Un contrasto nato su un campo di calcetto, forse per un semplice fallo di gioco, degenerato nei mesi fino a trasformarsi in una tragedia. È questa una delle piste sulle quali stanno concentrando l’attenzione gli investigatori che indagano sull’omicidio di Lorenzo Spasiano, il 21enne ucciso nella notte tra il 23 e il 24 giugno sotto casa, nel quartiere Miano.
Al momento nessuna ipotesi viene esclusa, ma tra gli elementi finiti al vaglio dei carabinieri del Nucleo Operativo Stella e della stazione di Secondigliano c’è proprio una lite avvenuta lo scorso marzo durante una partita di calcetto. Una discussione apparentemente banale, nata probabilmente per un contrasto di gioco, che potrebbe però aver alimentato rancori e tensioni protrattisi nel tempo.
La lite sul campo e le verifiche degli investigatori
Secondo quanto emerso nelle prime fasi dell’indagine, Lorenzo avrebbe avuto un acceso diverbio con un giovane del quartiere durante una partita disputata alcuni mesi fa. Gli investigatori stanno cercando di capire se quel contrasto sia rimasto confinato al terreno di gioco o se, invece, sia proseguito successivamente nelle strade del rione.
L’ipotesi è che i due possano essersi incontrati nuovamente nei mesi successivi, alimentando una rivalità culminata nell’agguato mortale consumato sotto l’abitazione del 21enne. Si tratta, al momento, di verifiche investigative ancora in corso e non di una ricostruzione definitiva.
Un ragazzo lontano dalla criminalità
Un elemento appare però già chiaro agli inquirenti: Lorenzo Spasiano era completamente estraneo agli ambienti della criminalità organizzata.
Incensurato, lavoratore, appassionato di boxe, conduceva una vita normale nel quartiere dove era cresciuto. Anche la sua famiglia è considerata estranea a qualsiasi contesto criminale: il padre lavora come autista di ambulanze, la madre è casalinga e i suoi quattro fratelli sono tutti occupati, alcuni dei quali fuori regione.
Un profilo che rende ancora più difficile comprendere il movente dell’omicidio e che rafforza l’ipotesi di una vicenda maturata in un contesto diverso rispetto alle tradizionali dinamiche della criminalità organizzata.
Il ricordo del parroco: “Un ragazzo mite e gran lavoratore”
A tracciare il ritratto di Lorenzo è don Salvatore Cinque, parroco della chiesa di Sant’Alfonso e San Gerardo, frequentata dalla famiglia del giovane.
“Era un ragazzo mite ma vivace, come tanti ragazzi del quartiere. Nessun legame con la malavita”, racconta il sacerdote.
Per anni Lorenzo aveva lavorato in un panificio situato proprio di fronte alla parrocchia, prima di trovare una nuova occupazione. Una vita scandita dal lavoro e dagli affetti familiari.
“Si svegliava presto ogni mattina per andare a lavorare”, ricorda don Salvatore. “Questa notizia ci scuote e ci addolora profondamente”.
L’appello contro la spirale di violenza
Il sacerdote ha anche lanciato una riflessione più ampia sulla crescente diffusione della violenza tra i giovani.
“Ci troviamo in una spirale di cattiveria e aggressività che deve essere contrastata con l’educazione”, spiega. “Per questo è fondamentale creare spazi aggregativi e percorsi educativi all’interno dei quartieri”.
Proprio in questa direzione va il progetto della nuova struttura parrocchiale che sorgerà a Miano.
“A breve inaugureremo il nuovo oratorio. Vogliamo togliere i ragazzi dalla strada e offrire loro luoghi dove crescere, confrontarsi e costruire il proprio futuro”, aggiunge il parroco.
Una morte che interroga la città
Se l’ipotesi della lite per un fallo di gioco dovesse trovare conferma, il delitto di Lorenzo Spasiano assumerebbe un significato ancora più inquietante.
Non una vendetta di camorra, non uno scontro tra clan, ma una vita spezzata per un conflitto nato da motivi apparentemente insignificanti e trasformato, nel tempo, in odio.
Un’eventualità che riporta al centro dell’attenzione il tema della crescente disponibilità di armi tra i più giovani e della facilità con cui tensioni e contrasti possono degenerare in violenza estrema.
Mentre le indagini proseguono per individuare il responsabile dell’omicidio e chiarire definitivamente il movente, a Miano resta il dolore per la morte di un ragazzo di 21 anni che, secondo chi lo conosceva, aveva davanti a sé soltanto il lavoro, la famiglia e i progetti di una vita ancora tutta da costruire.











