La Squadra Mobile di Napoli, con la Polizia di Frontiera, ha eseguito a Fiumicino l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Prisco era stato catturato a Barcellona lo scorso maggio dopo quasi un anno di latitanza. Il 28 maggio era arrivata la condanna all’ergastolo con rito abbreviato
Dalla fuga alla cattura, fino all’estradizione in Italia. È terminata con l’arrivo all’aeroporto di Fiumicino la latitanza di Giuseppe Prisco, ritenuto gravemente indiziato dell’omicidio di Salvatore D’Orsi, ucciso a Napoli nel marzo 2016.
L’uomo, che si era sottratto all’esecuzione di un’ordinanza cautelare nel 2025, era stato individuato e arrestato a Barcellona lo scorso maggio dalle autorità spagnole, nell’ambito di un mandato di arresto europeo. Dopo l’estradizione, nella mattinata di ieri gli agenti della Squadra Mobile di Napoli, con il supporto della Polizia di Frontiera, gli hanno notificato a Fiumicino una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
La condanna all’ergastolo
La posizione di Prisco era già arrivata al vaglio del giudice. Lo scorso 28 maggio, infatti, al termine del rito abbreviato, il Gup di Napoli lo ha condannato all’ergastolo per l’omicidio di Salvatore D’Orsi.
La sentenza, non definitiva, ha riconosciuto la matrice camorristica e la premeditazione del delitto. A Prisco vengono contestati l’omicidio volontario e il porto abusivo di arma da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo l’impianto accusatorio, Prisco, 12 marzo 2016, insieme a Michele Minichini, entrò in azione a Ponticelli contro D’Orsi, assassinato con tre colpi di pistola.
L’omicidio nel cuore della faida di Ponticelli
Il delitto di D’Orsi si inserisce, secondo gli investigatori, in una fase particolarmente cruenta della storia criminale di Napoli Est.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda di Napoli, hanno ricostruito una contrapposizione tra gruppi camorristici rivali e hanno individuato collegamenti con altri omicidi commessi nello stesso periodo nell’area orientale della città.
In particolare, l’inchiesta ha riguardato anche gli omicidi di Mario Volpicelli e Giovanni Sarno. Secondo la ricostruzione investigativa, i delitti sarebbero riconducibili a un contesto di scontro tra il gruppo Schisa-Minichini, attivo nell’area orientale di Napoli e alleato con il clan Rinaldi-Reale, e gli ex alleati del clan Sarno, dopo la scelta di alcuni esponenti di quest’ultimo gruppo di collaborare con la giustizia.
Una sequenza di omicidi che, a distanza di dieci anni, continua dunque a produrre conseguenze giudiziarie.
La fuga e la cattura in Spagna
Prisco era sfuggito alla cattura nel giugno 2025, quando nei suoi confronti era stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare.
Da quel momento aveva fatto perdere le proprie tracce. Le indagini della Squadra Mobile di Napoli hanno consentito di localizzarlo in Spagna, dove secondo gli investigatori si era rifugiato utilizzando documenti di identità falsificati.
A maggio 2026 la polizia spagnola lo ha arrestato a Barcellona sulla base del mandato di arresto europeo emesso dal gip di Napoli su richiesta della Dda. Poche ore dopo, inoltre, era arrivata la condanna all’ergastolo pronunciata dal Gup napoletano.
Ora, con l’estradizione e l’arresto eseguito a Fiumicino, Prisco è rientrato in Italia.
Dieci anni dopo, il caso D’Orsi continua
L’omicidio di Salvatore D’Orsi risale al 12 marzo 2016. Sono trascorsi più di dieci anni da quell’agguato, ma la vicenda giudiziaria è ancora al centro di un articolato lavoro investigativo.
L’arresto di Prisco si inserisce infatti in un’inchiesta più ampia che ha coinvolto sette indagati e che, anche attraverso le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha cercato di ricostruire la sequenza di omicidi maturati nella criminalità organizzata di Napoli Est.
Quella di D’Orsi non è soltanto la storia di un omicidio rimasto per anni senza una risposta giudiziaria definitiva. È uno dei tasselli di una stagione di sangue che ha attraversato Ponticelli e San Giovanni a Teduccio, lasciando dietro di sé vittime, famiglie e territori segnati dalla violenza dei clan.
Per Giuseppe Prisco, la condanna all’ergastolo è arrivata in primo grado e dovrà affrontare i successivi passaggi giudiziari. Ma intanto la fuga è finita.
Da Barcellona a Fiumicino, dopo oltre un anno di latitanza, il cerchio si è chiuso. La giustizia ora proseguirà il suo corso.










