Entra in una fase cruciale l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore fallito all’Ospedale Monaldi, una vicenda che da settimane scuote l’opinione pubblica e pone interrogativi profondi sulla gestione sanitaria e sui protocolli clinici adottati. Nella giornata odierna, martedì 31 marzo, sono partiti gli interrogatori disposti dalla Procura nell’ambito delle indagini preliminari: ad essere ascoltata per prima è stata la dottoressa Emma Bergonzoni, vice del reparto coinvolto, seguita dal primario, il dottor Oppido.
Si tratta di un passaggio chiave dell’inchiesta, che punta a ricostruire in modo dettagliato l’intero percorso clinico del bambino: dall’accesso in ospedale alle decisioni terapeutiche adottate, fino agli ultimi momenti prima del decesso. Gli inquirenti stanno cercando di chiarire se vi siano state eventuali responsabilità individuali da parte del personale sanitario o criticità sistemiche nella gestione del caso, anche alla luce delle consulenze tecniche già acquisite e della documentazione sanitaria sequestrata nelle settimane precedenti.
Al centro dell’indagine ci sono in particolare i tempi di diagnosi, la correttezza delle procedure seguite e l’eventuale presenza di complicanze legate a infezioni ospedaliere o a errori nella gestione clinica. Un quadro complesso, aggravato dalle tensioni emerse negli ultimi giorni anche sul piano pubblico e mediatico, con uno scontro sempre più acceso tra la difesa della famiglia e la direzione sanitaria del Monaldi.
La famiglia del piccolo Domenico, assistita dal legale Francesco Petruzzi, ha più volte denunciato presunte gravi carenze nella comunicazione e nella gestione del caso, parlando di responsabilità evidenti e chiedendo giustizia per la morte del bambino. Parallelamente, l’Azienda Ospedaliera ha respinto alcune ricostruzioni, sottolineando la necessità di attendere l’esito degli accertamenti tecnici e giudiziari prima di trarre conclusioni definitive.
Negli ultimi giorni la vicenda si è ulteriormente inasprita anche sul fronte legale, con la questione della proposta risarcitoria avanzata dalla famiglia e il duro botta e risposta tra le parti, che ha portato il caso fuori dalle sole aule giudiziarie, alimentando un dibattito pubblico sulla gestione della sanità e sul rapporto tra istituzioni e cittadini.
Gli interrogatori rappresentano dunque uno snodo decisivo: dalle dichiarazioni dei medici potrebbe emergere un quadro più chiaro sulle responsabilità e sulle eventuali criticità interne alla struttura. La Procura per i minorenni di Napoli continua a seguire da vicino ogni sviluppo, con l’obiettivo di accertare la verità su una morte che ha lasciato una ferita profonda non solo nella famiglia, ma nell’intera comunità.










