Daphne Caruana Galizia è stata una giornalista, blogger e attivista maltese, simbolo internazionale della libertà di stampa e del coraggio civile. La sua vita, segnata da battaglie contro la corruzione e da un impegno instancabile per la verità, si è tragicamente interrotta il 16 ottobre 2017, quando un’autobomba esplose mentre era alla guida della sua vettura, a pochi metri da casa, nel villaggio di Bidnija. Aveva 53 anni.
Il suo assassinio, uno dei più gravi attacchi alla libertà di informazione in Europa negli ultimi decenni, ha scosso Malta e l’intera Unione Europea, portando alla luce un sistema di potere opaco e intrecciato con interessi economici e politici di enorme portata.
Una giornalista scomoda in un’isola piccola ma complessa
Daphne Caruana Galizia aveva iniziato la sua carriera giornalistica negli anni Ottanta, collaborando con testate come The Sunday Times of Malta e The Malta Independent. Nel 2008 fondò il suo blog, Running Commentary, che divenne presto il più seguito del Paese.Attraverso articoli taglienti, inchieste documentate e un linguaggio diretto, Caruana Galizia denunciava corruzione, clientelismo e legami sospetti tra politica, affari e criminalità organizzata. Nessuno era al riparo dai suoi approfondimenti: ministri, funzionari, imprenditori, membri dell’élite economica e persino il primo ministro maltese dell’epoca, Joseph Muscat, finirono nel mirino delle sue rivelazioni.
Il suo lavoro le attirò ammirazione e rispetto da molti cittadini, ma anche odio, minacce e querele: oltre 40 procedimenti legali erano pendenti contro di lei al momento della morte.
Le inchieste sui Panama Papers e gli affari del potere
Daphne Caruana Galizia fu tra i primi a riportare in Malta i contenuti dei Panama Papers, lo scandalo internazionale che rivelò l’esistenza di società offshore riconducibili a politici e imprenditori di tutto il mondo.Nel suo blog, accusò due stretti collaboratori del premier Muscat — Keith Schembri, capo di gabinetto, e Konrad Mizzi, ministro dell’Energia — di aver costituito società nei paradisi fiscali per canalizzare fondi di dubbia provenienza.
Poche settimane prima della sua morte, Daphne stava lavorando su un’altra pista esplosiva: i presunti legami tra la moglie del premier Muscat e la società segreta Egrant, anch’essa collegata ai Panama Papers. Secondo la giornalista, quella società aveva ricevuto fondi da una banca azera, alimentando sospetti di corruzione ad alto livello.
L’attentato e l’inchiesta giudiziaria
Il 16 ottobre 2017, alle 14:58, Daphne Caruana Galizia salì sulla sua auto per recarsi in banca. Pochi istanti dopo l’accensione del motore, una bomba piazzata sotto il sedile esplose, uccidendola all’istante.
L’isola intera si fermò. Il premier Joseph Muscat condannò l’attentato e chiese l’aiuto dell’FBI e di Europol per le indagini. Nel dicembre dello stesso anno, tre uomini — i fratelli George e Alfred Degiorgio e il loro complice Vince Muscat (senza parentela col premier) — furono arrestati e accusati di aver materialmente compiuto l’omicidio.
Le indagini successive, tuttavia, portarono a uno scenario più ampio: dietro l’attentato vi era un presunto mandante, l’imprenditore Yorgen Fenech, proprietario del consorzio energetico Electrogas, coinvolto in affari pubblici sotto inchiesta.
Nel 2022, Vince Muscat ha ammesso la propria partecipazione all’attentato, ricevendo una condanna a 15 anni. I fratelli Degiorgio sono stati condannati all’ergastolo. Il processo contro Fenech, accusato di essere il mandante, è tuttora in corso.
Il rapporto d’inchiesta: lo Stato maltese “responsabile”
Nel luglio 2021, una commissione pubblica d’inchiesta maltese ha concluso che lo Stato aveva una “responsabilità collettiva” nella morte della giornalista
.Secondo il rapporto, le istituzioni avevano “creato un clima di impunità” che aveva permesso ai responsabili di pianificare e portare a termine l’omicidio. Daphne Caruana Galizia — scrissero i giudici — “è stata uccisa perché svolgeva un ruolo che lo Stato aveva abbandonato: quello di vigilare sulla legalità e sulla corruzione”.
L’eredità di Daphne
A distanza di anni, il volto e la voce di Daphne Caruana Galizia restano simboli della lotta per la verità, la giustizia e la libertà di stampa.Ogni anno, a Malta e in molte capitali europee, si tengono veglie e cerimonie in sua memoria. Il Parlamento europeo le ha dedicato il Premio Daphne Caruana Galizia per il giornalismo, istituito nel 2021, per onorare i reporter che si distinguono per coraggio e integrità nel raccontare i fatti.
Una voce che continua a fare rumore
“Non ci sono giornalisti di parte, ma solo giornalisti vivi o morti”, scrisse una volta Daphne Caruana Galizia.Oggi, la sua voce continua a risuonare attraverso le inchieste che ispirano nuove generazioni di reporter e attraverso il coraggio di chi, come lei, crede che la verità valga sempre il rischio di raccontarla.











