Inizia vistosamente a vacillare il muro d’omertà che per lungo tempo ha coperto e difeso le malefatte dei cosiddetti “Bodo” tra le strade del quartiere Ponticelli. Numerose segnalazioni continuano a giungere alla redazione di “Napolitan” da parte di cittadini stanchi di subire minacce, angherie e soprusi da parte di un nutrito gruppo di affiliati al clan De Micco, l”organizzazione che detiene il controllo degli affari illeciti.
Segnalazioni che ricostruiscono minuziosamente le minacce e le vessazioni che anche le persone estranee alle dinamiche camorristiche sono costrette a subire e che si spingono ben oltre le richieste estorsive rivolte a commercianti e imprenditori. Numerosi cittadini ricostruiscono una circostanza ben precisa: l’obbligo di consegnare la patente di guida ai ras per consentirgli di noleggiare delle automobili.
Non è un mistero che buona parte degli esponenti della camorra locale non abbiano mai conseguito al patente di guida, pertanto non risultano essere in possesso di un documento indispensabile per noleggiare un’automobile. Una necessità che scaturisce da un disegno politico ben preciso: cambiare frequentemente le automobili in dotazione al fine di eludere le intercettazioni, almeno in un contesto in cui i dialoghi intercettati potrebbero fornire indicazioni e informazioni preziose circa spostamenti, strategie, modus operandi e non solo. Se in passato le figure di spicco del clan sfoggiavano automobili lussuose, adesso preferiscono optare per una strategia più lungimirante e meno onerosa: niente auto di proprietà per prediligere gli spostamenti su vetture a noleggio da sostituire periodicamente. Un’escamotage che consente anche di rendere meno visibili e identificabili gli spostamenti delle pedine cruciali dello scacchiere camorristico ponticellese.
Incapaci perfino di conseguire l’iter per ottenere la patente di guida, i ras di Ponticelli esibiscono tutta la loro sfrontatezza e la piena e nutrita volontà di eludere anche le regole più basilari, non solo compiendo una grave violazione del codice della strada, mettendosi ugualmente alla guida di automobili, ma soprattutto facendo leva su pratiche violente e minatorie per costringere cittadini estranei alle logiche camorristiche a consegnargli la loro patente, affinché possano noleggiare un’automobile.
“Non solo siamo costretti a privarci di un documento personale, ma quando gli vengono elevate multe e contravvenzioni pretendono anche che siamo noi a pagarle”: racconta una dei tanti ponticellesi, stanco di vivere nella morsa del ricatto e della violenza.
“Ci stupiamo di come sia possibile che le forze dell’ordine che operano sul territorio non si siano accorti di quello che sta accadendo – aggiunge – quando li fermano e li trovano in possesso di una patente che non è la loro o quando vanno a fare gli accertamenti sulle automobili che noleggiano. Non si rendono conto che i nomi che compaiono su quelle patenti riconducono a persone oneste? Siamo troppo spaventati dalle conseguenze per ribellarci a quei ricatti arroganti e violenti, ma siamo stanchi di subire anche questo. Ormai, la quotidianità tra le strade di Ponticelli è diventata invivibile. Il clan comanda e controlla tutto, perfino le nostre vite e il ricatto che siamo costretti a subire è la triste dimostrazione. Loro si sentono impuniti, perché anche se li beccano e gli fanno una multa per guida senza patente per loro è il minore dei mali, perché la galera la rischiano per aver commesso reati ben più gravi, ma se collezionano sanzioni che prevedono il decurtazione dei punti dalla patente, il danno lo arrecano a noi che, a differenza loro, se andiamo in giro con una patente scaduta o temporaneamente sospesa, subiamo pesantemente le conseguenze di azioni che non abbiamo commesso noi, ma che siamo costretti a subire e non perché siamo troppo vigliacchi per denunciare. Non ci sentiamo tutelati, perché non siamo tutelati.”
Una testimonianza lucida e amara che consegna uno scenario fin qui inedito che ben spiega il clima che troneggia sul quartiere e che descrive meticolosamente quanto sia capillare e permeante il controllo del territorio saldamente radicato tra le mani dei “Bodo”.
È la fotografia di un territorio in cui la prepotenza diventa sistema, la paura costringe al silenzio e ribellarsi significa esporsi.











