Eletto sindaco di Pollica per tre mandati, Angelo Vassallo fu ucciso il 5 settembre 2010. Le indagini ora coinvolgono ufficiali dell’Arma, imprenditori e figure legate al traffico di droga.
Angelo Vassallo nacque a Pollica, in provincia di Salerno, il 22 settembre 1953. Cresciuto come pescatore, mantenne sempre un forte legame col mare, che ispirò la sua visione amministrativa. Dopo aver ricoperto ruoli istituzionali come consigliere provinciale, fu eletto sindaco di Pollica per tre mandati consecutivi (1995–1999; 1999–2004; 2005–2010) .
Durante la sua amministrazione, Vassallo si distinse per un modello innovativo di tutela ambientale: lotta all’abusivismo edilizio, promozione della raccolta differenziata e valorizzazione della dieta mediterranea, riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità dall’UNESCO nel novembre 2010 . Il suo approccio concreto e diretto gli guadagnò il soprannome di “sindaco pescatore”.
La sera del 5 settembre 2010, intorno alle 22:15, Vassallo rientrava a casa ad Acciaroli a bordo della sua automobile, quando fu colpito da una serie di colpi di pistola calibro 9, sette dei quali lo colpirono mortalmente. L’attacco fu netto e mirato, tipico della criminalità organizzata: una vera esecuzione, seppure nessuno dei residenti in zona dichiarò di aver udito gli spari.
Già nei giorni precedenti l’omicidio, Vassallo aveva espresso preoccupazione per il traffico di droga che si stava diffondendo nel porto di Acciaroli e confidato la sua angoscia nei confronti di un amico: “Ho scoperto una cosa che non avrei mai voluto scoprire” .
Fin dall’inizio, le indagini si concentrarono su una possibile matrice camorristica: le battaglie politiche ed ecologiche di Vassallo venivano viste come un pericolo per gli interessi illeciti sul territorio.
La vicenda investigativa fu da subito complicata da depistaggi e anomalie: a esempio, il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, in servizio a Castello di Cisterna è accusato di aver manipolato le immagini delle telecamere al fine di sviare le indagini e far ricadere la colpa su un piccolo spacciatore che bazzicava tra i locali della movida acciarolese con il quale Vassallo ebbe un alterco.
Solo nel 2022, le indagini hanno ripreso vigore con l’iscrizione nel registro degli indagati di nove persone, tra cui carabinieri, imprenditori e esponenti della criminalità organizzata, accusati di omicidio o traffico di droga.
Nel novembre 2024, sono stati arrestati quattro soggetti per concorso in omicidio: il colonnello Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il collaboratore di giustizia Romolo Ridosso (legato al clan Loreto-Ridosso).
Lo scorso febbraio, la Procura di Salerno ha notificato formalmente la chiusura delle indagini per otto indagati, tra cui Cagnazzo, Cioffi, Cipriano e Ridosso, oltre ad altri adulti coinvolti in un presunto traffico di droga verso Acciaroli: tra loro, i fratelli Palladino (Giovanni, Domenico e Federico) e Giovanni Cafiero.
Secondo la Procura, Vassallo fu ucciso in quanto stava per denunciare il radicamento dello spaccio nel suo territorio, cosa che lo avrebbe reso un ostacolo per narcos e complicità istituzionali.
Il processo prenderà il via il prossimo 16 settembre.
Dalla figura umile del “sindaco pescatore”, fino alla sua tragica morte e alle svolte investigative solo decenni dopo, la vicenda di Vassallo incarna un doloroso monito: l’impegno civile può essere un ostacolo per la criminalità, e la giustizia può arrivare solo con la perseveranza.









