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“Spero che i bodo arrivino prima di noi del Parco”: minacce sui social al ragazzi del “gruppo di Volla”

Luciana Esposito di Luciana Esposito
11 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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“Spero che i bodo arrivino prima di noi del Parco”: minacce sui social al ragazzi del “gruppo di Volla”
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Diventa sempre più incandescente il clima all’ombra del Vesuvio e in particolare a Ponticelli, il quartiere della periferia orientale di Napoli, costretto a piangere l’ennesima vittima innocente della criminalità: Fabio Ascione, 20 anni, ucciso nel “Parco di Topolino”, arsenale del clan De Micco, all’alba dello scorso 7 aprile, di rientro da una serata trascorsa a lavorare al bingo di Cercola.

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Un omicidio giunto al culmine di un botta e risposta tra due gruppi di giovanissimi armati, uno proveniente proprio da Ponticelli, l’altro da Volla, seppure le circostanze in cui è maturata la morte del 20enne non sarebbero riconducibili ai due raid andati in scena a distanza ravvicinata quella sera stessa. Il colpo che ha ucciso Fabio sarebbe partito accidentalmente dalla pistola esibita da un giovane originario di Ponticelli, coinvolto nella lite pregressa che è poi sfociata negli spari.

Proprio lui, il giovanissimo di Ponticelli, imparentato con una figura apicale del clan De Micco, la sera di pasquetta si sarebbe recato a Volla dove avrebbe avuto una lite con un gruppo di giovani del posto che negli ultimi tempi si stanno mettendo in mostra compiendo una serie di azioni eclatanti: furti d’auto, ma anche incursioni armate negli arsenali controllati dai clan di Ponticelli per sfidare i De Micco e contestarne l’egemonia. Seppure si tratti di giovanissimi non legati a gruppi camorristici attivi sul territorio e che appaiono intenzionati a sfidare i clan nel tentativo di imporsi come gruppo autonomo ed emergente. Uno scenario che introduce delle premesse tutt’altro che positive, così come sottolinea il triste epilogo dei fatti andati in scena la sera di pasquetta.

Dopo il raid in scena a Volla, il gruppo del posto ha fato irruzione a Ponticelli, a bordo di un’auto scura, a caccia del protagonista della lite pregressa “in casa loro” con il chiaro intento di stanarlo. Giunti nei pressi del “Parco di Topolino”, quartier generale dei De Micco, non avrebbero esitato a sparare, seppure nessuno sia rimasto ferito. Quegli spari hanno generato un fuggi, figgi generale che ha visto il giovane di Ponticelli trovare riparo sotto i porticati del palazzo del rione ubicato nei pressi dei campetti di calcio intitolati a Francesco Paolillo, un ragazzino di 14 anni che perse la vita in un tragico incidente nel 2005, mentre giocava tra i relitti degli edifici popolari della zona in procinto di costruzione.

Proprio in quel frangente sarebbero maturate le circostanze che hanno portato alla morte del 20enne Fabio Ascione, a due passi dalla sua abitazione. Il giovane si è avvicinato al gruppo di amici, tra i quali erano presenti principalmente ragazzi estranei al contesto criminale. Di lì a poco dalla pistola in possesso del giovane protagonista della lite sfociata in un conflitto a fuoco con i ragazzi di Volla sarebbe partito accidentalmente un colpo che non ha lasciato scampo a Fabio, deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale.

Seppure risulti ormai certo che l’autore di quello sparo sia un giovane di Ponticelli, imparentato con un ras dei De Micco e per questo starebbe beneficiando di protezione ed omertà da parte dei testimoni oculari, ma anche dall’intero rione, teatro dell’accaduto, chi ha interessi e depistare le indagini dei carabinieri, continua ad alimentare la falsa pista secondo la quale il responsabile della morte di Fabio Ascione sia uno dei ragazzi di Volla, autore del raid che ha preceduto la dinamica scaturita nell’omicidio del giovane.

Chiaro il tentativo di proteggere il vero colpevole, sfruttando il raid che ha preceduto l’omicidio con il chiaro intento di far ricadere la responsabilità su uno dei protagonisti della lite avvenuta in precedenza. Uno scenario che sta seminando grande confusione e che, alimentato dal dolore scaturito dalla morte di un bravo ragazzo, estraneo a quelle dinamiche, rischia di sfociare in uno scenario ben più allarmante, come sottolineano i commenti che appaiono in coda ai post pubblicati sui social network da uno dei due ragazzi di Volla, protagonisti della vicenda.

“Spero che i bodo arrivino prima di noi del parco”, “peccato che ci sono i bodo e non i Sarno” e ancora “si sa che hai finito di fare, non ci pensare”, unitamente a insulti estesi anche al padre del giovane, a riprova della nota vicinanza di quest’ultimo agli ambienti malavitosi locali. Commenti espliciti e che poco spazio lasciano all’immaginazione e che al contempo chiariscono i tratti di una vicenda che con il passare delle ore diventa sempre più nitida.

In questo clima, forte è il sentore che di qui a poco quella sequenza di spari a distanza ravvicinata e interrotta dall’omicidio di un innocente, possa tornare in scena e lasciare sul selciato il corpo di un altro giovane. E probabilmente proprio per effetto di queste logiche la Questura di Napoli ha vietato i funerali in chiesta per Fabio Ascione. Seppure sia legittimo chiedersi se quello possa essere realmente il momento e il contesto utile per regolare i conti in sospeso, come se quanto già accaduto non fornisca prove abbastanza concrete e tangibili circa lo stato di dilagante anarchia che regna tra le strade all’ombra del Vesuvio, letteralmente in balia di gruppi di giovanissimi armati.

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Prec.

Chi sono i ragazzi del “gruppo di Volla”, gli emulatori di “Gomorra” che hanno ingaggiato la lite con quelli di Ponticelli

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