È stato arrestato appena rientrato da una vacanza a Ibiza il presunto mandante dell’omicidio di Salvatore De Marco, il 34enne ucciso il 2 marzo scorso in via Sorrento, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio. Si tratta di Raffaele Busiello, ritenuto dagli investigatori vicino al clan D’Amico-Mazzarella e accusato di avere organizzato e pianificato il delitto nell’ambito degli equilibri criminali della periferia orientale di Napoli.
L’arresto rappresenta una svolta importante nelle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotte dalla Polizia di Stato.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Busiello è stato bloccato dagli agenti direttamente a bordo dell’aereo appena atterrato all’aeroporto di Capodichino, al termine di un soggiorno nelle Baleari insieme a familiari e amici. Nei suoi confronti il gip del Tribunale di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta della Dda partenopea.
Per gli investigatori, il suo ruolo sarebbe stato centrale nella preparazione dell’agguato costato la vita a De Marco.
Il delitto si consumò nella tarda mattinata del 2 marzo 2026 nel rione Villa di San Giovanni a Teduccio. De Marco venne raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco mentre si trovava nella propria auto insieme alla moglie. Trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, arrivò in condizioni disperate e morì poco dopo.
L’agguato avvenne a poca distanza da una scuola, quella frequentata da una delle due figlie della vittima, e che nel 2019 fu già teatro di un agguato di camorra, maturato nell’ambito della stessa faida costata la vita anche a De Marco.
Secondo la ricostruzione della Dda, Raffaele Busiello non avrebbe materialmente partecipato all’esecuzione dell’omicidio, ma ne sarebbe stato uno degli organizzatori.
Gli investigatori gli contestano di aver deliberato, programmato e coordinato il raid, svolgendo attività di sopralluogo, pedinamento e monitoraggio della vittima. Inoltre avrebbe procurato e custodito l’autovettura utilizzata dai killer nei giorni precedenti all’agguato e successivamente avrebbe aiutato a recuperare uno dei complici dopo l’abbandono del veicolo utilizzato per il delitto.
Elementi raccolti attraverso intercettazioni, accertamenti tecnici e soprattutto l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza installati nella zona e lungo le vie percorse dagli autori dell’omicidio.
Salvatore De Marco era noto alle forze dell’ordine per reati contro il patrimonio e associazione semplice, ma soprattutto era legato da vincoli familiari a esponenti del clan Rinaldi, storico gruppo criminale radicato nella periferia orientale di Napoli: era il nipote del boss Ciro Rinaldi detto Mauè. Gli investigatori hanno subito letto quell’omicidio come un possibile segnale dentro gli equilibri della camorra di Napoli Est, territorio conteso da anni tra i Rinaldi, i Mazzarella e il gruppo D’Amico. Salvatore, marito e padre di due figlie, era stato scarcerato da poco e stava provando a ricostruirsi una vita che potesse tenerlo alla larga dai reati e dalla galera, si era rivolto al parroco del rione Villa che gli aveva dato la possibilità di allenare i ragazzini della scuola calcio. Salvatore aveva cercato e ottenuto un’opportunità per voltare pagina e provare a ricostruirsi una vita, partendo dalla sua grande passione: il calcio. Insieme alla sua famiglia stava coltivando il progetto di andare via da Napoli per costruire una vita lontano dalla camorra e dalle faide, ma non ha fatto in tempo. Suo malgrado, senza nessuna colpa, senza nessun motivo, Salvatore è stato ucciso mentre muoveva i primi passi in quella nuova vita, condannato a morte da quel vincolo di sangue con il boss Ciro Rinaldi.
L’inchiesta della Dda mira ora a chiarire ulteriormente ruoli, responsabilità e dinamiche che hanno portato all’esecuzione del 34enne, verificando eventuali ulteriori complicità nella fase organizzativa e operativa del delitto.
L’arresto di Busiello arriva a quasi quattro mesi dall’agguato e rappresenta uno dei risultati investigativi più rilevanti degli ultimi mesi sul fronte della criminalità organizzata nella zona orientale della città.
Per la Procura antimafia il quadro indiziario raccolto delineerebbe una pianificazione accurata dell’omicidio, maturata all’interno dell’eterna faida tra i Rinaldi e i D’Amico-Mazzarella che continua a influenzare gli equilibri criminali di San Giovanni a Teduccio e dei quartieri limitrofi











