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“Gomorra-Camorra”: un feeling sempre più “reale”

Luciana Esposito di Luciana Esposito
26 Marzo, 2016
in In evidenza, News
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hqdefaultÈ accaduto ancora, stanotte, e ancora una volta a Ponticelli, in un quartiere in cui le “scene di Gomorra” continuano a manifestarsi, non solo quando impazzano le riprese della seguitissima fiction e a conferire forma ed espressione a quelle battute sono attori divenuti ormai delle autentiche e sempre più acclamate star. Difatti, con costante e crescente frequenza, le scene della fiction seguitano ad essere riproposte dalla camorra, quella vera. Quella che non spara servendosi di armi giocattolo e che non sortisce ferite a base di ammirevoli trucchi cinematografici.

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La camorra spara per uccidere, per sortire “morti vere” e “paura reale”.

Molto più spesso, la camorra ripropone “le scene di Gomorra”, forti del considerevole successo che la fiction ha maturato.

Di riflesso, la camorra mira ad eguagliare e superare quel successo, professando una sfrontata emulazione della finzione cinematografica che concorre a rendere sempre più difficile l’individuazione della linea che separa la realtà e la finzione, fondendole, accavallandole e sovrapponendole, in un’escalation di delirio e violenza sempre più temibile.

È successo durante la scalata al potere messa in scena dalla “paranza dei bimbi” di Forcella che presentava numerose analogie con la ribellione dei giovani capeggiati da Genny Savastano nella fiction nei riguardi dei veterani del clan.

E, ancora, innumerevoli ed ancor più suggestive sono gli aspetti che accomunano l’esecuzione di Donna Imma Savastano nella fiction e l’agguato che ha ucciso Annunziata D’Amico, reggente dell’omonimo clan, nel Rione Conocal di Ponticelli.

La “passillona”, questo il soprannome della sorella di “Fraulella”, il leader del clan D’Amico finito in manette, e per questa ragione subentrata a suo fratello ereditando lo scettro del potere criminale, in seguito al suo arresto, divenendo così di fatto il capo del clan la cui roccaforte è storicamente radicata nel Rione Conocal di Ponticelli.

È lì che è stata uccisa “la passillona”, nel cortile della sua abitazione, di ritorno dal colloquio con il figlio, detenuto nel carcere di Caserta.

Non usciva da mesi, Annunziata, sapeva di rischiare la vita, ma “il cuore di mamma” l’ha tradita, battendo più forte di quello del “boss” reggente del clan.

Così è stato per la Passillona, così è stato per Donna Imma Savastano.

Tant’è vero che quell’accostamento trovò compiuta espressione nel titolo di un articolo di giornale: “L’hanno uccisa come Donna Imma Savastano” e fu accolto dalle giovani reclute del clan D’Amico come il più solenne tributo da indirizzare alla memoria della Passillona.

La “commemorazione virtuale” del clan vide nella pubblicazione sui rispettivi profili di facebook di quell’articolo uno dei gesti più condivisi e partecipati da parte di parenti, affiliati e “simpatizzanti” del clan D’Amico.

Quell’articolo immortalava le gesta di una “donna-boss”: eppure la camorra fu in grado di rilevare ed attribuire a quelle parole un’accezione di senso positiva, anche e soprattutto, per quella pubblica associazione ad una “scena di Gomorra”.

Stanotte è accaduto ancora. Proprio come accade nella fiction, allorquando il clan Savastano necessita di indirizzare “un avvertimento” al boss del clan rivale, Salvatore Conte, giungendo, così, ad incendiare la casa di sua madre, stanotte, ancora una volta a Ponticelli, l’abitazione della madre di un pluripregiudicato e collaboratore di giustizia è stata travolta dalle fiamme.

Un incendio di natura dolosa, un monito incisivo e feroce: esattamente come accade nella fiction.

Le analogie evidenti ed innegabili tra realtà e finzione rendono piuttosto palese il legame che trova nel binomio “Camorra-Gomorra” e “Gomorra-Camorra” una compiuta e veritiera attendibilità.

Alla vigilia dell’imminente messa in onda della seconda serie, non possono essere tralasciati gli aspetti emulativi apparentemente più irrilevanti: i ragazzini che ripetono le “frasi-tormentone” della serie ed imitano movenze, voce, stile e capigliatura dei protagonisti.

Forse, la camorra ha capito che emulando le “scene di Gomorra” può riuscire più facilmente a sortire seguito, ammirazione e consensi tra i giovani da tramutare in reclute, senza considerare la forte suggestione che così si dissemina tra l’opinione pubblica e mediatica e soprattutto, in questo nuovo ed inquietante modus operandi, quel senso di delirante vanità che seguita a manifestarsi con insistente incidenza, trova la sua più compiuta ed appagante espressione.

Già, perché, se è pur vero che la camorra è costretta a “nascondersi” per non finire dietro le sbarre, è ancor più vero che “il desiderio di popolarità” rappresenta uno degli aspetti più incisivi della “Camorra 2.0”: quella che opera nell’era di facebook e di “Gomorra”.

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