Il 3 ottobre 1951, a soli tre anni, Domenica Zucco moriva dopo 23 giorni di agonia, vittima innocente di un attentato mafioso contro suo padre, Domenico Zucco. La tragedia si consumò la sera dell’11 settembre 1951 a San Martino di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria.
Domenico Zucco era stato coinvolto, l’anno precedente, nell’omicidio di Girolamo Fedele, avvenuto nella piazza principale del paese. L’istruttoria si concluse con l’assoluzione per insufficienza di prove. Tuttavia, il fratello della vittima, Vittorio Fedele, decise di vendicare la morte del congiunto. La sera dell’11 settembre, approfittando dell’assenza di testimoni e della presenza delle bambine, Vittorio Fedele aprì il fuoco con un fucile da dieci metri di distanza, colpendo mortalmente Domenico Zucco e ferendo gravemente le sue due figlie, Domenica e Maria.
Domenica, colpita all’addome, fu trasportata d’urgenza all’ospedale, ma le sue condizioni peggiorarono rapidamente. Nonostante gli sforzi dei medici, la piccola morì il 3 ottobre 1951, dopo 23 giorni di sofferenza.
Inizialmente, l’omicidio di Domenica Zucco non ricevette l’attenzione che meritava. Tuttavia, grazie all’impegno di associazioni come Libera, che si occupano di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle vittime della criminalità organizzata, il suo caso venne finalmente riconosciuto come omicidio di mafia. Il 1º aprile 2009, il Ministero dell’Interno lo inserì ufficialmente nell’elenco delle vittime di mafia.
Per onorare il sacrificio di Domenica Zucco, sono state intraprese diverse iniziative commemorative. Ogni anno, il 21 marzo, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno promossa da Libera, il suo nome viene letto insieme a quello di altre vittime innocenti della mafia.
La storia di Domenica Zucco rappresenta un esempio di come la violenza mafiosa non risparmi nemmeno i più piccoli e indifesi. Il suo ricordo continua a vivere come simbolo della lotta contro la ‘ndrangheta e tutte le forme di criminalità organizzata.










