Il 30 gennaio 1988, a Pomigliano d’Arco, Irene Foglia, giovane donna di 27 anni, fu uccisa da un proiettile vagante durante un’azione camorristica rivolta a un boss locale.
La sera di quel sabato, intorno alle 22, le strade di Pomigliano d’Arco si animarono per l’inaugurazione di una concessionaria di auto. L’evento, presso la sede del nuovo salone “Blu”, aveva attirato parenti, amici e conoscenti, tra i quali Irene Foglia, laureata in giurisprudenza, sposata da pochi mesi e con grandi ambizioni professionali, che stava aiutando il padre nell’attività commerciale.
Tra gli invitati c’era anche Domenico Ballotta, un uomo noto alle forze dell’ordine e ritenuto vicino agli ambienti della criminalità organizzata dell’area nolana. Quando un commando armato, volto a eliminare proprio Ballotta, fece irruzione nella concessionaria, la serata si trasformò in un bagno di sangue. I killer esplosero decine di colpi d’arma da fuoco con fucili a canne mozze, pistole e una mitraglietta, colpendo l’obiettivo designato ma anche persone del tutto estranee alla violenza criminale in corso.
Irene, che si trovava vicino all’ingresso, fu raggiunta da uno dei proiettili vaganti al rene. Nonostante il tempestivo trasferimento in ospedale, morì durante il trasporto, lasciando sgomenti familiari e amici. L’altro uomo ferito mortalmente, Domenico Ballotta, spirò poco dopo sul luogo dell’agguato.
In quegli anni la Campania stava vivendo un’ondata di sangue, con decine di vittime innocenti cadute in circostanze analoghe, spesso colpite in dinamiche simili a quelle in cui ha perso la vita la 27enne.
Irene Foglia è una delle tante vittime innocenti della camorra, una giovane vita spezzata da un proiettile che non avrebbe mai dovuto essere sparato, in una guerra che non le apparteneva.











