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Clan De Martino: come una famiglia ha plasmato il quartiere Ponticelli

Luciana Esposito di Luciana Esposito
8 Ottobre, 2025
in Cronaca, In evidenza
0
La storia della famiglia De Martino: chi sono gli “XX” di Ponticelli
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La famiglia De Martino, gli “XX” di Ponticelli, un’area storicamente contesa tra diverse fazioni criminali, – tra cui i De Luca Bossa-Minichini-Casella, – il cui quartier generale è saldamente radicato nel rione Fiat, nel corso degli anni ha consolidato il suo potere attraverso alleanze, conflitti e una gestione capillare delle attività illecite.

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In seguito alla dissoluzione del clan Sarno, i De Martino hanno iniziato a emergere nel contesto malavitoso locale, prima in veste di rivali e poi da alleati dei De Micco, in seguito all’omicidio di Massimo Imbimbo, parente del boss Francesco De Martino, maturato proprio per mano dei cosiddetti “Bodo”. Temendo per l’incolumità dei suoi figli, Antonio, Giuseppe e Salvatore, Francesco De Martino alias Ciccio ‘o pazzo, decise di deporre le armi e schierarsi dalla parte dell’assassino di suo nipote. Proprio grazie alle azioni violente e agli omicidi compiuti da Antonio “XX” De Martino, i De Micco sono riusciti a conquistare l’egemonia territoriale.

Un fatto che ha consentito ai De Martino di acquisire una certa autonomia, diventando un’entità criminale progressivamente indipendente con un proprio assetto gerarchico e operativo.

Il traffico di droga, le estorsioni e la compravendita delle case popolari sono i principali business che hanno garantito ingenti guadagni al clan nel corso degli anni. Un’inchiesta recente ha rivelato come il clan gestisse abusivamente un immobile in via Panagulis, utilizzato come base operativa e centro di smistamento per le loro attività criminali. Le forze dell’ordine hanno sgomberato quell’edificio lo scorso giugno, sequestrando la struttura e arrestando numerosi affiliati. 

Un provvedimento che ha assunto un forte valore simbolico, soprattutto perché è giunto nel momento di pieno declino del clan, il cui tracollo è iniziato nell’estate del 2024 quando sono finiti in manette De Martino senior e sua moglie, Carmela Ricci, al pari di altri fedelissimi del clan, mentre i tre figli del boss erano già detenuti.

I figli Antonio e Giuseppe hanno da sempre ricoperto ruoli di rilievo. Antonio De Martino, in particolare, noto per la sua violenza e determinazione, è uno dei principali esponenti del gruppo. Rispettato e temuto, soprattutto per la fama da cattivo e la naturale predisposizione alla violenza, unitamente a racconti e narrazioni che negli anni hanno concorso a mitizzare notevolmente la sua figura agli occhi delle giovani leve del clan, malgrado i numerosi anni trascorsi in carcere, Antonio “XX” rappresenta ancora un modello da emulare per gli interpreti della malavita locale.

Carmela Ricci, moglie di Francesco, ha avuto un ruolo significativo all’interno del clan, contribuendo alla gestione delle attività e al mantenimento dell’ordine interno. La sua presenza ha sottolineato l’importanza del coinvolgimento familiare nelle dinamiche della camorra e della figura della “mamma-camorra” all’interno del clan, soprattutto nel primo, vero momento di crisi del clan De Micco-De Martino quando, nel 2017, in seguito al blitz che portò all’arresto di diversi affiliati – tra i quali anche il figlio, Antonio – fu lei ad ereditare le redini del clan e a capeggiare le azioni dei reduci – prettamente giovanissimi – per contrastare l’ascesa dei clan alleati di Napoli est.

Non riuscendo ad osteggiare i rivali, pur di sopravvivere, i De martino furono costretti a confluire nell’alleanza costituita dai De Luca Bossa-Minichini-Casella con i quali, dopo una breve pax armata, entrarono nuovamente in conflitto per ragioni di carattere economico. Secondo quanto riferito dai collaboratori di giustizia, i De Martino hanno deciso di scindersi dai De Luca Bossa a causa di divergenze nella gestione delle entrate derivanti dalle piazze di spaccio, ma anche per la somma corrisposta ai detenuti da mantenere in carcere, poco consona e rispettosa della caratura camorristica dei detenuti, secondo i De Martino.Una scissione che ha portò a una sanguinaria faida nella quale ebbero la peggio proprio i giovani, aspiranti leader della camorra, galvanizzati dal falso mito di “Antonio XX”. Consapevole del basso spessore criminale di suo figlio Salvatore, tutt’altro che dotato della stessa caratura criminale dei due fratelli, Donna Lina cinturò intorno a lui un cordone di giovanissimi, autentici scudi umani, pecore mandate al macello che ebbero la peggio nell’ambito della faida con i Minichini-Casella-de Luca Bossa.

La situazione si è ribaltata a favore degli “XX” in seguito al ritorno a Ponticelli di Marco De Micco che è riuscito nuovamente a conquistare il controllo del territorio. Seppure, a partire dal 2022, i due clan siano tornati a fare scintille in più occasioni. Gli “XX” non hanno gradito la decisione del boss Marco De Micco di indicare come suo successore il ras della droga Ciro Naturale detto ‘o Mellone, in seguito al suo arresto, al fine di garantire una certa solidità economica al clan, a discapito del giovane Salvatore De Martino. Nacquero così una serie di dissidi, sfociati nell’agguato di camorra al quale è miracolosamente sopravvissuto Naturale, nell’estate del 2023 e voluto dai De Martino per conquistare la leadership del clan, approfittando della superiorità numerica acquisita in seguito a una serie di scarcerazioni eccellenti, tra le quali quella di Giuseppe De Martino.

L’arresto di Ciccio ‘o pazzo e di Donna Lina ha sancito l’incipit del periodo di declino del clan, suggellato dalle recenti condanne incassata in primo grado e che costringono in carcere per oltre dieci anni le figure apicali degli “XX”, compreso il boss e sua moglie. Una stangata alla quale va necessariamente sommata la consapevolezza che la figura più carismatica e rappresentativa del clan, Antonio De Martino, è stato condannato al carcere a vita e pertanto gli “XX” non potranno far leva su di lui per tentare di risalire la china.

Allo stato attuale, i reduci del clan sembrano molto più orientati a perorare la causa dei De Micco che a mantenere in piedi quello che resta del clan De Martino, salvo sporadiche eccezioni riconducibili a gestori di piazze di droga per conto del clan nel rione Fiat e nel rione Incis.

L’unica, magra consolazione per i membri della famiglia/clan De Martino è la consapevolezza di poter contare sul sussidio dei De Micco in carcere, esclusivamente in forma di rispetto per i reati compiuti da Antonio De Martino e per i quali ha incassato l’ergastolo, ma anche per scongiurare il pericolo che “XX” possa capitolare la cospetto dei magistrati, alla ricerca di una possibile scorciatoia, al fine di evitare di dover trascorrere in carcere il resto dei suoi giorni.

Una protezione che i De Micco hanno già dimostrato di garantire nel corso dell’estate 2024, quando il giovane De Martino fu vittima di una serie di brutali pestaggi da parte di alcuni affiliati al clan Minichini-De Luca Bossa. Uno scenario che sortì gravi conseguenze ben oltre le mura del carcere di Terni: diverse figure apicali del clan De Micco sequestrarono il fratello del boss Francesco Audino mentre si trovava in un bar di Cercola per intimare al fratello di attivarsi per mettere fine a quei pestaggi e alle vessazioni che il giovane XX stava subendo da parte dei rivali. Determinante, al fine di ricostruire in maniera tempestiva la dinamica dei fatti, la segnalazione che uno dei fedelissimi di Francesco De Martino inviò alla giornalista Luciana Esposito: Giovanni Braccia, collaboratore di giustizia, ormai da un anno.

La storia del clan De Martino trova nel suo epilogo la sfaccettatura più clamorosa: prima come informatore di una giornalista e poi in veste di collaboratore di giustizia è stato il fedelissimo di Francesco De Martino a infliggere “il colpo di grazia” al clan.

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