Nuovo sviluppo nell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso la sera del 5 settembre 2010. La Direzione distrettuale antimafia di Salerno torna a puntare l’attenzione sul colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, sostenendo che fosse a conoscenza del piano criminale prima dell’agguato.
Secondo quanto emerge dagli atti depositati dalla Procura nell’ambito dell’appello contro il proscioglimento del militare, il quadro investigativo delineerebbe non solo un presunto depistaggio delle indagini, ma anche una possibile consapevolezza preventiva del progetto omicidiario.
A rendere pubblici alcuni passaggi dei nuovi documenti è stato il figlio del sindaco, Antonio Vassallo, che ha condiviso sui social stralci delle motivazioni e delle ricostruzioni contenute nel fascicolo.
Il ruolo contestato e la “pista depistata”
Per la Procura, l’omicidio di Vassallo non sarebbe stato solo il frutto di un agguato maturato nel contesto di traffici illeciti nel Cilento, ma anche un caso segnato da “silenzi, protezioni e deviazioni investigative”.
Nella ricostruzione degli inquirenti, il colonnello Cagnazzo non si sarebbe limitato a intervenire nelle fasi successive al delitto, ma avrebbe avuto un ruolo già nella fase precedente, con una conoscenza diretta o indiretta del piano criminale.
Gli investigatori richiamano inoltre la gestione immediatamente successiva all’omicidio, sostenendo che l’attenzione sarebbe stata indirizzata verso una pista ritenuta non attendibile, la cosiddetta “pista Damiani”, con il rischio di allontanare il focus dagli eventuali responsabili reali.
Contatti, sopralluoghi e gestione delle indagini
Tra gli elementi indicati dalla Procura figurano contatti telefonici e incontri avvenuti nei giorni precedenti al delitto con soggetti considerati rilevanti nell’inchiesta, oltre a presunti sopralluoghi nella zona dell’abitazione del sindaco.
L’ipotesi degli investigatori è che tali attività possano essere state funzionali a un monitoraggio delle abitudini e dei movimenti della vittima.
Ulteriori contestazioni riguardano la gestione degli elementi investigativi nelle ore e nei giorni successivi all’omicidio: dalla raccolta delle prove alle modalità di acquisizione dei filmati di videosorveglianza, fino alla redazione degli atti.
Il nodo del depistaggio
Uno dei punti centrali dell’impianto accusatorio riguarda proprio la possibile deviazione delle indagini. Secondo la Dda di Salerno, alcune scelte investigative avrebbero contribuito a indirizzare il lavoro degli inquirenti verso una pista alternativa, poi ritenuta non fondata.
Nel fascicolo vengono inoltre richiamate testimonianze e ricostruzioni che descriverebbero un clima di pressione attorno a chi, nei mesi successivi al delitto, avrebbe potuto fornire elementi utili sul contesto criminale del territorio.
A oltre quattordici anni dall’omicidio, il caso Vassallo resta uno dei più complessi e controversi della recente cronaca giudiziaria italiana. La Procura insiste sulla necessità di un processo per chiarire definitivamente responsabilità individuali, eventuali depistaggi e la reale dinamica che portò alla morte del “sindaco pescatore”.
Nel frattempo, le nuove carte riaccendono l’attenzione su una vicenda che continua a dividere interpretazioni, ipotesi investigative e battaglie giudiziarie ancora lontane da una conclusione definitiva











