Dopo la mancata autorizzazione per la fiaccolata che doveva svolgersi nel tardo pomeriggio di giovedì 9 aprile, in memoria di Fabio Ascione, il 20enne ucciso a Ponticelli all’alba di martedì 7 aprile, la Questura di Napoli ha comunicato ai familiari che anche i funerali in chiesa non potranno svolgersi per motivi di ordine pubblico.
Due durissimi colpi, a distanza ravvicinata, che concorrono a intristire una vicenda che si fa sempre più drammatica.
Gli unici che potrebbero cambiare il corso degli eventi, assicurando a Fabio i funerali in chiesa, restituendo dignità al suo status di giovane ucciso da un colpo di pistola, seppure estraneo alle dinamiche camorristiche, sono gli amici che erano con lui quella sera e che da quel momento custodiscono la verità, gelosamente custodita in uno scrigno d’omertà.
La vita di Fabio si è spenta per sempre dopo l’ultima telefonata con la madre, alla quale aveva anticipato che avrebbe comprato le sigarette e sarebbe rincasato, dopo la sosta al bar sotto casa, al termine di una serata lavorativa al bingo di Cercola.
Quello che è accaduto negli istanti successivi resta un mistero, ma il silenzio nel quale si sono rintanati gli amici, unitamente ai depistaggi finalizzati a far ricadere la colpa su ragazzi estranei al quartiere e al rione, celano una verità che si fa sempre più nitida: coprire il vero colpevole.
Seppure prima dell’omicidio di Fabio ci sia stata una lite a Volla tra un gruppo di giovani del posto e un ragazzo del “parco di topolino“, lo stesso rione dove viveva Fabio e dove è stato ucciso, lo scenario che riconduce a questo contesto l’omicidio del 20enne e secondo il quale sarebbe stato attinto da quel colpo perché scambiato per quel ragazzo o perché si sarebbe trovato sulla traiettoria degli spari, stride con quel muro d’omertà che continua a barricare l’intera vicenda.
In questo clima, tristemente segnato da depistaggi e omertà, sarà l’autopsia a fornire i primi elementi certi di una vicenda ancora avvolta nel mistero.











