Non avrebbe mai smesso di ricoprire un ruolo di primo ordine, neanche dopo l’arresto e le recenti condanne e dalla cella in cui è recluso, forte del supporto di uno smartphone detenuto illegalmente, seguiterebbe a rivolgere richieste estorsive ai commercianti.
Questo lo scenario ricostruito grazie alle dichiarazioni di commercianti e imprenditori di Ponticelli, stanchi di vivere sotto le costanti e inquietanti minacce della camorra. Metodi violenti, minacce esplicite e brutali, finalizzate a far leva sulla paura delle vittime. Una paura fortemente fomentata dal clima di terrore scaturito dalle plurime azioni criminali compiute dal clan per consacrare la sua egemonia e tenere sotto scacco non solo commercianti e imprenditori, ma anche i cittadini, come emerge dalle recenti ricostruzioni.
Stando al racconto dei commercianti, le richieste estorsive vengono compiute seguendo un copione che sistematicamente si ripete. Gli affiliati al clan a piede libero si recano dall’esercente da taglieggiare per poi far partire la videochiamata con il boss detenuto che provvede personalmente a formulare la richiesta estorsiva, oltre che a spiegare perché “è meglio pagare”. Una circostanza che concorre non poco ad accrescere la paura delle vittime, proprio perché in quel modo il boss detenuto dimostra di disporre ancora del potere e dell’autorevolezza per incidere sulle vite di coloro che rifiutano di assoggettarsi alla sua volontà. Una dimostrazione di potere e supremazia che ha letteralmente seminato il panico tra commercianti e imprenditori del quartiere, perché rincarata dal livore criminale degli “ambasciatori”, ovvero, gli affiliati a piede libero che non solo fungono da tramite tra vittime e boss, provvedendo a metterli in contatto diretto, ma si sarebbero anche dichiarati pronti a intervenire nel caso in cui la richiesta estorsiva non dovesse sortire l’effetto sperato. In caso di denuncia o dinanzi al diniego di corrispondere la cifra richiesta, i fedelissimi gregari del boss sarebbero pronti ad adoperarsi per convincere le vittime a rivedere le loro decisioni. Un dettaglio tutt’altro che irrilevante, perché concorre ad accrescere la sensazione di essere assoggettati in una morsa dalla quale è possibile uscire solo in un modo: cedendo alle richieste del boss.
Un clima da brividi, ulteriormente imbruttito dalle minacce pronunciate da un soggetto attualmente detenuto in carcere e che da mesi ostenta impunità e potere criminale, seminando il panico tra le vittime dei ricatti estorsivi del clan dei cosiddetti “Bodo”.
Diversi i dettagli inquietanti forniti dalle vittime, stanche di vivere in simbiosi con la paura e l’inaccettabile consapevolezza di essere il fulcro portante di in un circolo vizioso dal quale non riescono ad uscire.
In questo clima i “bodo” continuano a rifocillare le casse del clan, sicuri di beneficiare dell’omertà e del silenzio di coloro che subiscono vessazioni, minacce e soprusi, perché troppo spaventati dalle conseguenze, in primis, dalle minacce estese ai loro familiari. Uno scenario che matura in un contesto ulteriormente incattivito da diversi episodi violenti ed eclatanti, avvenuti sotto gli occhi di tutti. Non solo pestaggi a scopo dimostrativo, ma anche una serie di altre pratiche finalizzate ad alimentare la paura dei cittadini per chiarire senza mezzi termini chi comanda a Ponticelli e a quali conseguenza è destinato ad andare incontro chi prova a sfidare la forza egemone del clan. Un sistema che si autoalimenta delle stesse logiche e delle stesse dinamiche da diverso tempo, ormai e che però sembra iniziare a manifestare i primi segnali di cortocircuito.
A destare particolare scalpore tra le vittime di estorsioni da parte del clan è l’assenza di riferimenti alle videochiamate con i boss nelle denunce sporte dagli imprenditori che, fin qui, hanno denunciato e fatto arrestare i soggetti che per conto dei De Micco si erano recati presso le loro attività commerciali per chiedere ingenti somme di denaro. Anche e soprattutto per questo motivo hanno deciso di vincere la paura e ricostruire quello che sta accadendo tra le strade di un quartiere stanco di piegarsi alle logiche della camorra.











