La Striscia di Gaza vive ore drammatiche, strette tra l’intensificazione delle operazioni militari israeliane, un’emergenza umanitaria senza precedenti e crescenti pressioni diplomatiche sul piano internazionale.
Offensiva militare e richiamo dei riservisti
L’esercito israeliano ha dato il via alle prime fasi di un’offensiva su larga scala su Gaza City, in particolare nei quartieri di Zeitoun e Shijaiyah. Per sostenere l’operazione, Tel Aviv ha richiamato circa 40.000 riservisti, una mossa che sottolinea la determinazione del governo Netanyahu ma che, al tempo stesso, alimenta tensioni interne e divisioni sulle strategie da adottare.
Il bilancio delle ultime 24 ore è pesantissimo: secondo diverse fonti, almeno 80 civili palestinesi hanno perso la vita sotto i bombardamenti, che hanno colpito anche aree prossime a siti umanitari. Le vittime dall’inizio dell’operazione sarebbero ormai nell’ordine delle migliaia, in un conflitto che sembra non conoscere tregua.
Emergenza fame e collasso sanitario
Alla devastazione dei raid si somma la carestia. Negli ultimi giorni, almeno 13 persone – tra cui diversi bambini – sono morte di fame, mentre i prezzi dei beni di prima necessità hanno raggiunto livelli insostenibili. Le strutture ospedaliere, già allo stremo per carenza di elettricità e medicinali, denunciano il rischio di epidemie e chiedono un accesso immediato a farmaci e vaccini.
Secondo testimonianze raccolte da reporter internazionali, gli abitanti della Striscia parlano di una “morte lenta”, tra bombardamenti, isolamento e mancanza di cibo.
Pressioni e reazioni internazionali
Sul fronte diplomatico, il Belgio ha annunciato che riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina durante la prossima Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Contestualmente, Bruxelles introdurrà dodici sanzioni contro Israele, tra cui lo stop alle importazioni dagli insediamenti e restrizioni a diplomatici israeliani.
Intanto, la Global Sumud Flotilla è ripartita da Barcellona dopo un rinvio per maltempo. Tra gli attivisti a bordo figura anche la giovane ambientalista Greta Thunberg, insieme a decine di volontari e personalità internazionali decise a portare aiuti a Gaza. La flottiglia è già al centro di mobilitazioni in varie città europee: in Italia, tra il 6 e il 7 settembre, sono previste manifestazioni a Roma, Firenze, Prato e in Emilia-Romagna in sostegno della missione.
Uno scenario di devastazione
Riprese aeree mostrano vaste aree di Gaza ridotte a cumuli di macerie. Secondo analisti militari, Israele punta a consolidare il controllo di circa il 75% del territorio della Striscia, con un piano di occupazione progressiva che ha già provocato centinaia di migliaia di sfollati costretti a vivere in tende improvvisate.
Intanto, le organizzazioni umanitarie denunciano l’uccisione di centinaia di civili mentre cercavano di raggiungere i punti di distribuzione degli aiuti. La comunità internazionale, divisa e spesso paralizzata, si interroga sul rischio di crimini di guerra.
A Gaza, la tragedia continua a consumarsi tra fuoco e fame. Mentre Israele intensifica la sua offensiva e la popolazione civile paga il prezzo più alto, cresce la pressione internazionale per un cambiamento radicale.
Le prossime settimane diranno se il riconoscimento della Palestina da parte di nuovi Stati, le mobilitazioni dal basso e le missioni umanitarie riusciranno a incidere su una crisi che, giorno dopo giorno, appare sempre più senza vie d’uscita.











