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Napoli, avvicendamento al Comando Interregionale “Ogaden”: il generale Castello prende il posto di Masciulli

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Settembre, 2026
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Napoli, avvicendamento al Comando Interregionale “Ogaden”: il generale Castello prende il posto di Masciulli
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La cerimonia nella caserma “della Vittoria”, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma Salvatore Luongo. Masciulli lascia Napoli per assumere la guida della Direzione Investigativa Antimafia

Cambio al vertice del Comando Interregionale Carabinieri “Ogaden” di Napoli. Nella caserma “della Vittoria”, alla presenza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, il Generale di Corpo d’Armata Nicola Massimo Masciulli ha ceduto il comando al Generale di Corpo d’Armata Rosario Castello.

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Una cerimonia alla quale hanno preso parte autorità civili, militari e religiose, insieme a una rappresentanza dei Carabinieri dei reparti dipendenti.

Per Masciulli si chiude così l’esperienza alla guida di un Comando che coordina l’attività dell’Arma in Campania, Puglia, Abruzzo, Molise e Basilicata. Un incarico che ora lascia per assumere a Roma la direzione della Direzione Investigativa Antimafia, dove porterà l’esperienza maturata a contatto con territori caratterizzati da fenomeni criminali differenti e in continua evoluzione.

Rosario Castello alla guida dell’“Ogaden”

A raccogliere il testimone è il Generale Rosario Castello, ufficiale originario di Noto, con una lunga esperienza maturata in diverse aree del Paese e in incarichi operativi, territoriali e di staff.

Nel corso della sua carriera ha prestato servizio dal Piemonte alla Calabria, dal Molise alla Puglia, dalla Basilicata alla Sicilia, ricoprendo anche diversi incarichi a Roma.

Ha inoltre guidato la Legione Carabinieri “Basilicata”, dal 2018 al 2020, e la Legione Carabinieri “Sicilia”, confrontandosi con contesti territoriali e fenomeni criminali profondamente diversi.

Un bagaglio professionale che ora confluisce nella guida dell’“Ogaden”, uno dei comandi territoriali più importanti dell’Arma, esteso su cinque regioni e su realtà sociali, economiche e criminali molto differenti.

Una complessità nella quale le Stazioni Carabinieri continuano a rappresentare il presidio più vicino ai cittadini, il punto di contatto quotidiano tra l’Arma e le comunità.

Luongo: «Dietro ogni uniforme c’è una persona»

Nel corso della cerimonia, il Comandante Generale Salvatore Luongo ha rivolto il ringraziamento dell’Arma al Generale Masciulli per il servizio svolto, accompagnandolo con gli auguri per il nuovo e delicato incarico alla DIA.

A Castello, invece, gli auspici di buon lavoro alla guida dell’“Ogaden”.

Nel suo intervento, Luongo ha richiamato una concezione del comando fondata innanzitutto sul rispetto della persona: fermezza senza distanza, autorevolezza senza autoritarismo, capacità di decidere ma anche di ascoltare.

Guidare donne e uomini dell’Arma, è stato il senso del suo intervento, significa ricordare che dietro ogni uniforme c’è una persona. E che la responsabilità di chi comanda non si esaurisce nelle decisioni assunte, ma passa anche dalla capacità di sostenere, orientare e valorizzare chi ogni giorno quelle decisioni è chiamato a trasformarle in servizio.

Un messaggio che assume un significato particolare in un comando chiamato a operare su un territorio tanto vasto e complesso.

Il ricordo dell’Appuntato Scelto Antonino Roberto Centoze

Durante la cerimonia, il Comandante Generale ha incontrato anche Olimpia Florio, vedova dell’Appuntato Scelto Qualifica Speciale Antonino Roberto Centoze, deceduto il 27 luglio 2026, insieme ai loro tre figli.

Un momento di vicinanza alla famiglia del militare e, attraverso di essa, a tutte quelle famiglie che continuano a custodire il legame con l’Arma anche dopo la fine del servizio.

Un passaggio particolarmente significativo in una giornata dedicata al cambio di comando, ma nella quale il valore umano dell’istituzione è rimasto centrale.

La sfida del nuovo comandante

Il Generale Castello ha indicato la strada lungo la quale intende proseguire: presenza costante tra i cittadini, controllo del territorio, contrasto alla criminalità comune e organizzata e capacità di leggere rapidamente l’evoluzione dei fenomeni criminali.

Una sfida che dovrà necessariamente tenere insieme le peculiarità delle cinque regioni affidate all’“Ogaden” e una visione sempre più integrata dell’attività dell’Arma.

L’obiettivo è coniugare la conoscenza capillare dei territori con le moderne capacità investigative e tecnologiche, rafforzando al tempo stesso il raccordo tra le diverse componenti dell’Arma.

Perché la criminalità cambia, utilizza nuovi strumenti, attraversa confini territoriali e si adatta rapidamente. E anche chi la combatte deve essere in grado di evolvere con la stessa velocità.

Masciulli: modernità senza perdere l’identità

Nel momento della cessione del comando, il Generale Masciulli ha auspicato che il percorso intrapreso possa proseguire nel segno della modernizzazione dell’Arma, senza però smarrirne l’identità.

Al centro, ancora una volta, le Stazioni Carabinieri, espressione concreta della vocazione alla prossimità e del rapporto quotidiano con le comunità.

È proprio questo il filo che unisce il passaggio di consegne: da una parte l’esperienza maturata da Masciulli, ora chiamato a una nuova responsabilità nazionale nella lotta alla criminalità organizzata; dall’altra quella di Castello, chiamato a raccogliere il testimone e a guidare un comando che ha sotto la propria responsabilità cinque regioni e milioni di cittadini.

A cambiare è il comandante. La missione resta la stessa: essere presenti, conoscere il territorio, proteggere le comunità e contrastare la criminalità prima ancora che possa trasformarsi in una minaccia.

Tags: Generale Rosario Castello Comando Ogaden
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Una lite tra adolescenti, nata secondo le prime ricostruzioni da una contesa sentimentale, si è trasformata in una brutale aggressione nel cuore del Vomero. Per il pestaggio del padre intervenuto in difesa delle figlie, avvenuto nella notte tra sabato 10 e domenica 11 ottobre in zona piazza Vanvitelli, sono stati identificati una decina di giovani, quasi tutti minorenni. Nel gruppo ci sarebbero anche i figli di due poliziotti. Le responsabilità individuali sono ancora al vaglio degli investigatori.  L’inchiesta è coordinata dalle Procure ordinaria e per i minorenni di Napoli. I carabinieri stanno ricostruendo le diverse fasi della vicenda e il ruolo di ciascun partecipante, anche attraverso i filmati dell’aggressione circolati in rete. La lite tra ragazze e l’intervento del padre Secondo la ricostruzione investigativa, tutto sarebbe cominciato con un diverbio tra giovanissime, legato a una presunta rivalità sentimentale. La discussione sarebbe degenerata in un’aggressione ai danni delle figlie dell’uomo e di una loro cugina. Una delle ragazze sarebbe stata colpita da un giovane arrivato in scooter. Avvertito di quanto accaduto, il padre è intervenuto per affrontare il ragazzo. Da lì la situazione sarebbe precipitata: il giovane avrebbe chiamato in aiuto alcuni amici e l’uomo sarebbe stato circondato e picchiato ripetutamente, anche quando era già a terra. Il pestaggio ha avuto conseguenze gravissime. Durante l’aggressione, un mezzo per la raccolta dei rifiuti ha investito l’uomo, schiacciandogli una gamba. Trasportato all’ospedale Cardarelli, è stato sottoposto a cure e a un intervento chirurgico. Il rischio di amputazione, temuto nelle prime ore, è stato scongiurato. Anche una delle figlie ha avuto bisogno di assistenza medica.  Una decina di giovani identificati, quasi tutti minorenni I primi accertamenti hanno portato all’identificazione di otto ragazzi, sei maschi e due femmine. Gli sviluppi più recenti parlano complessivamente di una decina di giovani individuati. Tra loro ci sarebbero anche due figli di appartenenti alle forze dell’ordine. A preoccupare è anche quanto sarebbe accaduto dopo l’aggressione. La famiglia avrebbe ricevuto minacce e insulti sui social, con le figlie dell’uomo nuovamente esposte a intimidazioni. La vittima ha riferito di essere particolarmente preoccupata per la loro sicurezza.  Piazza Vanvitelli, arriva il presidio interforze Dopo il pestaggio, il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha disposto l’istituzione immediata di un posto fisso interforze in piazza Vanvitelli. Il dispositivo prevede la presenza a rotazione di equipaggi delle forze dell’ordine, della polizia locale e della polizia metropolitana. La misura si aggiunge ai controlli rafforzati già previsti per alcune aree del Vomero, con pattugliamenti e vigilanza nelle ore considerate più delicate, in particolare durante le serate del fine settimana. L’obiettivo dichiarato è prevenire nuovi episodi di violenza e garantire maggiore sicurezza a residenti, commercianti e frequentatori della zona.  Per sabato 17 ottobre è stata inoltre annunciata una mobilitazione pacifica promossa da famiglie del quartiere, con l’obiettivo di esprimere solidarietà all’uomo aggredito e alle sue figlie e chiedere una presenza più costante delle istituzioni.  Una violenza che non può essere liquidata come una bravata La vicenda di piazza Vanvitelli impone una riflessione che va oltre la dinamica della lite e l’identificazione dei singoli partecipanti. Se una discussione tra adolescenti può trasformarsi in un pestaggio di gruppo, se un uomo finisce in ospedale con lesioni gravissime e se la sua famiglia teme nuove ritorsioni dopo aver denunciato, il problema non può essere archiviato come una semplice lite tra ragazzi. La risposta deve passare dall’accertamento delle responsabilità, dalla tutela della vittima e dei familiari e da interventi capaci di prevenire nuove aggressioni. 

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