Sigfrido Ranucci è nato a Roma il 24 agosto 1961. Laureato in Lettere all’Università “La Sapienza”, ha iniziato nel giornalismo nei quotidiani (tra cui “Paese Sera”), poi è entrato in Rai nel 1989, prima al TG3 occupandosi di cronaca, attualità e sport. Negli anni ’90 collabora con vari programmi, viene inviato nei Balcani, a New York dopo l’11 settembre 2001, copre eventi internazionali e calamità come lo tsunami del 2004 a Sumatra.
Dal 2006 entra stabilmente nel team di Report, programma di inchieste storicamente guidato da Milena Gabanelli. Dal 27 marzo 2017 è conduttore del programma.
Ranucci si è distinto per inchieste sul traffico illecito di rifiuti, smaltimenti pericolosi, veleni (es. “Valzer dei veleni”, “Polveri maledette”; l’uso di armi non convenzionali in conflitti internazionali; per esempio l’utilizzo del fosforo bianco ad Fallujah, Iraq. E soprattutto per essersi occupato di mafia, corruzione, mala politica in Italia; si è occupato anche della presunta trattativa Stato-mafia con il libro Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri.
Ha ricoperto ruoli organizzativi all’interno della Rai: capo redattore, vice-direttore ad personam, anche responsabile della formazione giornalistica di giovani inviati/inchieste.
Ha ricevuto numerosi premi per il giornalismo d’inchiesta: Ilaria Alpi, Penne Pulite, Maria Grazia Cutuli, riconoscimenti internazionali e nazionali.
Ranucci è tristemente noto per essere uno dei giornalisti più querelati in Italia. Secondo le sue stesse dichiarazioni fino al 2025 ha raccolto oltre 178 querele o richieste di risarcimento danni. Un caso famoso è quello con il sindaco Flavio Tosi: un’inchiesta di Report che ha portato ben 19 querele. Alcune querele sono state archiviate: ad esempio quelle relative al servizio “L’Arena” (Verona) trasmesso nel 2014. Il giudice ha riconosciuto che le notizie erano state verificate e che il servizio era corretto.
Più recentemente, in settembre 2025, il capo di gabinetto della presidente del consiglio (Gaetano Caputi) ha querelato Ranucci e Giorgio Mottola per un’inchiesta su Monte Paschi / Mediobanca.
La primavera scorsa, Ranucci ha denunciato che sono state tagliate puntate di Report nonostante il contratto di servizio Rai che dovrebbe valorizzare il giornalismo investigativo.
A giugn ha ricevuto una lettera disciplinare dalla Rai per aver partecipato ad una trasmissione su La7 e aver difeso il lavoro della sua redazione.
Ranucci è apprezzato da molti per l’impegno nel giornalismo d’inchiesta, per capacità critica nei confronti dei poteri economici e politici e per affrontare temi scomodi. Definito “querelato speciale” per il gran numero di querele subite, ma spesso le querele sono state archiviate o rigettate perché l’inchiesta risultava essere basata su dati verificati.
Non solo querele temerarie, ma anche minacce concrete: Ranucci vive sotto scorta di diversi anni e nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 ottobre è stato oggetto di un attentato di stampo mafioso. Un ordigno piazzato sotto la sua automobile è esploso, distruggendo anche la vettura della figlia che era parcheggiata accanto. L’auto era parcheggiata davanti casa del giornalista.
La libertà di informazione, inchieste contro malaffare, trasparenza delle istituzioni, controllo su poteri economici e politici sono al centro del suo lavoro.
Ranucci si trova a fronteggiare non solo controversie legali, ma anche tagli delle risorse, pressioni politiche, critiche da parte dipolitici che lo accusano di “essere manipolatore”, “nemico” o “agenda” antica.
Sigfrido Ranucci rappresenta oggi una figura emblematica del giornalismo investigativo in Italia: un giornalista che ha fatto dell’indipendenza, della verifica dei fatti e del coraggio nell’affrontare temi scomodi la sua ragione di vita professionale, ma che sostiene anche i rischi concreti — accuse, querele, pressioni politiche — con lo strumento della difesa legale e della trasparenza pubblica.











