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DDL violenza di genere: tra nuove norme, reato di femminicidio e polemiche sul testo sul consenso

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
23 Gennaio, 2026
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DDL violenza di genere: tra nuove norme, reato di femminicidio e polemiche sul testo sul consenso
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In Italia prosegue il dibattito parlamentare sui disegni di legge per il contrasto alla violenza di genere, con alcuni importanti provvedimenti già approvati e altri ancora in corso di revisione tra Commissioni e Parlamento.

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Femminicidio riconosciuto come reato autonomo

Una tappa significativa è stata raggiunta alla fine del 2025, quando il Parlamento ha approvato all’unanimità un disegno di legge che introduce il reato di femminicidio nel Codice penale come fattispecie autonoma.

La nuova norma, confluita nel nuovo articolo 577-bis, prevede l’ergastolo per chi cagiona la morte di una donna per motivi legati alla discriminazione di genere, odio o prevaricazione. Tra i casi contemplati vi sono anche gli omicidi motivati dal rifiuto della donna di instaurare o proseguire un rapporto o da azioni volte a limitare la sua libertà personale.

Il provvedimento, sostenuto da una larga maggioranza trasversale in Parlamento, è stato accolto come un passo storico nella lotta alla violenza contro le donne, rafforzando la protezione giuridica delle vittime e configurando una risposta penale più stringente per i casi più gravi.

Riforma sul reato di violenza sessuale e consenso

Accanto al ddl sul femminicidio, è in corso di esame un altro disegno di legge in materia di violenza sessuale, che aveva introdotto il principio secondo cui qualsiasi atto sessuale senza consenso libero e attuale costituisce reato.

Questo principio, finalizzato a chiarire in maniera univoca che “solo il sì è sì”, aveva ricevuto ampio sostegno trasversale in Commissione. Tuttavia, nei lavori successivi al Senato, sono state apportate modifiche al testo, tra cui la riformulazione della definizione di consenso e la rimozione esplicita della parola “consenso” nel testo, suscitando forti critiche dalle opposizioni e da associazioni per i diritti delle donne.

Le opposizioni hanno infatti denunciato che tali modifiche rischiano di indebolire la tutela normativa delle vittime e di allontanarsi dall’accordo iniziale raggiunto alla Camera, provocando tensioni politiche e l’abbandono dell’aula in Commissione.

Polemiche e reazioni

La riforma del testo ha acceso un dibattito politico e sociale significativo, con esponenti di vari schieramenti che si confrontano sulla migliore formulazione del reato e sul livello di tutela da garantire. Le critiche riguardano in particolare la chiarezza del concetto giuridico di “consenso riconoscibile” e il rischio di interpretazioni contraddittorie nei procedimenti giudiziari.

Al tempo stesso, diversi organismi e associazioni hanno auspicato che le norme si allineino alle migliori prassi internazionali, come quelle previste dalla Convenzione di Istanbul e da standard europei, garantendo protezioni efficaci contro tutte le forme di violenza di genere.

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