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L’estate di sangue del 2015: la faida tra la “Paranza dei Bambini” e il clan Buonerba-Mazzarella

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
31 Luglio, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Nel cuore dell’estate 2015, Napoli si ritrovò a vivere una delle stagioni più violente degli ultimi anni, una faida feroce combattuta a colpi di pistola tra giovanissimi armati fino ai denti che, sprezzanti del pericolo, si mostravano pronti a impugnare le armi e a sparare anche tra le strade più affollate della centro storico di Napoli. A fronteggiarsi per il controllo delle piazze di spaccio di Forcella, Maddalena, Duchesca e Centro storico furono da un lato la cosiddetta “Paranza dei Bambini” – guidata dai fratelli Emanuele e Pasquale Sibillo – e dall’altro il fronte composto dal clan Buonerba-Mazzarella, radicato nei quartieri di San Giovanni a Teduccio e nei rioni limitrofi.

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La faida esplose dopo la frantumazione del potere storico del clan Giuliano, che aveva dominato Forcella per decenni. Con l’arresto e il pentimento di vari esponenti, si aprì un vuoto che i fratelli Sibillo, poco più che adolescenti, provarono a colmare. Il loro sogno era fondare una nuova alleanza criminale giovane, spregiudicata, moderna: la paranza. Armati di kalashnikov, scooter rubati, cellulari criptati, volevano dettare legge tra i vicoli storici di Napoli.

Ma non erano gli unici a voler comandare. A opporsi furono i Buonerba, antichi rivali dei Giuliano e storicamente vicini ai Mazzarella, uno dei cartelli più solidi e longevi della criminalità napoletana. Lo scontro era inevitabile.

La guerra tra i clan si tradusse in agguati quotidiani, minacce, sparatorie in pieno giorno, uccisioni per vendetta o intimidazione. Le armi giravano tra minorenni e giovanissimi, i motorini venivano modificati nelle officine o nascosti subito dopo gli omicidi.

In questo clima rovente si consumò il brutale omicidio di un innocente: Luigi Galletta, 21 anni, meccanico incensurato, ucciso il 31 luglio 2015 a colpi di pistola per non aver fornito informazioni su un parente affiliato ai Buonerba. Galletta era del tutto estraneo al contesto criminale, eppure fu punito da due giovanissimi esponenti della paranza: Antonio Napoletano ‘o nannone (appena 17enne all’epoca) e Ciro Contini, nipote del boss Eduardo Contini ‘o romano.

Il punto di svolta della faida arrivò la notte del 2 luglio 2015, quando Emanuele Sibillo, 19 anni, leader carismatico della paranza, venne ucciso in un agguato mentre tentava un raid armato in via Oronzio Costa, quartier generale dei Buonerba. Colpito alla schiena da un fucile d’assalto, Emanuele morì poco dopo in ospedale. A partire da quel momento la sua figura è andata incontro a un perenne processo di mitizzazione e la sigla ES17 (le iniziali e il numero della lettera S, simbolo del clan) è diventata un’immagine iconica da tatuare e da riprodurre in tutti i contesti – reali e virtuali – dove il nome di Sibillo non ha mai smesso di riecheggiare.

Con la morte di Emanuele e l’arresto progressivo di molti membri chiave, la paranza iniziò a sgretolarsi. Il sogno di un nuovo dominio criminale under 20 si infranse contro l’onda lunga delle indagini, dei pentiti e della repressione.

Tra il 2014 e il 2016 si registrarono oltre 60 episodi di fuoco, tra sparatorie e agguati, una dozzina di morti e decine di feriti. La faida tra paranza e Buonerba-Mazzarella portò a una militarizzazione del centro storico e a una mobilitazione civile, culminata in manifestazioni per la legalità e l’intitolazione di piazze alle vittime innocenti.

A rendere ancora più inquietante la vicenda fu l’età dei protagonisti: molti degli affiliati alla “paranza” erano minorenni o poco più che maggiorenni, spesso cresciuti tra miseria, assenza di istruzione e idolatria criminale. Usavano i social come mezzo di propaganda, si tatuavano simboli di clan, pubblicavano selfie armati, e si vantavano delle proprie gesta come se fossero personaggi di un videogioco.

Molti dei protagonisti sono oggi in carcere, pentiti o morti. Ma le ferite nei quartieri popolari di Napoli sono ancora aperte. Soprattutto perché, tanti altri giovani, nel corso dei 10 anni trascorsi, sono morti uccisi per perseguire lo stesso sogno criminale cullato da Emanuele Sibillo.

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