La mattina del 18 marzo 1994, nel quartiere di Pegli, a Genova, si consumò una delle stragi familiari più crudeli e inquietanti degli anni ’90.
A perdere la vita furono tre donne: Marilena Bracaglia, 22 anni, studentessa universitaria; sua zia Maria Teresa Galluccio, 40 anni; e la nonna Nicolina Celano, 74 anni.
Un triplice omicidio brutale, maturato nel contesto di un delitto d’onore legato alla ’ndrangheta.
Le tre donne si trovavano in casa, in un appartamento di via Scarpanto, sulle alture di Pegli.
Una vita riservata, quasi nascosta: erano arrivate lì dalla Calabria poche settimane prima, cercando di allontanarsi da tensioni e pericoli.
Quella mattina, tra le 9 e le 10, qualcuno bussò alla porta.
Non ci furono segni di effrazione: chi entrò era una persona conosciuta, tanto da essere accolta senza sospetti. Poi, in pochi minuti, la violenza.
Maria Teresa Galluccio fu colpita per prima, alla testa, Marilena Bracaglia venne uccisa mentre dormiva sul divano letto, Nicolina Celano, accorsa spaventata dai rumori, fu freddamente assassinata poco dopo. Una sequenza lucida, feroce, tre vite spezzate nello spazio di pochi istanti.
Gli investigatori trovarono segni inequivocabili di un’azione organizzata: furono utilizzate due armi diverse, una calibro 22 e una 38, i colpi erano mirati alla testa, nessuno nel palazzo sentì gli spari, probabilmente per l’uso di silenziatori. Tutto lasciava pensare a un agguato pianificato, forse eseguito da più persone.
Fin da subito le indagini si concentrarono su un contesto familiare e su legami con la Calabria, in particolare con Rosarno, territorio segnato dalla presenza della ’ndrangheta.
Secondo una pista investigativa – poi riemersa negli anni anche grazie a dichiarazioni di collaboratori di giustizia – il movente sarebbe stato legato a un codice arcaico di “onore”.
Maria Teresa Galluccio, rimasta vedova, aveva intrapreso una relazione sentimentale, un comportamento considerato inaccettabile in quell’ambiente.
Per questo, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata decisa una punizione esemplare: uccidere per ristabilire l’onore della famiglia.
Le altre due vittime, la madre e la nipote, sarebbero state eliminate perché presenti, testimoni scomode o semplicemente coinvolte nella spirale di violenza.
Nei giorni successivi venne arrestato un sospettato, ma fu poi scarcerato per mancanza di prove.
L’inchiesta, dopo mesi di accertamenti, fu archiviata nel 1995 senza colpevoli.
Negli anni successivi, nuove dichiarazioni di pentiti hanno riaperto scenari e ipotesi, indicando possibili responsabili legati alla criminalità organizzata.
Ma una verità giudiziaria definitiva non è mai stata raggiunta.
A rendere ancora più dolorosa questa vicenda è il profilo delle vittime: Marilena, 22 anni, studiava architettura e faceva volontariato, Maria Teresa, madre e vedova, cercava di ricostruirsi una vita, mentre Nicolina, anziana, aveva seguito la figlia per proteggerla
Tre donne senza legami con la criminalità, travolte da una logica di violenza che non apparteneva loro.
La strage di Pegli resta uno dei casi più emblematici di violenza in nome dell’onore, dove il controllo, il dominio e la vendetta prevalgono su ogni valore umano.
Tre generazioni cancellate in pochi minuti, una famiglia distrutta, una verità che, ancora oggi, resta incompleta.











