La sera del 18 marzo 2006, nella Locride, si consumò un delitto che ancora oggi resta avvolto da interrogativi: l’uccisione di Vincenzo Cotroneo, 28 anni, attaccante della squadra di calcio del Locri.
Cotroneo stava rientrando a casa in auto, a pochi metri dalla sua abitazione, quando venne affiancato da un’altra vettura con a bordo i killer. Senza lasciargli scampo, gli spararono con un fucile e una pistola, colpendolo più volte. La morte fu immediata.
L’agguato fu eseguito con modalità tipiche della criminalità organizzata: un’azione rapida, in una zona isolata, senza testimoni. Uno dei dettagli più drammatici emersi nelle ore successive riguarda gli ultimi istanti di vita del giovane. Cotroneo era al telefono con la fidanzata quando i sicari entrarono in azione.
Le sue ultime parole, pronunciate mentre veniva colpito, furono: “Mi stanno ammazzando”.
Un frammento che rende ancora più tragica una morte improvvisa e inspiegabile.
Vincenzo Cotroneo era descritto da tutti come un ragazzo perbene, incensurato, lontano da ambienti criminali, lavorava con il padre come imbianchino e coltivava la sua grande passione: il calcio.
Giocava come centravanti nel Locri, squadra del campionato di Promozione, ed era considerato un punto di riferimento nello spogliatoio, per carattere e personalità. Aveva anche un passato nelle giovanili del Torino FC e in altre squadre di categoria. La sua vita sembrava proiettata verso il futuro: stava per sposarsi e aveva fissato le nozze di lì a pochi mesi.
Fin dalle prime ore, gli investigatori esclusero un collegamento con il mondo del calcio. Eppure, il contesto in cui maturò l’omicidio era quello della Locride, territorio segnato da una lunga scia di violenze legate alla ’ndrangheta. In quel periodo, la zona era attraversata da una vera escalation criminale.
Emerse anche un elemento inquietante: Cotroneo avrebbe dovuto presentarsi dai carabinieri per fornire informazioni su alcuni soggetti e su un precedente episodio intimidatorio contro il circolo gestito dalla sua famiglia.
Un dettaglio che alimentò il sospetto che il giovane potesse essere stato ucciso per ciò che sapeva.
Nonostante le indagini, il delitto di Vincenzo Cotroneo è rimasto in gran parte senza una verità definitiva.
La sua morte colpì profondamente la comunità locale e il mondo del calcio dilettantistico, che si ritrovò improvvisamente davanti a un’esecuzione brutale, apparentemente senza spiegazione.
Un ragazzo di 28 anni, una vita semplice, un futuro già scritto tra lavoro, sport e matrimonio.
Poi, in pochi secondi, il buio.
La storia di Vincenzo Cotroneo è quella di una vittima che non aveva scelto la violenza, ma ne è stata travolta.
Ricordarlo significa tenere viva la memoria di tutte quelle vite spezzate troppo presto, in territori dove la normalità può trasformarsi, improvvisamente, in tragedia.











