Il 2 ottobre 1987, il piccolo paese di Staiti, in provincia di Reggio Calabria, fu teatro di un tragico errore che costò la vita a Domenico Zappia, un giovane di 18 anni. Domenico, noto come Mimmo, era uno studente modello, figlio unico di una famiglia stimata nella comunità. Quella mattina, a causa di uno sciopero dei treni, Mimmo decise di chiedere un passaggio a qualcuno che tornava verso casa dopo la scuola. La persona che si fermò per dargli un passaggio era Antonio Stelitano, un uomo di 33 anni, obiettivo di un agguato da parte della ‘ndrangheta. Quando i due furono raggiunti da una Fiat 127, i sicari aprirono il fuoco, uccidendo Stelitano sul colpo. Mimmo, ferito gravemente, morì cinque giorni dopo in ospedale.
Questo omicidio si inserisce nella faida di Motticella, un conflitto tra clan mafiosi che tra il 1983 e il 1990 causò oltre 50 vittime. Mimmo Zappia, vittima innocente, fu dimenticato per anni, ma grazie all’impegno della madre, Concetta Micera, il suo nome è stato finalmente riconosciuto tra le vittime della ‘ndrangheta. Oggi, la sua memoria è onorata in occasioni come la Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, dove il suo nome viene letto insieme a quello di altre vittime innocenti della mafia.
La storia di Mimmo Zappia è un monito contro la violenza e l’illegalità, ricordandoci che ogni vittima innocente è una ferita per la comunità e un invito a non abbassare mai la guardia nella lotta alla mafia










