Con una storica sentenza, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha stabilito che lo Stato italiano ha violato il diritto alla vita e alla salute dei cittadini residenti nella Terra dei Fuochi, l’area compresa tra le province di Napoli e Caserta devastata da decenni di sversamenti e roghi tossici.
L’Italia ha ora due anni di tempo per attuare un piano vincolante di bonifica ambientale, monitoraggio sanitario e informazione pubblica. La decisione arriva dopo anni di denunce, prove mediche, inchieste giudiziarie e mobilitazioni civiche, e rappresenta una delle più forti censure internazionali sulla questione ambientale nel Mezzogiorno.
La Corte ha esaminato i ricorsi presentati da 43 cittadini (tra cui genitori di bambini morti di tumore, agricoltori e medici) che vivono o lavorano in aree contaminate da rifiuti interrati illegalmente, roghi tossici e scarichi industriali non controllati.
Le violazioni riconosciute riguardano:
L’art. 2 della Convenzione Europea: diritto alla vita
L’art. 8: diritto al rispetto della vita privata e familiare
L’art. 13: diritto a un ricorso effettivo
Secondo gli atti del procedimento, sostenuti anche da dati dell’Istituto Superiore di Sanità e da perizie indipendenti, i tassi di incidenza di tumori, malformazioni fetali e patologie respiratorie nell’area risultano superiori alla media nazionale, con punte fino al 40% in più tra i minori in alcuni comuni come Caivano, Giugliano, Acerra, Casal di Principe.
La Corte ha ritenuto “inaccettabile” il ritardo con cui lo Stato italiano ha affrontato il problema, e ha criticato la mancanza di trasparenza e accesso all’informazione ambientale da parte delle istituzioni locali e centrali.
La CEDU ha ordinato al governo italiano di avviare una strategia di bonifica concreta delle aree identificate entro 24 mesi, attivare programmi pubblici di monitoraggio sanitario e sorveglianza epidemiologica, rendere accessibili i dati ambientali e sanitari alla popolazione e garantire tutela legale e sanitaria alle vittime riconosciute.
In caso di inadempienza, potrebbero scattare sanzioni internazionali e una procedura di sorveglianza speciale da parte del Consiglio d’Europa.
Quella della Terra dei Fuochi non è più solo una questione locale o nazionale: è diventata un caso europeo di diritti umani negati. Una terra martoriata che oggi trova ascolto a Strasburgo e che, forse, potrà intraprendere una nuova fase di risanamento, giustizia e speranza.











