Le botteghe dei maestri presepiali hanno abbassato le serrande fino alle 14 per protestare contro il rischio di nuovi negozi di souvenir a basso costo. Il Comune rassicura: «Qui è ammessa soltanto l’arte presepiale».
Per qualche ora, questa mattina, San Gregorio Armeno ha spento le sue luci.
Le botteghe dei maestri presepiali, quelle che da generazioni hanno trasformato una strada del centro storico di Napoli in uno dei luoghi più riconoscibili della città nel mondo, hanno abbassato le serrande per protesta.
Non contro il Natale.
Non contro i turisti.
Ma contro il rischio che la strada dei presepi possa perdere progressivamente la propria identità.
Lo slogan scelto dagli artigiani è diretto: «Salviamo San Gregorio Armeno».
Le botteghe chiuse fino alle 14
Lo sciopero è andato avanti fino alle 14. Sulle serrande sono comparsi cartelli che spiegavano il motivo della protesta.
«Non vogliamo bloccare il cambiamento. Vogliamo difendere la nostra storia», si leggeva in uno dei messaggi esposti lungo il vicolo dei Decumani.
E ancora:
«Pastori, presepi, artigiani. Questa è San Gregorio Armeno. Salviamo l’identità di Napoli».
Una protesta che ha inevitabilmente sorpreso anche i tanti visitatori arrivati nel cuore del centro storico, trovandosi davanti a molte delle celebri botteghe chiuse.
Il timore degli operatori riguarda in particolare alcune botteghe attualmente sfitte e la possibilità che possano essere trasformate in attività commerciali dedicate alla vendita di souvenir a basso costo, come calamite e altri prodotti non legati alla tradizione artigianale napoletana.
Il rischio è perdere un’identità
La questione va oltre la semplice destinazione commerciale di alcuni locali.
Perché San Gregorio Armeno non è soltanto una strada dove acquistare un pastore.
È una filiera artigianale fatta di laboratori, famiglie, tecniche tramandate, modellazione, pittura, falegnameria e una tradizione che ha reso Napoli riconoscibile nel mondo.
Qui il presepe non è soltanto un prodotto turistico.
È un pezzo di storia della città.
E proprio per questo gli artigiani temono che la progressiva trasformazione del centro storico possa finire per produrre un paradosso: milioni di turisti arrivano per vedere una tradizione e rischiano di trovare, al posto della tradizione, gli stessi souvenir che potrebbero essere venduti in qualunque altra città turistica.
È la differenza tra valorizzare un’identità e trasformarla in una vetrina.
Il Comune: «Massima tutela»
Nel pomeriggio è arrivata la risposta del Comune di Napoli.
L’assessora al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato ha definito San Gregorio Armeno «un patrimonio unico al mondo» e ha assicurato che l’amministrazione sta seguendo la situazione.
Il Comune ricorda inoltre che una delibera già approvata stabilisce che lungo San Gregorio Armeno sia ammessa la sola attività di produzione e vendita di prodotti dell’arte presepiale e dei pastori.
La norma, secondo Palazzo San Giacomo, è vincolante.
Anche l’eventuale apertura di una nuova attività richiede infatti la presentazione di una Scia e, in quella strada, l’oggetto dell’attività deve essere compatibile con le disposizioni previste.
Per questo il Comune esclude, allo stato attuale, che il timore degli artigiani possa tradursi automaticamente nell’apertura di negozi di souvenir estranei alla tradizione presepiale.
La vera domanda: che Napoli vogliamo?
La protesta di oggi, però, pone una questione che va oltre San Gregorio Armeno.
Che cosa vogliamo conservare quando una città diventa una destinazione turistica internazionale?
Perché il problema non è il turismo.
Napoli vive anche della propria capacità di attrarre visitatori, e San Gregorio Armeno è uno dei suoi simboli più forti.
Il problema nasce quando il turismo rischia di consumare proprio ciò che viene a cercare.
Se una bottega artigiana viene sostituita da un negozio di souvenir prodotti altrove, se un laboratorio diventa una vetrina indistinguibile da mille altre, se la tradizione viene ridotta a un’immagine da fotografare e non più a un mestiere da tramandare, allora non si sta semplicemente cambiando un’attività commerciale.
Si sta cambiando la città.
E San Gregorio Armeno è uno dei luoghi in cui questa trasformazione appare più evidente.










