Gravi minacce di morte rivolte al magistrato Nicola Gratteri sono state intercettate all’interno di un istituto penitenziario, facendo scattare un immediato rafforzamento delle misure di sicurezza. Protagonista della vicenda è il boss Vitale Troncone, stimato essere a capo dell’omonimo clan operante a Fuorigrotta, le cui parole, captate durante attività di monitoraggio in carcere, non hanno lasciato spazio a interpretazioni: «Ti sparo in faccia».
Le frasi sarebbero state pronunciate durante conversazioni monitorate dagli investigatori, nell’ambito delle attività di controllo sui detenuti ritenuti ad alta pericolosità. Le minacce, rivolte direttamente al procuratore noto per la sua attività contro la criminalità organizzata, sono state ritenute concrete e preoccupanti, tanto da far scattare provvedimenti immediati.
A seguito degli accertamenti, per il boss è stato disposto il trasferimento al regime di carcere duro previsto dal 41 bis.
Una misura applicata ai detenuti ritenuti in grado di mantenere contatti con le organizzazioni criminali dall’interno del carcere e di impartire ordini all’esterno.
Si tratta solo dell’ultimo di una lunga serie di episodi che hanno visto il procuratore Gratteri, da anni in prima linea contro le mafie, finire nel mirino di esponenti di primo ordine della criminalità organizzata.
Nicola Gratteri vive sotto scorta da oltre 30 anni, proprio per il rischio elevato connesso al suo lavoro.
L’episodio si inserisce in un quadro già noto: Gratteri, da anni in prima linea nelle inchieste contro le mafie, vive sotto scorta da oltre trent’anni per il livello elevato di rischio legato alla sua attività.
Un’altra minaccia, l’ennesima, che conferma come il fronte della criminalità organizzata resti aperto anche dietro le sbarre.











