La decisione della Questura di Napoli di vietare la celebrazione dei funerali in chiesa per il 20enne Fabio Ascione, ucciso all’alba di martedì 7 aprile nel cosiddetto “parco di Topolino” a Ponticelli, concorre a intristire una vicenda già drammatica.
Il giovane, incensurato, aveva trascorso la serata al bingo di Cercola, dove lavorava da diversi mesi ed è stato raggiunto da un colpo di pistola al petto mentre rincasava. Un colpo probabilmente partito in maniera accidentale dalla pistola maneggiata da un ragazzo che faceva parte del gruppo di amici con il quale Ascione si era intrattenuto per un saluto, a pochi passi dalla sua abitazione.
Seppure sia ampiamente assodata e riscontrata l’estraneità della vittima agli ambienti criminali, la Questura ha ugualmente negato alla salma la possibilità di entrare in chiesa per motivi di ordine pubblico, temendo una ritorsione, possibile incursione armata da parte di un gruppo criminale durante la celebrazione dei funerali. Un paradosso, se si pensa che questa decisione sottolinea un clima fortemente segnato dalla presenza di gruppi armati sul territorio e che fungono da contorno anche nello scenario in cui è maturato l’omicidio di Fabio Ascione, ma la Prefettura non ha indetto un comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, all’indomani del delitto, né tantomeno è stata intensificata la presenza di forze dell’ordine.
Pertanto, un ipotetico commando intenzionato a inscenare una ritorsione o vendetta potrebbe agire in qualsiasi momento, tenendo conto della scarsa presenza sul territorio di forze dell’ordine, come del resto sottolinea il botta e risposta tra gruppi di giovani armati andato in scena nelle ore successive all’omicidio di Ascione, prima a Volla e poi a Ponticelli, fermo restando che risulta ormai certo che il giovane sia stato raggiunto da un proiettile partito accidentalmente dalla pistola maneggiata da uno dei giovani che ha avuto un ruolo nel conflitto a fuoco tra bande e che si trovava nel gruppo di amici che si era riunito nei pressi del porticato di uno dei tanti palazzi del “Parco di Topolino” in via Carlo Miranda a Ponticelli, negli attimi successivi all’incursione armata del gruppo rivale di Volla. Il colpo sarebbe partito accidentalmente, mentre il giovane maneggiava la pistola: Fabio si era avvicinato a quei ragazzi, tra i quali aveva riconosciuto gli amici, per salutarli e scambiare due parole, prima di rincasare, ma poi quel proiettile lo ha colpito al petto ed è deceduto poco dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale “Villa Betania”.
Una vicenda drammatica e ancor più imbruttita dal distacco delle istituzioni che hanno snobbato la vicenda. Nessun cordoglio da parte del sindaco di Napoli o da altri esponenti del mondo politico, fatta eccezione per Sandro Fucito, presidente della VI Municipalità di Napoli, l’unico rappresentante delle istituzioni che si è recato in visita dai familiari di Ascione per esprimere vicinanza e solidarietà ai genitori, fortemente segnati dal lutto che li ha colpiti.
“Una intera comunità colpita nel dolore per l’assurda morte di Fabio Ascione, – dichiara Sandro Fucito – conosce le istituzioni non per le attività di prevenzione svolte sul territorio, non per le opportunità rivolte ai ventenni come Fabio, non per la dovuta e tangibile solidarietà dovuta ad una famiglia sconvolta, bensì per il divieto di celebrare i funerali. Un mondo a rovescio, nel quale tutti coloro che intendono cambiare l’esistente, hanno il compito di non smarrire la strada.”
Il Presidente Fucito ha anche annunciato la volontà di onorare la memoria di Fabio Ascione in un luogo istituzionale, proprio per cercare di restituire dignità a una vittima innocente che allo stato attuale si vede negare anche un funerale decoroso.











