Nel mirino della Corte dei conti le concessioni degli spazi monumentali per riprese televisive, congressi, feste e sfilate di moda tra il 2021 e il 2024. Notificato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale l’invito a dedurre a Candida Carrino
Oltre 613mila euro di presunto danno erariale. È questa la cifra contestata dalla Procura regionale della Corte dei conti della Campania nell’ambito dell’indagine sulle modalità di concessione degli spazi monumentali dell’Archivio di Stato di Napoli.
L’invito a dedurre è stato notificato dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale all’ex direttrice dell’Archivio, Candida Carrino, al termine degli accertamenti condotti sulla gestione degli spazi dell’istituto.
La contestazione riguarda una serie di eventi organizzati tra il 2021 e il 2024, tra cui riprese per fiction televisive, congressi e sfilate di moda. Secondo quanto ricostruito dalla magistratura contabile, numerose concessioni sarebbero avvenute a titolo gratuito, determinando, secondo gli investigatori, un danno per le casse pubbliche.
Nel mirino eventi, sfilate e riprese televisive
L’indagine ha passato al setaccio le modalità con cui gli spazi monumentali dell’Archivio di Stato sono stati messi a disposizione per iniziative molto diverse tra loro.
Tra queste figurano riprese per fiction televisive, congressi, sfilate di moda e altri eventi.
Per alcuni degli episodi esaminati, il danno erariale stimato supererebbe complessivamente i 235mila euro. La cifra rientra nella contestazione complessiva di oltre 613mila euro formulata dalla Procura regionale della Corte dei conti.
Non è dunque soltanto la singola concessione di uno spazio a essere finita sotto la lente degli investigatori, ma un sistema di utilizzo degli ambienti monumentali dell’Archivio nel corso di un quadriennio.
L’inchiesta partita dopo una festa di nozze
L’indagine avrebbe preso avvio dopo un episodio che aveva suscitato l’attenzione della stampa.
A far scattare gli approfondimenti è stata infatti la pubblicazione di un articolo di Repubblica relativo a una festa di nozze organizzata all’interno dell’istituto, con modalità ritenute incompatibili con la natura e la delicatezza dei luoghi.
Dopo la pubblicazione dell’articolo furono disposti sopralluoghi per verificare eventuali conseguenze sull’edificio e sul patrimonio custodito al suo interno.
Gli accertamenti hanno evidenziato che la festa non aveva provocato danni materiali, ma quell’episodio ha aperto una verifica più ampia, portando gli investigatori a esaminare anche altre concessioni effettuate negli anni precedenti.
La contestazione della Corte dei conti
La Procura regionale della Corte dei conti, presieduta da Dammicco, con i sostituti procuratori Capalbo, Vitale e Cangiano, contesta dunque un danno erariale complessivo superiore ai 613mila euro.
L’ipotesi al centro dell’indagine è legata alle irregolarità nella concessione degli spazi monumentali dell’Archivio di Stato e, in particolare, al mancato introito che sarebbe derivato da concessioni effettuate senza il pagamento di quanto dovuto.
Si tratta di un procedimento di natura contabile e, allo stato, di una contestazione nei confronti dell’ex dirigente: l’invito a dedurre rappresenta infatti uno strumento attraverso il quale la Procura della Corte dei conti contesta una possibile responsabilità erariale e consente alla persona interessata di fornire le proprie spiegazioni.
Quarantacinque giorni per spiegare la propria posizione
Candida Carrino avrà ora 45 giorni di tempo per presentare le proprie deduzioni e chiarire la propria posizione agli inquirenti.
Sarà quindi la fase successiva dell’istruttoria a stabilire gli eventuali sviluppi della vicenda e se le contestazioni formulate dalla magistratura contabile troveranno conferma.
L’Archivio di Stato non è soltanto un edificio monumentale. È il luogo nel quale sono conservati documenti che raccontano secoli di storia napoletana e italiana. Un patrimonio che appartiene alla collettività ed è proprio su questo equilibrio — tra valorizzazione degli spazi, apertura alla città e tutela del patrimonio pubblico— che ora dovranno essere valutate le responsabilità eventualmente emerse dall’indagine.









