giovanissimi ritenuti coinvolti nel tentato omicidio di un giovane, avvenuto nella notte del 26 giugno 2025 tra piazza Carolina e piazza Montesanto.
Il gip del Tribunale per i Minorenni di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere per il figlio minore della TikToker Rita De Crescenzo, classe 2007, ritenuto l’autore materiale degli spari, oltre che per un altro giovanissimo, classe 2009, indicato come conducente dello scooter utilizzato durante l’agguato, e un coetaneo del figlio della nota influencer. Per altri due maggiorenni, si procede separatamente.
La scintilla: “Mi ha guardato male”
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, tutto sarebbe nato da una tensione tra gruppi giovanili legati a diverse zone della città. Da un lato il gruppo del Pallonetto di Santa Lucia, dall’altro ragazzi orbitanti nell’area di Montesanto e piazzetta Parrochiella.
Al centro della vicenda ci sarebbe un giovane, convinto di essere stato provocato da uno “sguardo di sfida” ricevuto da un coetaneo, legato al gruppo rivale.
Da lì la decisione di organizzare una spedizione. Gli investigatori ricostruiscono l’arrivo del gruppo a Montesanto: un’Audi RSQ8 bianca seguita da tre scooter, alcuni dei quali con giovani armati a bordo. Un’apparizione ritenuta offensiva dal gruppo rivale, perché il presunto chiarimento sarebbe avvenuto “nel territorio altrui” e con un evidente dispiegamento di forza.
Le intercettazioni: “È sceso con la pistola in mano”
Determinanti per gli investigatori sono state le intercettazioni ambientali effettuate attraverso una microspia installata in una Smart in uso a la figlio di una parente dei D’Amico di Ponticelli, radicati nella zona del centro storico di Napoli.
Le conversazioni captate subito dopo i fatti ricostruiscono attimo per attimo la degenerazione dello scontro.
“E’ sceso dal motorino con la pistola in mano”, racconta uno degli interlocutori intercettati, riferendosi proprio al figlio di Rita De Crescenzo. Un altro riferisce che avrebbe cercato di farsi consegnare un’arma da nel bel mezzo delle ostilità, mentre la situazione precipitava.
Secondo la Procura, proprio l’ostentazione della pistola da parte di uno dei giovani tratti in arresto avrebbe fatto esplodere definitivamente la tensione.
L’inseguimento e gli spari nei vicoli
Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, acquisite tra piazza Carolina, Montesanto e Portamedina, avrebbero permesso di ricostruire tutte le fasi dell’agguato.
Dopo il confronto iniziale, i gruppi si sarebbero inseguiti in scooter tra i vicoli del centro. Durante la fuga, il figlio della De Crescenzo avrebbe esploso quattro colpi di pistola contro il giovane finito nel mirino del suo gruppo, mentre viaggiava come passeggero su uno scooter guidato da Caropreso Maurizio.
Gli investigatori parlano di immagini “impressionanti”, nelle quali si vedrebbe chiaramente la fiammata della bocca da fuoco dell’arma impugnata dal giovane.
Secondo la ricostruzione, il conducente dello scooter avrebbe rallentato più volte per consentire al passeggero di prendere meglio la mira. La vittima si sarebbe salvata soltanto riuscendo a ripararsi dietro alcune auto parcheggiate.
Il ruolo degli altri indagati
Gli atti descrivono anche il ruolo degli altri giovani coinvolti, responsabili di partecipato alla spedizione armata pur essendo consapevole della presenza della pistola e della possibilità concreta che la situazione degenerasse.
In una conversazione intercettata, uno dei giovani avrebbe commentato: “Quello è stato scemo che l’ha cacciata fuori”, frase interpretata dagli inquirenti come conferma della sua presenza e conoscenza diretta dei fatti. Mentre durante l’inseguimento, uno dei giovani avrebbe intimato al minore di sparare, incitandolo a compiere un’azione delittuosa.
Il legame con ambienti criminali
La Procura sottolinea come la dinamica dell’agguato richiami modalità tipiche della criminalità organizzata, contestando anche l’aggravante del metodo mafioso.
Nel provvedimento si evidenzia la “pericolosa intraneità a circuiti criminali” dei giovani coinvolti, capaci di reperire armi e di agire in pieno centro cittadino con modalità considerate estremamente violente.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito vecchi rancori tra due giovani protagonisti del raid, come sottolinea l’episodio di cui fu vittima il figlio della tiktoker pochi mesi fa, quando fu accoltellato a una gamba, episodio ritenuto indice di tensioni mai sopite.
La decisione del gip
Per il giudice sussistono “gravi indizi di colpevolezza” e un elevato rischio di reiterazione dei reati. Da qui la decisione di applicare la misura della custodia cautelare in istituto penale minorile.
Nell’ordinanza si sottolinea la gravità delle condotte: colpi sparati ad altezza uomo, in pieno centro, con il concreto rischio di colpire non solo il bersaglio ma anche altre persone presenti lungo il percorso.
Una vicenda che, ancora una volta, riporta sotto i riflettori il fenomeno delle baby gang armate e delle tensioni tra gruppi giovanili nei quartieri di Napoli, dove basta uno sguardo interpretato come sfida per trasformare la notte in una caccia all’uomo.










