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Detenuto pubblica foto e post dal carcere minorile di Airola: sequestrato telefono cellulare

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
13 Ottobre, 2017
in In evidenza, News
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Detenuto pubblica foto e post dal carcere minorile di Airola: sequestrato telefono cellulare
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Carceri: profilo Fb e chat no stop per selfie fatti in cellaUn nuovo scandalo travolge il carcere minorile di Airola: nelle ore scorse, si è infatti appreso che un detenuto si collegava al suo account Facebook, servendosi di un telefono cellulare, sequestrato dalla Polizia Penitenziaria. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria Sappe. “Ai Dipartimenti della Giustizia minorile e dell’amministrazione penitenziaria – spiega il sindacalista – chiediamo interventi concreti”.

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Il Sappe ricorda che “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

Non si tratta di un caso isolato.

L’estate scorsa, infatti, scoppiò uno scandalo nazionale che ha portato il ministro della giustizia Andrea Orlando ad intervenire in prima persona. Ancora una volta, nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, alcuni detenuti si erano scattati dei selfie che poi sono stati pubblicati liberamente sui social network e anche in un profilo facebook creato appositamente. “Airola live”. Orlando, «a seguito delle rilevanti criticità insorte presso l’Istituto penitenziario minorile di Airola – si legge infatti in una nota del ministero – ha manifestato la sua preoccupazione e sollecitato il competente dipartimento a intervenire. Il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità ha pertanto provveduto a revocare l’incarico all’attuale direttore facente funzioni della struttura. In sostituzione di quest’ultimo è stato incaricato in via temporanea urgente il dottor Gianluca Guida, già direttore dell’Istituto minorile di Nisida, che ha dunque assunto l’interim presso l’istituto beneventano».
A pochi mesi di distanza, le guardie del medesimo istituto penitenziario hanno sequestrato un altro telefono cellulare. “L’uomo, G.F., è detenuto nel carcere minorile, ma questo non gli impediva di scrivere messaggi sul proprio profilo di Facebook. La Polizia Penitenziaria ha quindi dato corso ad una perquisizione in cella che ha portato al sequestro del cellulare. Ai Dipartimenti della Giustizia minorile e dell’Amministrazione Penitenziaria chiediamo interventi concreti, come la dotazione ai Reparti di Polizia Penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani”, spiega. Il SAPPE ricorda che “sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo”.

Proprio per sollecitare interventi concreti, uomini e mezzi per la Polizia Penitenziaria, il SAPPE di Airola ha partecipato con la Consulta Sicurezza alla manifestazione di questa mattina a Roma davanti alla Camera dei Deputati, in piazza Montecitorio. “Saremo in piazza per denunciare che il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso e le costanti e continue evasioni ne sono la più evidente dimostrazione. E da tempo il SAPPE denuncia – inascoltato! – che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, come l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, come la mancanza di personale – servono ameno 8.000 Agenti di Polizia Penitenziaria per fronteggiare le costanti criticità, ed invece sono state autorizzate dal Governo solamente 305 nuove assunzioni… , come il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. E ci rendiamo conto, come avevamo denunciato, che mettere i detenuti di 25 anni nei penitenziari minorili è stata una scelta politica sbagliata, che ha determinato anche l’atteggiamento aggressivo dei minorenni verso i poliziotti?”.

Netta la denuncia del SAPPE: “Anche queste possono essere le conseguenze alle quali si va incontro con lo smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria. Smantellamento che ha visto, lo ricordiamo, la chiusura in molte Regioni d’Italia delle sedi dei Provveditorati regionali dell’Amministrazione Penitenziaria, presidi di polizia sul territorio assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione proprio dei permessi premio, delle misure alternative alla detenzione, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. Chiudere uffici di Polizia è sempre sbagliato: ne va della sicurezza sociale”.

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