Il tema dei caregiver familiari arriva al centro del dibattito politico regionale, mentre sul territorio emergono storie che raccontano quanto possa essere complesso garantire la continuità dei percorsi assistenziali per le persone con disabilità.
È stato infatti avviato in VI Commissione del Consiglio regionale della Campania l’iter della proposta di legge sul riconoscimento, la valorizzazione e la tutela del caregiver familiare presentata da Luca Trapanese, vicepresidente del Consiglio regionale e consigliere del Movimento 5 Stelle.
«L’incardinamento in VI Commissione della nostra proposta di legge rappresenta un primo passo importante», ha dichiarato Trapanese, sottolineando come il tema riguardi “la vita quotidiana di tantissime famiglie campane”.
L’obiettivo, ha spiegato Trapanese, è arrivare a un provvedimento capace di rafforzare il sostegno alle persone che quotidianamente si fanno carico della cura di un familiare.
“Il caregiver è prima di tutto una persona”
Tra i punti da approfondire ci sono le forme di sostegno e i criteri necessari affinché le eventuali misure siano realmente accessibili ed efficaci.
Il lavoro proseguirà ora in sottocommissione, dove saranno esaminati i diversi contenuti delle proposte.
«L’obiettivo deve restare chiaro: riconoscere il valore enorme del lavoro di cura, ma soprattutto riconoscere il caregiver come persona, con una propria salute, una vita lavorativa e sociale e il diritto a non essere lasciato solo», ha affermato Trapanese.
Un tema che assume particolare rilevanza quando la famiglia si trova a dover gestire anche la continuità dei percorsi assistenziali e riabilitativi.
La storia di Nadia: “Chi ha deciso che non avesse più bisogno?”
A riportare l’attenzione su questo aspetto è anche la vicenda raccontata dalla sorella di Nadia, 52 anni, che, secondo quanto riferito dalla familiare, ha frequentato per circa trent’anni un Centro Diurno.
La donna, che secondo la ricostruzione della sorella presenta una disabilità intellettiva e l’epilessia, è stata dimessa lo scorso 30 settembre, alla scadenza del progetto.
La sorella, che si presenta come tutrice, caregiver e unico familiare, contesta soprattutto la mancata definizione, prima della scadenza, di un nuovo percorso di presa in carico. Secondo quanto riferito dalla familiare, nel corso del 2026 Nadia sarebbe stata sottoposta a due valutazioni SVaMDi, il 17 marzo e il 4 agosto, entrambe effettuate da neurologi dell’ASL, dalle quali sarebbe emersa la necessità di proseguire il percorso riabilitativo.
Sempre secondo la ricostruzione della famiglia, a fine agosto l’assistente sociale del Comune di Napoli avrebbe richiesto all’ASL Napoli 1, Distretto 32, la convocazione dell’Unità di Valutazione Integrata per rivalutare il progetto.
La convocazione, riferisce la sorella, non sarebbe però arrivata prima della scadenza del 30 settembre.
Il 17 settembre, sempre secondo quanto denunciato dalla familiare, il legale della famiglia avrebbe inviato una formale diffida all’ASL chiedendo la convocazione dell’UVI. La famiglia riferisce di non aver ricevuto risposta prima della dimissione.
“Non chiedo un privilegio, chiedo una nuova valutazione”
La sorella di Nadia ha deciso di rendere pubblica la propria testimonianza per chiedere che venga chiarito quale sarà il futuro assistenziale della donna.
La sua preoccupazione riguarda soprattutto la perdita improvvisa di un punto di riferimento che, dopo circa trent’anni, non rappresenterebbe soltanto un servizio, ma anche una parte della quotidianità e della vita relazionale della donna.
La richiesta della famiglia, precisa la sorella, non è quella di ottenere automaticamente la proroga del servizio, ma che venga effettuata una nuova valutazione complessiva della situazione di Nadia.
«Sto chiedendo qualcosa di molto più semplice: che Nadia venga nuovamente valutata», afferma la familiare, chiedendo che vengano considerate le valutazioni sanitarie effettuate nel corso dell’anno, il lungo percorso al Centro Diurno, le autonomie, la vita di relazione e i bisogni riabilitativi e assistenziali.
La domanda che pone è quindi diretta: “Chi ha deciso che Nadia non avesse più bisogno di quel percorso?”
La questione oltre il singolo caso
La vicenda, sulla base della ricostruzione fornita dalla famiglia, pone una questione più ampia: come garantire la continuità della presa in carico quando termina un progetto assistenziale e come accompagnare il passaggio verso un eventuale nuovo percorso senza lasciare le famiglie prive di risposte.
È proprio su questo terreno che si incrocia il dibattito sul riconoscimento del caregiver familiare.
Per Trapanese, infatti, il caregiver non può essere considerato soltanto come colui che assiste un’altra persona, ma come una persona che necessita a sua volta di tutele, sostegno e riconoscimento.
«Oggi abbiamo cominciato un percorso. Adesso dobbiamo portarlo avanti con concretezza e spirito di collaborazione», ha concluso il vicepresidente del Consiglio regionale.
Per famiglie come quella di Nadia, però, il tempo della politica e quello dell’assistenza non sempre coincidono. Quando un progetto finisce, la domanda non può essere soltanto chiudere una pratica: deve essere già chiaro quale sarà il giorno dopo.










