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Ponticelli, l’ultima notte di Fabio Ascione: dal lavoro agli spari, una vita finita all’alba

Luciana Esposito di Luciana Esposito
7 Aprile, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, l’ultima notte di Fabio Ascione: dal lavoro agli spari, una vita finita all’alba
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All’alba di oggi, martedì 7 aprile, all’indomani di Pasquetta, nel quartiere Ponticelli, è andato in scena l’ennesimo sussulto di camorra che ha destato dolore e sconcerto. A perdere la vita è stato Fabio Ascione, 20 anni, incensurato. Un ragazzo come tanti, con un lavoro, una quotidianità fatta di sacrifici e normalità.

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È stato ucciso nella zona conosciuta come il “parco di Topolino”, quartier generale del clan Clan De Micco, poco prima si era intrattenuto nel bar “Lively” che si trova poco distante dal luogo dell’agguato. Come precisato dal titolare del bar, il giovane era un frequentatore abituale del locale, molto spesso faceva colazione con il padre e anche ieri, al rientro dal turno di lavoro, era passato a mangiare un cornetto e a comprare le sigarette, ma i sicari non sarebbero entrati in azione mentre si trovava nel bar, bensì quando il giovane era già all’interno del rione di edilizia popolare. Fabio si era fermato lì dopo il turno di lavoro al bingo di Cercola, non dopo una serata di divertimento, ma ore passate a guadagnarsi onestamente da vivere.

Secondo quanto riferito dal proprietario del bar, i carabinieri sarebbero giunti sul posto perché allertati da una cliente che stava facendo colazione, allarmata dal rumore degli spari. I militari, quindi, avrebbero raggiunto il locale per raccogliere le testimonianze dei presenti che, tuttavia, non avrebbero potuto fornire dettagli rilevanti, proprio perché il raid sarebbe avvenuto in un altro luogo, troppo distante per consentirgli di notare dettagli degni di nota.

L’omertà continua a fare da scudo all’intera vicenda: i familiari non sanno nemmeno chi era alla guida dell’auto che ha trasportato Fabio al pronto soccorso di Villa Betania, dove poco dopo sarebbe deceduto. Il colpo di pistola che lo ha raggiunto al petto non gli ha lasciato scampo. Una traiettoria che ha sancito la condanna a morte del 20enne e che tuttora resta avvolta nel mistero. Anche gli amici che erano in compagnia della vittima non avrebbero fornito dettagli degni di nota agli inquirenti.

Secondo le prime ricostruzioni, a colpirlo sarebbe stato un proiettile esploso da ignoti a bordo di un’auto – e non di uno scooter come inizialmente ipotizzato – che lo ha raggiunto al petto. Una dinamica ancora tutta da chiarire, così come il movente. Si parla di una possibile lite avvenuta altrove, nella movida napoletana, ma questa pista, oltre a essere tutta da verificare, stride con un elemento fondamentale: Fabio non ha trascorso la scorsa notte tra brindisi e schiamazzi, ma stava lavorando.

Si era fermato solo per mangiare qualcosa, salutare gli amici, prima di rientrare a casa. Un gesto semplice, quotidiano. L’ultimo rituale di una routine spezzata dagli spari della camorra. Poco prima era stato raggiunto telefonicamente dalla madre che stava per recarsi al lavoro e che gli aveva chiesto di rincasare. Il giovane le aveva assicurato che avrebbe comprato le sigarette per poi rientrare. Non appena la donna ha udito il rumore degli spari, si è allarmata, lo ha richiamato, ma il telefono squillava a vuoto. Poi l’amara scoperta: Fabio non potrà risponderle mai più.

Il sospetto più angosciante è che il giovane possa essere stato vittima di uno scambio di persona o che si sia trovato lungo la traiettoria di un proiettile destinato a qualcun altro. Una vita spezzata per errore, o per quella tragica casualità che troppo spesso accompagna le sparatorie nei territori segnati dalla presenza criminale come Ponticelli.

Eppure, come accade quasi sempre, Fabio dovrà difendersi anche da morto, perché nell’immaginario collettivo, se hai 20 anni e vieni ucciso a Ponticelli, allora “qualcosa avrai fatto”. È una condanna senza processo, una colpa automatica che cancella storie, sogni, sacrifici.

Eppure Fabio Ascione viene descritto come un ragazzo timido, educato, tranquillo, devoto al lavoro e alla famiglia. Fin da giovanissimo ha iniziato a lavorare per aiutare economicamente la famiglia. Un giovane che lavorava per costruirsi una vita e un futuro normali, spazzati via per sempre dagli spari della camorra.

La sua morte dimostra ancora una volta quanto siano sottili, se non inesistenti, i confini tra chi sceglie una vita onesta e chi vive immerso nella violenza e nella criminalità. Due mondi che dovrebbero essere lontani e separati, ma che a Ponticelli finiscono per sovrapporsi, fino a diventare indistinguibili.

Fabio Ascione rischia di diventare solo un nome in più in un elenco che si allunga senza sosta: quello delle vittime innocenti.

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Ponticelli: 20enne ucciso nei pressi del quartier generale dei De Micco. Chi era Fabio Ascione

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Ponticelli: da Ylenia a Fabio, le promesse delle istituzioni mentre i giovani continuano a morire

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