Nell’ambito della quarta edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo — che si è svolta tra il 24 e il 26 novembre 2025 a Cremona — Francesco Zanardi è stato insignito di una Menzione Speciale fra i “Testimoni del nostro tempo”. La scelta è significativa perché, per la prima volta, il premio dedicato alla memoria di Lea Garofalo — simbolo di coraggio nella lotta contro ’ndrangheta e violenza — si apre anche al tema degli abusi sessuali nel clero.
Zanardi non è un personaggio qualsiasi: è sopravvissuto agli abusi commessi da un prete e, da quell’esperienza straziante, ha deciso di trasformare il dolore in una battaglia civile. Ha fondato la Rete L’ABUSO, una realtà nazionale che da circa quindici anni lavora per dare voce alle vittime, documentare i casi di abuso, promuovere trasparenza e giustizia, e sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delicatissimo degli abusi all’interno delle istituzioni ecclesiastiche.
Durante la cerimonia di premiazione, la motivazione ufficiale ha evidenziato come Zanardi con “coraggio e costanza” abbia denunciato abusi, raccolto testimonianze, avviato azioni legali e soprattutto “dato voce a chi spesso resta nell’ombra”. Un impegno che per molti rappresenta un punto di svolta nella consapevolezza pubblica su temi tabù come la pedofilia ecclesiastica.
Zanardi ha voluto condividere il premio con tutti i sopravvissuti che lottano ogni giorno contro omertà e silenzi, e con coloro che nella sua associazione collaborano per garantire protezione, sostegno e giustizia. Ha citato una celebre parabola, una metafora sull’indifferenza civile, per sottolineare che la vera forza di una società sta nel prendersi cura di chi è vulnerabile, soprattutto bambini e vittime di potere.
L’inserimento di un attivista anti-abusi della Chiesa come Zanardi tra i premiati del Premio Lea Garofalo segna un’evoluzione importante. Tradizionalmente il premio era incentrato su mafie, criminalità organizzata e femminicidio. Quest’anno, invece, si apre anche al tema della pedofilia ecclesiastica, riconoscendo che la violenza mafiosa e quella clericale possono essere ugualmente devastanti.
È un segnale forte: significa che anche i soprusi meno visibili, quelli spesso taciuti per vergogna o paura, devono essere denunciati. Che la memoria non riguarda solo le vittime di mafia, ma tutte le vittime di ingiustizia e che la lotta per la legalità, la trasparenza e la protezione delle più deboli deve essere ampia e inclusiva.











