Dall’emisfero australe arrivano i primi segnali sulla nuova stagione influenzale. In Italia gli esperti prevedono una circolazione sostenuta dei virus respiratori: ecco come riconoscere l’influenza, quali sono i sintomi e chi rischia maggiormente complicazioni
L’autunno è appena iniziato e già si torna a parlare di influenza. A far crescere l’attenzione sono soprattutto i dati provenienti dall’emisfero australe, dove la stagione influenzale precede quella dell’emisfero settentrionale.
Nei giorni scorsi il virologo Fabrizio Pregliasco ha stimato per la stagione 2026-2027 12-14 milioni di casi complessivi di infezioni respiratorie, considerando influenza e altri virus respiratori. La stagione precedente aveva superato i 15 milioni di casi.
Ma che cosa significa esattamente “influenza australiana”? E quali sono i sintomi ai quali prestare attenzione?
Perché si parla di “influenza australiana”
“Influenza australiana” è soprattutto una definizione giornalistica, non il nome ufficiale di una nuova malattia.
L’Australia e gli altri Paesi dell’emisfero australe affrontano la stagione influenzale diversi mesi prima rispetto all’Europa. Per questo i dati sulla circolazione dei virus in quei Paesi vengono osservati con particolare attenzione dagli epidemiologi: possono fornire indicazioni utili su ciò che potrebbe accadere successivamente nell’emisfero settentrionale.
Tra i virus influenzali osservati in Australia prevale in questa fase A/H3N2, ma questo non significa che lo stesso andamento debba necessariamente ripetersi identico in Italia.
Il termine, quindi, non identifica una variante completamente nuova dell’influenza.
Come si manifesta l’influenza
I sintomi dell’influenza possono comparire rapidamente, generalmente dopo un’incubazione di circa uno-due giorni.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, i sintomi tipici comprendono:
- febbre, spesso superiore ai 38 °C;
- brividi;
- mal di testa;
- dolori muscolari e articolari;
- forte stanchezza e malessere generale;
- mal di gola;
- tosse, generalmente secca;
- naso che cola;
- in alcuni casi congiuntivite.
I sintomi più intensi durano generalmente alcuni giorni, anche se tosse e stanchezza possono protrarsi più a lungo.
Nella stagione precedente, tra le persone che avevano avuto l’influenza, sono stati segnalati soprattutto raffreddore, tosse, dolori e malessere, mal di testa e febbre.
Influenza, raffreddore e Covid: non sono la stessa cosa
Uno dei problemi più frequenti durante la stagione fredda è distinguere l’influenza dalle altre infezioni respiratorie.
Raffreddore, influenza, Covid-19, virus respiratorio sinciziale e altri virus possono provocare sintomi sovrapponibili.
L’influenza tende però a presentarsi in modo più improvviso, con febbre, dolori muscolari e forte spossatezza associati ai sintomi respiratori.
Non è comunque possibile stabilire con certezza quale virus abbia provocato un’infezione soltanto sulla base dei sintomi. La circolazione contemporanea di diversi virus respiratori rende infatti il quadro ancora più complesso.
L’ISS sottolinea che durante l’inverno circolano numerosi virus capaci di provocare sintomi simili a quelli influenzali.
Chi rischia maggiormente le complicazioni
Per la maggior parte delle persone l’influenza si risolve senza conseguenze gravi. Esistono però categorie maggiormente esposte al rischio di sviluppare complicazioni.
Tra queste rientrano soprattutto:
- persone anziane;
- bambini piccoli;
- donne in gravidanza;
- persone con malattie croniche;
- persone immunodepresse;
- soggetti con patologie respiratorie o cardiovascolari.
L’ISS ricorda che l’influenza può avere un impatto particolarmente rilevante proprio nelle fasce più fragili.
Il vaccino per la stagione 2026-2027
Per la stagione 2026-2027 la composizione dei vaccini antinfluenzali è stata aggiornata sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’analisi dei virus circolanti.
Tra i ceppi inclusi nella composizione vaccinale per l’emisfero settentrionale c’è un virus A/Darwin/1415/2025 (H3N2)-like, insieme a un A(H1N1)pdm09-like e a un virus influenzale di tipo B della linea Victoria.
L’AIFA ha comunicato che per la stagione 2026-2027 sono nove i vaccini antinfluenzali autorizzati da AIFA ed EMA. La campagna vaccinale è raccomandata dal Ministero della Salute a partire dall’inizio di ottobre, mentre la vaccinazione può essere effettuata anche successivamente nel corso della stagione.
La vaccinazione è particolarmente importante per le persone considerate a rischio di complicazioni e per le categorie alle quali viene offerta gratuitamente secondo le indicazioni ministeriali.
Come limitare il contagio
Le regole di prevenzione restano quelle valide per le principali infezioni respiratorie.
È utile:
- lavare frequentemente le mani;
- coprire bocca e naso quando si tossisce o starnutisce;
- aerare regolarmente gli ambienti chiusi;
- evitare, quando possibile, il contatto ravvicinato con altre persone se si hanno sintomi;
- seguire le indicazioni del proprio medico soprattutto in presenza di fattori di rischio.
L’AIFA indica proprio igiene delle mani, gestione delle secrezioni respiratorie e aerazione degli ambienti tra le misure utili a limitare la diffusione dell’influenza.
Quando rivolgersi al medico
Febbre e malessere non significano automaticamente che sia necessario recarsi al pronto soccorso.
È invece importante chiedere consiglio al medico quando i sintomi sono particolarmente intensi, persistono o peggiorano, soprattutto se la persona appartiene a una categoria fragile o presenta patologie preesistenti.
La comparsa di difficoltà respiratoria, dolore toracico, stato confusionale, forte debolezza o un peggioramento improvviso richiede una valutazione medica tempestiva.
Una stagione ancora tutta da seguire
I dati provenienti dall’Australia sono un elemento di osservazione importante, ma non consentono di prevedere con certezza come sarà la stagione influenzale italiana.
Per ora gli esperti prevedono una circolazione sostenuta di virus respiratori, con influenza, RSV, SARS-CoV-2 e rhinovirus contemporaneamente presenti.
La vera fotografia della stagione arriverà quindi con la sorveglianza epidemiologica e virologica dei prossimi mesi.
L’“influenza australiana” non è un nuovo virus da temere, ma il segnale che la stagione respiratoria sta arrivando. E, come ogni anno, prevenzione e attenzione alle persone più fragili restano le armi più importanti.










