La storia di Veronica Biondo è diventata in poche ore un simbolo delle tensioni tra politica, criminalità e trasparenza amministrativa in Campania. Ecco quanto emerge finora dalle notizie divulgate dai media nazionali.
Vicesindaca di Santa Maria a Vico (Caserta), con deleghe alle politiche sociali e dell’infanzia, negli ultimi giorni aveva officializzato la sua candidatura alle Elezioni Regionali della Campania 2025 con Forza Italia. Sui social si presentava come una “amministratrice del territorio da 15 anni” e ribadiva il legame con Forza Italia: “mia prima e unica tessera”.
Nell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Caserta, coordinata dalla DDA di Napoli, Veronica Biondo è stata sottoposta a domiciliari.
È accusata, insieme ad altri amministratori locali, di voto di scambio politico-mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.
Tra gli arrestati figurano anche il sindaco Andrea Pirozzi (ai domiciliari), altri consiglieri e membri della giunta comunale, e due soggetti ritenuti esponenti del clan Massaro, finiti in carcere.
Biondo era una figura emergente nella lista FI: il 10 ottobre aveva partecipato a eventi ufficiali per la presentazione della candidatura, alla presenza di vertici del partito come Fulvio Martusciello, Maurizio Gasparri e Tullio Ferrante.
Subito dopo l’arresto, Forza Italia ha annunciato che non la candiderà più, ribadendo un approccio “garantista” e che la misura cautelare impedisce la sua presenza in lista. Martusciello ha dichiarato che la decisione è stata presa “a tutela” della candidatura e che si lavorerà per individuare un sostituto.
L’indagine riguarda il Comune di Santa Maria a Vico e fa riferimento alla tornata elettorale del settembre 2020, quando Pirozzi vinse con ampio margine. Si ipotizza che il clan Massaro abbia sostenuto candidati in cambio di concessioni, appalti e favori amministrativi.
Tra i progetti contestati emergono la gestione del cimitero, la realizzazione di un impianto di cremazione, concessioni per un chiosco-bar in frazione San Marco, nomine influenzate in società appaltatrici e interventi edilizi irregolari.
In alcune intercettazioni sarebbe emerso che membri del clan avessero conoscenza anticipata dell’esito elettorale e dei ruoli che sarebbero stati assegnati agli eletti.









