Napoli, il dibattimento per l’omicidio di Ciro Rapuano rinviato al 5 novembre. La donna è accusata di averlo ucciso con 189 coltellate. Una delle figlie era in casa la notte del delitto
Non saranno soltanto le accuse e la ricostruzione degli inquirenti a entrare nell’aula della Corte d’Assise di Napoli, in quel processo ci saranno anche le figlie.
Sono loro, le due figlie di Lucia Salemme, la donna accusata dell’omicidio del marito Ciro Rapuano, ad essersi costituite parti civili nel procedimento che si è aperto oggi davanti alla Terza Corte d’Assise di Napoli. Una delle due era presente in casa nella notte in cui il padre venne ucciso.
Il dibattimento, però, non è entrato nel vivo. Dopo la costituzione delle parti civili, l’udienza è stata rinviata al 5 novembre, quando sono previste le prime deposizioni dei testimoni. A determinare lo slittamento è stata l’assenza del presidente della Corte.
L’omicidio nella notte del 4 settembre 2025
La vicenda risale alla notte del 4 settembre 2025, nell’abitazione della coppia nel quartiere Forcella, a Napoli.
Secondo l’accusa, Lucia Salemme avrebbe colpito il marito mentre si trovava nel letto, utilizzando due coltelli. L’autopsia ha accertato 189 ferite, anche se la consulenza medico-legale ha evidenziato che le coltellate più importanti sarebbero state circa una ventina, mentre altre sono state classificate come tagli. Una quindicina di fendenti sarebbero stati inferti quando l’uomo era già morto.
La donna è accusata di omicidio volontario aggravato, con contestazioni che comprendono anche la premeditazione e la crudeltà, ma dietro quella notte di sangue c’è una storia familiare molto più complessa.
La telecamera e l’aggressione precedente
Uno degli elementi centrali dell’inchiesta è rappresentato dalle immagini registrate da una telecamera installata all’interno dell’abitazione.
Secondo quanto ricostruito dalla Squadra Mobile e dalla Procura di Napoli, nelle prime ore del 4 settembre la telecamera avrebbe ripreso un’aggressione nella quale Rapuano avrebbe tentato di strangolare la moglie, pronunciando anche una frase particolarmente inquietante: «Vuoi vedere come si muore subito?».
Poco dopo, alle 2.18, la telecamera viene disattivata. Le immagini tornano disponibili soltanto alle 4.35, quando la Polizia è già nell’abitazione, dopo la telefonata della stessa Lucia Salemme al 113.
«Venite che mio marito mi ha aggredito e io ho aggredito lui», avrebbe detto la donna agli operatori.
Salemme aveva dunque sostenuto di aver reagito alle violenze del marito. La ricostruzione difensiva e quella dell’accusa dovranno ora confrontarsi nel processo: gli inquirenti, infatti, hanno ritenuto insussistente la legittima difesa.
Le figlie davanti alla Corte
È proprio la presenza delle figlie a rendere ancora più drammatica una vicenda che ha già al suo interno due versioni contrapposte.
Da una parte c’è la madre, imputata per l’omicidio del marito. Dall’altra ci sono le figlie, che hanno scelto di entrare nel processo come parti civili.
Una di loro, inoltre, quella notte era nell’abitazione e fu coinvolta direttamente negli eventi successivi all’aggressione.
La loro costituzione rappresenta un elemento processuale, ma racconta anche la frattura familiare prodotta da quella notte: un padre morto, una madre imputata e due figlie chiamate a cercare giustizia dentro la stessa famiglia.
Una storia di violenza e paura
Le indagini avevano fatto emergere un rapporto coniugale segnato, secondo quanto riferito dagli investigatori, da anni di tensioni e maltrattamenti.
Poche ore prima dell’omicidio, Rapuano avrebbe rivolto nuove minacce di morte alla moglie e alle persone conviventi. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito come l’uomo fosse descritto da diversi familiari come aggressivo e violento.
La Procura contesta tuttavia alla donna di avere agito volontariamente e con premeditazione. Sarà il processo a stabilire, attraverso prove, testimonianze e consulenze, cosa accadde realmente nelle ore comprese tra l’aggressione ripresa dalla telecamera e l’omicidio.
Il processo entrerà nel vivo a novembre
Oggi, dunque, nessuna deposizione. Nessuna testimonianza. Il dibattimento è stato rinviato al 5 novembre alle 10, quando la Corte dovrebbe iniziare ad ascoltare i testimoni.
Sarà allora che la vicenda entrerà nella sua fase processuale più delicata.










