Nuova svolta nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, il bambino deceduto dopo un trapianto cardiaco all’Ospedale Monaldi.
La Procura di Napoli ha avanzato una richiesta pesante: la sospensione dall’esercizio della professione medica per due dei sanitari coinvolti, i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni.
Oltre all’accusa già nota di omicidio colposo in concorso, per i due medici si aggiunge ora anche quella di falso. Secondo gli inquirenti, sarebbero emerse incongruenze nella cartella clinica, in particolare legate agli orari di alcune fasi cruciali dell’intervento. Nel mirino della Procura ci sarebbero modifiche riguardanti l’arrivo del cuore destinato al trapianto, trasportato da Bolzano a Napoli.
Orari e tempi che, secondo diverse testimonianze raccolte, non coinciderebbero con quanto riportato nei documenti ufficiali.
L’inchiesta ruota attorno a un elemento centrale: il cuore trapiantato al piccolo Domenico sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, probabilmente a causa del ghiaccio secco utilizzato per conservarlo. Nonostante ciò, secondo l’ipotesi investigativa, l’intervento sarebbe stato comunque portato avanti. Un passaggio cruciale su cui gli inquirenti stanno cercando di fare piena luce, ricostruendo minuto per minuto le decisioni prese in sala operatoria.
Alla luce dei nuovi elementi, la Procura ha chiesto per Oppido e Bergonzoni una misura interdittiva: la sospensione temporanea dalla professione medica.
Una richiesta che, se accolta, segnerebbe un ulteriore passo nell’inchiesta e una presa di posizione netta sulla gravità delle contestazioni.
Nel registro degli indagati risultano complessivamente sette medici, tutti coinvolti a vario titolo nel trapianto.
Le indagini stanno analizzando la documentazione sanitaria, le cartelle cliniche, includono anche testimonianze del personale e comunicazioni interne.
L’obiettivo è chiarire l’intera catena di responsabilità che ha portato alla morte del bambino.
La vicenda del piccolo Domenico continua a scuotere profondamente l’opinione pubblica.
Non si tratta solo di accertare eventuali responsabilità penali, ma di fare luce su un sistema complesso fatto di procedure, decisioni e controlli che, secondo l’accusa, potrebbero non aver funzionato.
Le prossime settimane saranno decisive: i medici saranno ascoltati e la magistratura dovrà valutare le richieste avanzate dalla Procura.










