Nelle prime ore di questa mattina, mercoledì 22 ottobre, è scattata un’operazione della Guardia di Finanza di Caserta (Compagnia di Marcianise) che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari – due in carcere e quattro ai domiciliari – nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli per presunti casi di voto di scambio politico-mafioso e appalti truccati.
Il fulcro dell’inchiesta è Santa Maria a Vico, Comune del Casertano, dove si ipotizza che il clan Massaro abbia sostenuto attivamente l’elezione di amministratori locali nel settembre 2020 in cambio di favori, concessioni e appalti. ANSA.it+2Fanpage+2
I soggetti arrestati e i loro ruoli
In carcere sono finiti due esponenti del clan Massaro: Raffaele Piscitelli e Domenico Nuzzo (detto “Mimmariello”); Ai domiciliari sono stati posti quattro amministratori pubblici del Comune di Santa Maria a Vico; Andrea Pirozzi (sindaco); Veronica Biondo (vice sindaca) – candidata con Forza Italia per le prossime regionali in Campania; Giuseppe Nuzzo (consigliere di maggioranza), Marcantonio Ferrara (ex assessore).
Le accuse nei loro confronti includono voto di scambio politico-mafioso, induzione indebita a dare o promettere utilità, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale
Le ipotesi emerse dall’inchiesta
Secondo l’ipotesi accusatoria, il clan Massaro avrebbe promosso l’elezione dei candidati (tra cui il sindaco e la vice) fornendo voti, consenso e mobilitazione territoriale. In cambio, avrebbe richiesto vantaggi amministrativi e assegnazioni negli appalti del Comune. Tra i progetti contestati figura la gestione del cimitero comunale, la costruzione di un impianto di cremazione, la concessione di un chiosco-bar abusivo, la realizzazione di un’area fieristica e pressioni su società aggiudicatarie di contratti per nominare soggetti vicini al clan. Le indagini hanno evidenziato che il clan avrebbe persino preannunciato l’esito delle elezioni e qualificato in anticipo le cariche che gli eletti avrebbero assunto.
Forza Italia e implicazioni per le regionali
Un elemento di particolare rilievo riguarda Veronica Biondo, vice sindaca arrestata e fino a poco tempo fa candidata nelle file di Forza Italia per le elezioni regionali in Campania. La sua iscrizione alla lista è stata immediatamente sospesa dopo gli arresti
Da fonti giornalistiche emerge che Biondo faceva parte di un gruppo di amministratori in provincia di Caserta che avevano aderito a Forza Italia, ed era vista come figura emergente nel panorama locale.
Nel comunicato ufficiale del partito, si afferma che Biondo non farà parte della lista regionale e che il partito adotterà un atteggiamento garantista, attendendo lo sviluppo delle indagini.
Il contesto e le conseguenze
Quest’operazione conferma come in alcune aree del Mezzogiorno il rapporto tra criminalità organizzata e politica resti un filo sotterraneo ma concreto, in grado di condizionare seggi, bilanci comunali e indirizzi amministrativi.
Il fatto che l’inchiesta emergesse in prossimità di una tornata regionale rende il caso politicamente sensibile: getta ombre sulla selezione dei candidati, i meccanismi locali del consenso, e pone interrogativi sulla trasparenza della costruzione delle liste elettorali.
Le autorità amministrative del Comune di Santa Maria a Vico sono state destituite, mentre il Consiglio comunale è sciolto. Il caso si inserisce all’interno di una strategia più ampia delle procure campane per contrastare l’infiltrazione mafiosa nella pubblica amministrazione già prima delle competizioni elettorali.










