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Quando i Sarno consegnarono alla giustizia i rampolli del clan che avevano ucciso un innocente

Luciana Esposito di Luciana Esposito
10 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Quando i Sarno consegnarono alla giustizia i rampolli del clan che avevano ucciso un innocente
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Il 27 novembre 2007, a San Giorgio a Cremano, il 25enne Umberto Improta viene ucciso durante una rissa tra gruppi di giovani nata per futili motivi. La vittima, idraulico e senza un ruolo centrale nella lite, fu colpita alla testa da un proiettile destinato a un altro ragazzo coinvolto nello scontro.

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La violenza scaturì dopo giorni di tensioni, insulti e sfide tra bande, fino allo scontro finale davanti a un bar, dove qualcuno tirò fuori una pistola e sparò. Dopo il colpo mortale, la rissa degenerò ulteriormente con inseguimenti e pestaggi.

Le indagini portarono all’arresto di diversi giovani, tra cui minorenni, tutti accusati di omicidio. Tra figuravano soggetti legati, direttamente o indirettamente, al clan Sarno. Alcuni furono arrestati immediatamente, altri cercarono protezione tra le mura amiche, auspicando di potersi rendere irreperibili, ma furono le figure al vertice del clan Sarno a metterli davanti alle loro responsabilità, accompagnandoli personalmente in commissariato per farli costituire.

Uno scenario simile a quello che di recente ha portato alla morte del 20enne Fabio Ascione nel “Parco di Topolino”, uno dei tanti arsenali del clan De Micco a Ponticelli, ma con un approccio radicalmente diverso da parte di quest’ultimo clan, rispetto a quello praticato dai Sarno.

Anche in questo caso, l’omicidio è stato preceduto da due scontri armati tra due fazioni rivali, una di Volla, l’altra di Ponticelli e ad avere la peggio è stato un giovane incensurato di rientro da una serata trascorsa a lavorare. Seppure il proiettile che lo ha raggiunto al petto non lasciandogli scampo sia stato esploso nelle fasi successive alla rissa, probabilmente in maniera accidentale, il giovane autore dell’omicidio di un innocente, da diversi giorni sta beneficiando della complicità del clan. he gli sta garantendo una solida copertura.

Un rigido muro d’omertà ha avvolto la vicenda, fin dalle fasi immediatamente successive a quello sparo, in un clima nel quale i De Micco stanno ricoprendo un ruolo cruciale, non solo per effetto di quel silenzio imposto dal loro modus operandi ormai da diverso tempo, ma soprattutto per la politica imposta agli abitanti del rione, a suon di minacce e intimidazioni.

Inizialmente, indispettiti dal presidio delle forze dell’ordine in pianta stabile nel loro arsenale che ha letteralmente bloccato la gestione degli affari illeciti, in primis lo spaccio di stupefacenti, avevano lanciato un ultimatum all’assassino, intimandogli di consegnarsi entro 24 ore per evitare di andare incontro a conseguenze ben più serie, ma malgrado il tempo sia abbondantemente scaduto, nulla è cambiato. Anzi, quel giovane continua a beneficiare di una solida copertura che impone silenzio e omertà ai testimoni oculari dell’omicidio.

Un’immunità che scaturisce dal vincolo di parentela del giovane autore dell’assassino di un innocente con uno dei soggetti che ricoprono un ruolo apicale nel clan dei cosiddetti “Bodo” e che pertanto avrebbe preteso di rendere “intoccabile” il giovane parente, seppure autore di un reato gravissimo.

Un clima che aggrava la posizione del giovane in quanto, se effettivamente avesse ucciso involontariamente il 20enne, in virtù di un colpo partito accidentalmente dalla pistola che maneggiava, potrebbe andare incontro a conseguenze meno gravi, consegnandosi spontaneamente e collaborando alle indagini, ancor più se i ragazzi ai quali è imposto di tacere siano invece in grado di confermare questa versione. Anche questi ultimi – tra i quali figurerebbero anche dei parenti del 20enne Fabio Ascione che ugualmente hanno deciso di perseguire la strada del silenzio e dell’omertà – rischiano di vedere la loro posizione aggravarsi notevolmente, passando da testimoni di un omicidio a complici di un omicidio, qualora il cerchio delle indagini dovesse chiudersi intorno all’autore del delitto, senza la collaborazione di persone informate sui fatti accaduti.

Uno scenario da brividi, capace perfino di far rimpiangere l’epoca in cui “a Ponticelli comandavano i Sarno”.

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Ponticelli: Fabio Ascione ucciso da un colpo esploso accidentalmente da un amico

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