Luigi Galletta, 21 anni, meccanico incensurato, fu assassinato in pieno giorno all’interno dell’officina dove lavorava in via Carbonara, nel rione San Lorenzo di Napoli. Vittima innocente della violenza di camorra, la sua unica colpa fu il rifiuto di fornire informazioni sulla latitanza del cugino affiliato al clan Buonerba.
La mattina del 31 luglio 2015, due affiliati del clan Sibillo fecero irruzione nell’officina e chiesero esplicitamente dove si nascondesse Luigi Criscuolo, legato al clan Buonerba. Al diniego di Galletta – completamente estraneo a quelle logiche – seguirono tre colpi in testa sferrati con il calcio della pistola durante un primo pestaggio. Nonostante fosse ferito, Galletta non denunciò l’accaduto. Poche ore dopo, i killer tornarono per chiudere la questione in modo definitivo sparando tre proiettili al petto del giovane. Trasportato in condizioni critiche all’ospedale Loreto Mare, morì poco dopo per la gravità delle ferite riportate.
Il delitto si inserisce nel cuore della sanguinosa faida tra la “Paranza dei Bambini”, capeggiata dai Sibillo e il clan Buonerba-Mazzarella, in lotta per il controllo delle piazze di spaccio in Forcella e dintorni. Luigi Galletta venne scelto come bersaglio proprio per il legame familiare: giovane, estraneo alle dinamiche criminali, divenne il tramite inconsapevole di una guerra tra bande. Un omicidio necessario per lanciare un monito ben preciso, oltre che a punirne l’omertà. Tuttavia, Galletta non riferì le informazioni richieste, non per favorire la latitanza del cugino, realmente era ignaro delle vicende che lo riguardavano. Era un giovane che aveva scelto una strada diversa, fatta di lavoro onesto e sacrificio, ma non è bastato a preservarlo dalle logiche criminali.
L’esecutore materiale del delitto, Antonio Napoletano, allora minorenne, fu condannato nell’ottobre 2018 a 18 anni di reclusione.
Nel marzo 2019 la Direzione Distrettuale Antimafia emise un’ordinanza di custodia cautelare anche nei confronti di Ciro Contini, nipote del boss Eduardo Contini “‘o romano” e figura di vertice nella paranza, accusato di aver partecipato al delitto con l’aggravante mafiosa e l’uso di armi illegali, indicandolo come mandante.
Tuttavia, il Tribunale del Riesame di Napoli annullò l’ordinanza nei confronti di Contini, ritenendo inattendibili alcune fonti investigative, anche se la Procura continuò a sospettare del suo coinvolgimento diretto nell’omicidio.
Arrestato a marzo del 2024 da latitante, a Ciro Contini, quando era già detenuto per altri reati, la Procura partenopea contesta i delitti di omicidio, detenzione e porto illegale di armi in relazione all’omicidio di Luigi Galletta.
Da latitante, Contini beneficiò dell’appoggio dell’alleanza costituita dai vecchi clan dell’ala orientale di Napoli, trovando ospitalità e protezione a Barra, a casa di Michele Minichini detto ‘o tigre, figura apicale del braccio armato del clan, e nel rione De Gasperi di Ponticelli, all’epoca fortino delle “pazzignane”, capeggiate da Luisa De Stefano.











