Si svolgeranno martedì 14 aprile, alle 10.30, nella chiesa di San Pietro e Paolo a Ponticelli, i funerali di Fabio Ascione, il 20enne incensurato, vittima innocente della criminalità. A celebrare il rito funebre sarà il cardinale Battaglia, esattamente una settimana dopo i tragici fatti che hanno portato alla morte del giovane di rientro da una serata di lavoro. Ascione, mentre rincasava, nel rione “Parco di Topolino”, roccaforte del clan De Micco, si sarebbe avvicinato a un gruppo di coetanei nei pressi del campo di calcio intitolato a Francesco Paolillo, sotto il porticato di uno tanti palazzi del rione. Poco prima ci sarebbe stata un’incursione armata da parte di un gruppo di giovani di Volla con i quali uno dei ragazzi presenti in quel gruppo, nonché nipote di una figura di spicco de clan De Micco, aveva avuto una lite. Proprio quest’ultimo, maneggiando una pistola, avrebbe esploso il colpo che ha raggiunto il 20enne al petto. Inutile la corsa al pronto soccorso di Villa Betania, Ascione è deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale.
Seppure fin da subito è emersa l’estraneità della vittima agli ambienti criminali, inizialmente la Questura di Napoli aveva negato l’autorizzazione per la celebrazione dei funerali in chiesa, per poi tornare sulla decisione ed autorizzare le esequie, contestualmente al rilascio della salma sottoposta ad autopsia, pur vietando il corteo funebre.
Una piccola, grande vittoria giunta al culmine di una convinta e corale battaglia da parte degli abitanti del quartiere, sconcertati e indignati dal diniego della Questura. Una mortificazione che il giovane non avrebbe meritato e che avrebbe concorso a incupire una vicenda già tristissima.
Un’autorizzazione che sembra aver anche sciolto le riserve di rappresentanti del mondo politico e istituzionale. Seppure l’estraneità agli ambienti criminali di Ascione era già abbondantemente emersa nei giorni scorsi, solo dopo che la Questura ha autorizzato i funerali è giunto il cordoglio “ufficiale”. Un atteggiamento che ben spiega le riserve e le difficoltà che hanno contornato e accompagnato il feretro del 20enne, fin dagli istanti immediatamente successivi all’omicidio.
Scongiurato il pericolo della mancata celebrazione dei funerali, il quartiere si prepara a stringersi intorno ad amici e parenti e soprattutto al ricordo del 20enne, benvoluto da tante persone che frequentavano il bingo di Cercola dove Fabio lavorava, al pari di molti altri abitanti del quartiere che lo descrivono come un ragazzo timido, educato, gentile, rispettoso. Un bravo ragazzo, dedito al lavoro, propenso ad aiutare la famiglia, stava lavorando anche per mettere da parte i soldi per conseguire la patente di guida ed è proprio questo che concorre ad intristire ancor più la vicenda. Una morte che ha lasciato attonita e sgomenta un’intera comunità, stanca di piangere vittime innocenti.
Una morte che concretizza uno dei timori più vivi nei cuori delle madri di Ponticelli: quello di non vedere rincasare i loro figli, al termine di una giornata trascorsa a scuola o al lavoro, perché travolti dalle stesse logiche criminali che hanno distrutto la vita di Fabio. Uno scenario che conferma quanto poco sicure siano le strade del quartiere e quanto dilagante e scriteriato siano il possesso e l’utilizzo di armi da parte dei giovanissimi, avvezzi a intraprendere tutt’altra carriera rispetto alla vita contornata da turni di lavoro e partite a calcio con gli amici che, invece, scandivano la quotidianità di Fabio Ascione, l’ultimo nome che concorre ad allungare il già fin troppo fitto elenco delle vittime innocenti della criminalità.











